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Itinerari - Valle del Turano


Itinerario n°1
 
"Attorno al Lago"
- Ponte di Castel di Tora (350 m)
- Macchiaroli (543 m)
- i Cerri (540 m)
- Ponte di Paganico (530 m)
- Le Rocchette (560 m)

Dislivello: saliscendi di 30-40 metri
Tempo di percorrenza: ore 2,30- 3
Lunghezza del percorso: 8,5- 9 Km
Difficoltà: T
Periodo consigliato: tutto l'anno
Utilizzo: a piedi, in bicicletta e a cavallo
Note del tracciato: una volta giunti in località Le Rocchette l'escursionista può continuare il sentiero alla volta di Pietraforte o attraversare il lago al Ponte di Paganico e ritornare per la statale Nuovamente a Castel di Tora
.

Lo sviluppo del tracciato non presenta particolari pendenze e di conseguenza si presta molto bene alla fruizione dell'escursionista medio, desideroso di camminare per qualche ora lungo le sponde del lago, godendo del panorama stupendo che offre il bacino artificiale contornato ai lati dal monte Faìto e dal monte Navegna sul versante opposto. Partendo dal Ponte di Castel di Tora, si incontra subito la chiesetta di S. Rocco. Sul lato sinistro della chiesetta c'è il bivio con la carrareccia che da Crenuccio, attraverso Casale S. Martino, Macchia Spina e Luca Pasquale, giunge a ridosso del monte Faìto ed infine, passando per Ara d'Ambrosi, giunge a Pozzaglia. Proseguendo invece sempre sulla sponda del lago ci si imbatte nella zona di Macchiaroli, area prativa di interesse ricreazionale e panoramico.

Verso la vetta del Monte Navegna (1120m)
Verso la vetta del Monte Navegna (1120m)

Continuando il tracciato si incontra il Ponte di Ascrea, e circa 400 metri dopo sulla destra si arriva al bivio di partenza per il sentiero Bulgaretta Monte Faìto. Si giunge quindi al Ponte di Paganico: qui l'escursionista ha la possibilità di scegliere se oltrepassare il ponte e risalire a Paganico, attraversando la Turanense, oppure continuare sul versante sinistro del lago raggiungendo Le Rocchette ed il bivio con la carraccia che conduce a Pietraforte. Poco più in là di Le Rocchette termina l'augusto braccio di lago e si raggiunge così la sponda destra, incontrando nuovamente poche centinaia di metri più avanti il Ponte di Paganico. Quest'itinerario offre la possibilità all'escursionista di conoscere territori di diretta pertinenza ed amministrazione di Ascrea, Casel di Tora, Paganico e Pozzaglia (Pietraforte).


Itinerario n°2
 
"Il monte Navegna"
- Ascrea (680m)
- Costa di Ascrea (770m)
- Casali de Le Forche (1120m)
- Cima del Monte Navegna (1508m)
- Costa delle Cipolle (1300m)
- Fonticelli (800m)
- Casali Ordella (580m)
- Castel di Tora (380m)

Dislivello: 830 m
Tempo di percorrenza: ore 5-5,30
Lunghezza del percorso: 9,5 km
Difficoltà: E
Periodo consigliato: tutto l'anno
Utilizzo: escursionisti, anche neofiti, ciclisti e cavalieri di discreta esperienza

Considerato uno dei classici itinerari escursionistici, la salita al Navegna permette di gustare il panorama del sottostante Lago e di tutti i paesini abbarbicati sulle colline antistanti il monte Faìto. L'ambiente di origine carsica si presenta molto brullo e spoglio di vegetazione, arricchito solo dalla presenza nella parte basale dal ginestreto consociato con quercia ed acero. Sulla cima troviamo solo la presenza di prato magro, arido e ricco di scheletro, dove hanno trovato rifugio sporadici gruppi di cardi. Forse proprio per l'essenzialità dell'ambiente circostante e per i grandi prati che sovrastano la sua cima, il Navegna ancor oggi riscuote l'interesse di molti escursionisti. Superata la piazzetta di Ascrea con parcheggio e fontana, sottostante la sede del Comune, in corrispondenza dell'ultimo tornante che la strada provinciale compie per entrare nella piazza provinciale compie per entrare nella piazza del Municipio, si imbocca, sul margine sinistro della rotabile, il sentiero gradinato in corrispondenza della massicciata stradale.

Cima del Navegna
Cima del Navegna

Di qui ci si inerpica su di un breve tratto sconnesso di pietre e ghiaia, raggiungendo dopo alcune centinaia di metri un viottolo a fondo naturale che segue in piano lungo la Costa di Ascrea il profilo del Lago, in direzione Caste di Tora. Qui le ginestre hanno invaso parte del sentiero rendendolo in alcuni punti leggermente difficoltoso. Si entra poi nel bosco di quercia incontrando dopo circa mezz'ora i segnali di confine del Parco Nazionale del gruppo NavegnaCervia; qui si devia a destra, lasciando il panorama del Lago e, aggirando il versante del colle Castiglione, ci si imbatte in una bella piazzola naturale che domina l'intero bacino lacustre. Poco pił sopra si incontra un bivio con una mulattiera che scende verso Castel di Tora, costeggiando la base del monte Mogaro. Si mantiene la destra e si continua risalendo la vallecola che separa il suddetto rilievo dal monte Filone. Qui il sentiero attraversa macchie di ginestre e boschetti di quercia, mantenendo sempre il versante destro della piccola valle. Quasi alla sommità del crinale si attraversa il fondo della valletta per passare sul versante sinistro che si risale sino ad un gruppetto di malghe, chiamate Casali de Le Forche. Qui troviamo un bellissimo prato che costeggia una serie di stalle con fontanile; ottimo punto sosta in posizione strategica, in prossimità del trivio per Varco Sabino, per il Navegna e per Ascrea. Si continua sulla sinistra, seguendo i recenti segnavia del Club Alpino Italiano, che riportavano la sigla V3. Si sale zigzagando il costone destro del Navegna e si raggiunge la vetta dopo circa tre quarti d'ora. Per il ritorno si ridiscende in circa un quarto d'ora dal medesimo itinerario d'andata o sul costone (più impervio) che domina Le Forche, per poi aggirare verso destra, rispetto al Lago, lo spartiacque sulla sommità della Costa delle Cipolle; di lì si discende lungo tutta una serie di prati sino alla località Fonticelli e ai Casali Ordella, per giungere dopo poche decine di minuti al cimitero di Castel di Tora.


Itinerario n°3
 
"Il Vallone dell'Obito"
- Ascrea (680m)
- Paganico (710m)
- Occalubbero (1030m)
- Pozzo della Calcara (1050m)
- Collegiove (1100m)
 
Dislivello: Salita di 400 m; ritorno Carrozzabile semi pianeggiante, con leggere discese
Tempo di percorrenza: ore 2,30- 3
Lunghezza del percorso: 4,5 Km
Difficoltà: E; si deve prestare una certa attenzione ai passaggi del sentiero in prossimità della forra iniziale del torrente
Periodo consigliato: in qualsiasi periodo dell'anno evitando quand'è possibile i giorni di forte innevamento
Utilizzo: ciclisti esperti ed Escursionisti a piedi
Note del tracciato: questo itinerario si può chiudere ad anello prendendo per il ritorno la carrozzabile a fondo brecciato che riconduce ad Ascrea; se vogliamo continuare la nostra escursione possiamo andare verso i vicini paesi di Collalto o di Ricetto.

L'itinerario si sviluppa inizialmente all'interno di un suggestivo vallone che separa i Comuni di Ascrea e Paganico, entrambi abbarbicati sulla roccia, a picco sull'alveo del torrente Obito. La storia vuole questo fiume come protagonista di battaglie storiche, sulle cui rive cercò rifugio lo stesso Corradino di Svevia nella speranza di beffare in fuga i propri nemici, risalendolo completamente per far perdere le proprie tracce. Purtroppo l'inganno, riportato anche nelle pagine dantesche, non gli riuscì e venne assalito e ucciso presso i territori dell'onomatopeico paesino di Tagliacozzo. Il paesaggio particolarmente suggestivo della forra che il torrente ha creato va lentamente cambiando assumendo i toni più morbidi del bosco di acero e di faggio. Nella porzione terminale si distendono a tutto il territorio secolari popolamenti di castagno, molto curati, che offrono all'escursionista la possibilità di poter riposare all'ombra delle fitte chiome, lontano dalla calura estiva.
Questo territorio è in parte tutelato dai confini della riserva naturale dei monti Navegna-Cervia; vi è anche la possibilità di incontrare, cammin facendo, specie botaniche ed animali di difficile avvicinamento ed osservazione. Da Ascrea per scendere al vallone si entra nella piazzetta sottostante quella municipale e sempre in direzione di Paganico si imbocca, in prossimità della Trattoria "Ascrea", una stretta mulattiera che attraversa una serie di casupole trasformate con il passar degli anni in porcilaie e pollai. In breve si termina sul fondo del vajo, raggiungendo il versante di Paganico attraverso un piccolo ponte in pietra.

Nel bosco dell'Obito
Nel bosco dell'Obito

Da Paganico per scendere nel vallone si imbocca il viottolo in calcestruzzo che da dietro il Municipio risale completamente il paese, oltrepassando a sinistra una serie di casupole di tufo in ricostruzione, finché non si raggiunge il ciglio del vajo. Di qui la strada inizia a scendere trasformandosi in uno stretto sentiero a fondo naturale che si sviluppa in leggera discesa che si sviluppa in leggera discesa a mezzacosta. Giunti sul fondo del vajo troviamo un piccolo ponte che permette di oltrepassare il torrente portandoci sul lato sinistro del vallone (Ascrea); passando poi alcune centinaia di metri, dopo un altro piccolo ponte in pietra, ci si riporta sul versante destro della montagna (Paganico), risalendo un'ampia spaccatura della roccia ed alcuni ghiaioni. Qui inizia una fitta boscaglia di quercia e di faggio, dove il sentiero si mantiene sempre con brevi e ripide salite parallelo alla strada di recente ampliamento, in fondo mac-adam, che segna il versante opposto e che da Ascrea conduce a Collegiove e ai territori del monte Cervia. Sopra il bosco continuano formazioni di faggio ed acero, commiste nelle porzioni più ghiaiose a ginestreti che in alcuni punti tendono ad invadere il sentiero. Passati circa 45 minuti di cammino, la vallata si apre e in un fitto insediamento di cedui di faggio si inizia un saliscendi all'interno del bosco, con un fondo particolarmente morboso e ricco d'acqua. Dopo circa un'ora di cammino si incontrano alcune radure, potenziali aree di sosta all'ombra di castagni secolari. Poche centinaia di metri dopo si incontra un guado del torrente e ci si può così ricongiungere con la strada carrozzabile che attraversa il versante opposto in direzione Collegiove. Se in prossimità delle aree-sosta sopraccennate si mantiene il sentiero che segna il versante destro del vajo, da qui in poi si vanno ad incontrare alcuni sentieri minori, spesso scorciatoie, utilizzati dai contadini per la manutenzione dei castagneti e per la raccolta della legna. Si mantiene sempre la strada maestra, finchè senza problemi si giunge nel territorio di Collegiove. Attraverso il sentiero ben segnato si giunge infine al paesino di Collegiove, minuscolo Comune ai piedi del monte Cervia.


Itinerario n°4

"La Bulgaretta"
- Ponte di Ascrea (358 m)
- Costa Piattoni (700 m)
- Chiesa di S.Pietro (900 m)
- Il Faggeto (1010 m)
- Monte Faìto (1225 m)
- Pezza della Donna (1050 m)
- Montorio Sabino (913 m)
 
Dislivello: 685 m; 310 m
Tempo di percorrenza: ore 4,5-5
Lunghezza del percorso: 7,5 km per
Pozzaglia- 9 Km per Montorio
Difficoltà: E
Percorso consigliato: tutto l'anno, se l'innevamento in quota non crea difficoltà di progressione
Utilizzo: escursionisti a piedi, in Bicicletta e a cavallo. Attenzione per queste ultime due categorie alla fitta vegetazione del bosco iniziale e al faggeto del monte iniziale e al faggeto del monte Faìto, che possono obbligare a scendere di sella
Note del tracciato: se dal mone Faìto si prosegue alla destra orografica verso Ara d'Ambrosi si arriva rapidamente al paese di Pozzaglia. Da Montorio, poi si può arrivare a Pietraforte e di qui giungere al lago per ricollegarsi, in località Le Rocchette, al primo itinerario, che permette di chiudere così ad anello questo tracciato.

La Bulgaretta rappresentava un tempo un'importante via di comunicazione e di scambio commerciale tra le zone del Lago e i territori di Pozzaglia, Montorio Sabino e Pietraforte. Per gli stessi abitanti di Ascrea questo sentiero significava una veloce via d'accesso a campi, orti e pascoli, che giornalmente venivano curati e coltivati. Prova ne sono i resti di alcune lavorazioni a terrazza che si possono ancora scorgere sul pianoro sommatale, oggi prato-pascolo abbandonato ai rovi. Non ultimo anche l'interesse di tipo storico-economico che vedeva questo sentiero investitoo di un'importanza nevralgica nello scambio delle merci e nella transumanza con i vicini e pianeggianti territori di Orvinio e di Roma.
I resti di grossi muri di contenimento nel tratto iniziale del tracciato e le tracce ai piedi del monte Faìto, nei pressi della Grotta di S. Michele, di un'arteria romana, stanno appunto ad indicare quale peso avesse questo sentiero per l'economia del Turano. L'accesso alla Bulgaretta è in prossimità dell'Hotel Miralago, dove troviamo l'imbocco di una carrozzabile a fondo naturale che porta al Ponte di Ascrea, oltrepassato il quale si gira a sinistra percorrendo circa 600-700 metri, sino ad arrivare alla piccola fonte chiamata dai locali "Reusci". Qui si incontra una piccola piazzola sulla destra, che può ben fungere da parcheggio, e ci si inoltra con alle spalle il bacino artificiale lungo un viottolo a fondo naturale che sale rapidamente verso Costa Piattoni.


Pascoli pensili sulla Bulgaretta

Dopo una ventina di minuti di marcia si incontra una serie di casolari, ancor oggi utilizzati per il ricovero degli attrezzi e del bestiame; si notano anche i resti di un'antica recinzione interpoderale a pietra a vista che salgono sin circa all'altezza dei roccioni che spuntano in prossimità della cima del monte Nero. Il sentiero lascia sulla sinistra le rocce e si incunea in un'angusta vallata che separa il monte Nero dal Colle Ludo. Alcune decine di minuti di marcia e ci si porta su di un'ampio pianoro, ottimo punto sosta paronamico (si domina tutta l'imboccatura del Fosso dell'Obito). La strada prosegue, inoltrandosi sul pianoro e attraversando a sinistra il piccolo scivolo d'acqua, della fonte Santone, imbrigliata poco pił sopra in un acquedotto in muratura recitato. Appena superato il guado si incontra un malga ben ristrutturata, in prossimità della quale il sentiero devia completamente a sinistra verso il monte Faìto. Il sentiero prende quota in uno scenario d'alpeggio, con ai piedi di un bosco ben curato di quercia, faggio e castagno. Pochi minuti di marcia sul prato e gią in corrispondenza del crinale si intravedono le sagome di due edifici molto vecchi: si tratta della chiesetta di S. Pietro (900 m) e di una stalla semidiroccata, tuttora utilizzata come ricovero per il bestiame; ricoveri di fortuna raggiungibili dopo circa 2-2,5 ore di marcia dal Ponte di Ascrea. Passato S. Pietro si continua a salire, sbucando in un bellissimo pianoro a pascolo che fa da confine alle quattro giurisdizione territoriali di Tora, Pozzaglia, Montorio ed Ascrea. Arrivati alla parte terminale del pianoro,circondato a destra dal Faggeto del monte Faìto e a sinistra dal rilievo de La Uriana, si incontrano i resti di un'antica strada in pietra che serviva un tempo per la trasumanza dal Turano sino ad Orvinio e quindi a Roma. Qui vi è un bivio: se si continua a seguire i resti dell'antica carrareggia si sbuca alla leggendaria Grotta di S. Michele e da lì, attraverso una carrozzabile a fondo naturale si arriva in quel di Montorio Sabino. Al contrario, per arrivare a Pozzaglia si deve salire sulla destra verso il Faggeto. Penetrati nel bosco di faggio sottostante la cima del Faìto, il sentiero si amplia rendendo più facile la marcia sino ad incontrare sul crinale del monte una recinzione in filo spinato che divide lo spartiacque settentrionale del rilievo. Qui si è giunti ai Valloni e, non oltrepassando il confine della recinzione, si penetra attraverso un sentiero ben evidente nella vegetazione sino alla cima. Il bosco si dirada improvvisamente, lasciando posto ad un tratto di brullo pascolo, delimitato ad Ovest da un impianto artificiale di pino nero, soprannominato dai locali con il nomignolo topografico di La Pineta. Si scende dolcemente il pascolo, sempre costeggiando i confini de La Pineta, e si giunge attraverso una serie di vallecole al paesino di Montorio Sabino.


ZONA MONTANA DEL LAGO

Itinerario n°5

"La transumanza di Stipes"
- Stipes (880 m)
- Posticciola (500 m)

Dislivello: 380 m
Tempo di percorrenza: ore 1,30-2
Lunghezza del percorso: 3 km
Difficoltà: E. Le briglie della diga sovrastante sono quasi sempre chiuse; tenere però ben presente l'eventualità di allagamento nel tratto sotto la rocca di Posticciola
Periodo consigliato: Estate e Autunno
Note del tracciato: da Posticciola si si può continuare l'escursione percorrendo il sentiero che, valicando il colle Aramucce, porta ai comuni collinari di Monteleone, Torricella e Poggio Moiano.

Si tratta di una breve porzione dell'itinerario che i pastori ed i montanari compivano da Stipes o da Varco Sabino-Vallecupola per portare merce di scambio e animali dai territori orientali verso l'Alta Sabina. Il tracciato si sviluppa lungo un vallone che va sempre pił progressivamente restringendosi, sinché non ci si porta in fondovalle in prossimità del letto del fiume Turano, dove si incontra improvvisamente una serie di candide pareti di calcare che sorreggono il paesino di Posticciola. In questa zona il torrente scorre sotto un antico ponte romano, in uno scenario di cascatelle e giochi d'acqua molto suggestivi che dominano quel che resta dell'antica valle ora trasformata in bacino artificiale. Dalla piazza principale di Stipes si scende verso la diga.
Alla prima curva della strada provinciale si incontra sulla destra, in prossimità di un gruppo di case, una stradina asfaltata che scende repentivamente fino al bivio con la vecchia mulattiera, segnalata all'escursionista dalla presenza sui cigli di antichi muretti a secco interpoderali.

Le rovine del Castello Antuni
Le rovine del Castello Antuni

Si percorrono circa alcune centinaia di metri, tenendo alle spalle il paese e penetrando in una serie di appezzamenti che sono lavorati a vigneto. Circa 100 metri a valle si nota una carrareccia a fondo brecciato che segna il versante della collina su cui domina il paese. Arrivati alla strada bianca, si continua a destra giungendo ad un bivio in cui si tiene la sinistra. La carrareccia comincia repentinamente a salire finché non si incontra sulla destra un piccolo acquedotto in muratura. Di fronte si notano ancora le tracce di un vecchio sentiero che scendeva nella vallata che separa Colle Montecucco dalla frazione Posticciola. Visto che, il tracciato si snoda su terreno privato, è importante sottilineare che la zona in cui si penetra è protetta da un vincolo forestale (campeggio, fuochi, ecc), e dichiarata fondo chiuso per la ricerca del tartufo. Si scende ancora per un sentierino in mezzo ad un ceduo di quercia e acero che conduce ad un vecchio ponticello in pietra in prossimità di un trivio; si sceglierà la strada di mezzo che va ad incrociare cammin facendo tutta una serie di resti del vecchio selciato in pietra a secco. Sulla sinistra si nota la parte terminale del versante a prato che separa il sentiero da Colle Montecucco. La mulattiera sempre in discesa entra in un bosco e si fa gradualmente più prudente, con alcuni punti resi scivolosi dall'abbondante pesenza di lettiera e dai molti massi del fondo resi poco stabili dall'erosione delle acque superficiali. Dopo circa cinque minuti di discesa si incontra un piccolo ghiaione, in prossimità di una parete di roccia che si nota anche dalla frazione di Posticciola e che viene chiamata dai locali "Roccucciola". Sotto questo anfratto si possono notare ancora, quasi intatti, i forni per il pane che utilizzavano i briganti per sopravvivere, nascondendosi dalla forza dell'ordine. Più sotto si passa a fianco ad una griglia d'acqua, costeggiando sempre a sinistra il rivo d'acqua proveniente da Stipes, che scorre nel vajo. Si esce, infine, dal bosco con l'apparizione quasi magica della rocca che sostiene il paesino di Posticciola. In fondo valle il sentiero ruota in senso orario attorno alla rocca di Posticciola e si porta ad un guado con cascatelle del rivo fino ad ora costeggiato sulla destra che scorre sul fondo del vajo. Superato il torrente, si continua seguendo la conformazione orografica della base del Colle Maoni, giungendo infine al ponte romano di Posticciola che si trova esattamente sotto la diga a poche centinaia di metri dall'opera idraulica. Si risale poi con un tratto molto ripido il versante sinistro della diga ed in pochi minuti si sbocca sulla Turanense a circa 400 metri in linea d'aria dalla piazza principale di Posticciola. Di qui poi si può decidere se andare verso il Lago o portarsi nei pressi della frazione,da cui parte l'itinerario che conduce ai territori dell'Alta Sabina.


Itinerario n°6
 
"Vallecupola-Stipes"
- Vallecupola (1000 m)
- Prato Pantano (1030 m)
- l'Immagine (1050 m)
- Le Pianelle (1012 m)
- Stipes (880 m)

Dislivello: 50 m; 170 m
Tempo di percorrenza: ore 1,30-2 circa
Lunghezza del percorso: 3,5 km
Difficoltà: T
Periodo consigliato: tutto l'anno: attenzione esclusivamente ai periodi di forte innevamento o pioggia persistente
Fruizione: escursionismo a piedi e in bicicletta
Note del tracciato: da L'Immagine vi è un sentiero ben segnato che porta sino alla vetta del Navegna, dalla cui cima si discende in direzione Varco Sabino per poi costeggiare alla base tutto il rilievo fino a giungere ad anello a Vallecupola

NOTIZIE UTILI

- Accesso: Il territorio del Turano si trova in provincia di Rieti e abbraccia gran parte dei monti Sabini. Si raggiunge dalla Strada Statale n.4 Rieti-Roma e dalla Strada Statale n.578 Rieti-Avezzano. E' raggiungibile anche nell'autostrada Roma-L'Aquila A24 con uscita a Carsoli.
- L'itinerario: gli itinerari sono di media montagna di uno o più giorni, ad anello o di collegamento.
- Periodo consigliato: dalla Primavera all'Autunno.
- Difficoltà: T; E a seconda dei percorsi.
- Mezzi di trasporto e viabilità: la rete di trasporto pubblico nel territorio turanense viene gestita da Co.Tra.L., Consorzio Trasporti Lazio, che dispone di tutta una serie di punti fermata e di corsie giornaliere, concernante soprattutto nelle aree comunali con maggior numero di abitanti e di buona risonanza turistica.
- Cartografia: del territorio comunitario per ora vi è solo la rappresentazione cartografica in tavolette 1:25.000 dell'Istituto Geografico Militare,spesso insoddisfacenti, poichè la rete delle strade, delle carrarecce e dei sentieri che esse riportano non corrisponde più a quella attuale.
Esiste comunque una carta tecnica del territorio circoscritto alla VIII Zona del Turano, richiedibile direttamente alla sede della Comunità Montana.
- Bibliografia:
- Pietro Carrozzoni, Collepiccolo e la Valle del Turano, Editrice il Velino, Rieti, 1986.
- Gabriella Giacometti (a cura di), Itinerari in Terra Sabina, vol.I e II, Camera di Commercio, Rieti.
- Indirizzi Utili: Comunità Montana del "Turano", Zona VIII, Via Turanense, Km 27, 950, 02020 Caste di Tora (Ri), Tel.0765/716.930; fax 716.276.

Ricovero dei mandriani
Ricovero dei mandriani

L'itinerario collega la frazione di Stipes, ancora a ridosso del bacino turistico del Lago, con la zona orientale più interna e montuosa del territorio comunitario. Oltre alla bellezza dei pascoli in quota, si offre al turista l'opportunità di penetrare in una dimensione culturale e sociale ancora intatta, in un comprensorio di tracciati che permettono al trekker di visitare i paesi di Stipes, Vallecupola e Longone per poi ritornare a riallacciarsi ai territori di fondo valle attraverso il Comune di Rocca Sinibalda. Dal paesino di Vallecupola Scaloni, sino ad una carrareccia in fondo brecciato che conduce in circa mezz'ora a la Forca, attraversando la bella vallata pascoliva di Prato Pantano che fa da confine tra i rilievi del monte Navegna a sinistra e del monte Porraglia a destra. Di qui si arriva al piccolo capitello in località L'Immagine dove si incontra un quadrivio e si prende la strada di destra, in direzione le Pianelle. Da questa località in breve si giunge alla frazione di Stipes.


Itinerario n°7

"Longone-Vallecupola"
- Longone (810 m)
- Convento S.S. Cosimo e Damiano (840 m)
- Monte Acquilone (1340 m)
- Monte Porraglia (1215 m)
- L'Immagine (1050 m)
- Prato Pantana (1030 m)
- Vallecupola (1000 m)

Dislivello: 600 metri c.a.; 400 m c.a.
Tempo di pecorrenza: ore 3-3,30 circa
Lunghezza del percorso: 7 km
Difficoltà: T
Periodo consigliato: tutto l'anno; l'Estate è sicuramente il periodo ideale,in quanto in primavera e in autunno tendono a soffiare venti di tramontana molto freddi
Utilizzo: il tracciato è usufruibile da escursionisti, ciclisti e cavalieri.

Il percorso ricalca le vecchie mulattiere di transumanza e di scambi in quota che avvenivano tra pastori, cacciatori, boscaiolo, ecc. Partendo da Longone si può stabilire una sorta di anello che interessa tutto il bacino Nord-Orientale e che collega località molto interessanti per aspetto culturale, sociale e per la bellezza del panorama. Significativo anche sotto gli aspetti micologico-venatori l'anfiteatro orografico dell'Acquilone, del Porraglia e del Navegna, che cingono con una fascia orientata a Sud-Ovest i grassi pascoli di Vallecupola.
Usciti da Longone in direzione Stipes, si incontra sulla sinistra della provinciale l'antico convento di S. Cosimo e S. Damiano. Poco più avanti si nota una curva molto pronunciata in prossimità della quale si trova alla destra una carrareccia, affiancata da un casale, alla cui destra si erge una grossa quercia. Si inbocca questa rotabile a fondo naturale e ci si inoltra lungo un itinerario che è stato allargato recentemente dalle macchine movimento-terra.

Famosa osteria "Scrocco", dove mangiò Garibaldi senza pagare
Famosa osteria "Scrocco", dove mangiò Garibaldi senza pagare

Si segue il profilo dei colli che cingono Longone, in direzione della Forca di Vallecupola, compiendo una serie di tornanti che fanno rapidamente salire di quota. Si raggiunge quindi un pianoro,ancor oggi utilizzato a pascolo,dove la rotabile si restringe e ripartire l'antico sentiero del monte Aquilone. Questa piccola valletta prativa risulta una buona zona sosta da cui si può godere del panorama della Chiusa dei Mori, chiamata così in quanto la leggenda narra che gli arabi siano stati fermati nella loro invasione proprio in queste magnifiche zone. Si continua quindi a seguie il sentiero che sale aggirando a sinistra la cima del monte Aquilone, per poi raggiungerla sul versante orientato su Vallecupola. Di qui si scende lungo il crinale meridionale finché non si tocca il meno quotato monte Porraglia. In prossimità della cima vi è un bivio che, se preso a sinistra, permette di scendere velocemente a Vallecupola, attraverso le località Acquamorta e S.Antonio; viceversa se preso a destra,scende per quasi 200 metri di dislivello sino all'incrocio de L'Immagine, alla cima della Forca e di qui, attraverso una rotabile a fondo brecciato,si attraversa Prato Pantana per arrivare finalmente a Vallecupola.


Itinerario n°8

"Longone-Rocca Sinibalda"
- Longone (località S. Anna; 810 m)
- Il Conventino (875 m)
- Il Pratuccio (790 m)
- Fosso di Valle Fura (420 m)
- Rocca Sinibalda (440 m)

Dislivello: 390 m; 20-30 m
Tempo di percorrenza: ore 1,30-2 circa
Lunghezza del percorso: 4,5 Km
Difficoltà: nessuna; attenzione solo alla discesa sotto il Pratuccio poiché in presenza di forte umidità il sentiero può manifestarsi particolarmente sdrucciolevole ed infido
Periodo consigliato: tutto l'anno
Utilizzo: l'itinerario si presta a qualsiasi tipo di escursionismo; attenzione per ciclisti e cavalieri ad alcuni passaggi in discesa sotto le rocce sul versante di fronte a Rocca Sinibalda
Note del tragitto: una volta giunti a Rocca Sinibalda si può ritornare attraverso la statale o continuare l'escursione alla volta di Oliveto e Monteleone.


Questo itinerario offre l'opportunità all'escursionista di visitare i territori montani orientali di Stipes, Longone e Vallecupola, ricollegandosi alla rete di fondovalle tramite Rocca Sinibalda, punto d'incontro di una serie di tracciati che si diramavano lungo tutto il territorio comunitario. Da sottolineare inoltre che l'ambiente ancora intatto propone scorci paesaggistici d'interesse naturalistico e venatorio: basta pensare che l'areale di Longone è una zona molto battuta da varie specie di rapaci e da branchi di cinghiali. Oggi il Pratuccio con i suoi ettari lavorati a pascolo e a rimboschimento costituisce un importante centro di ricerca dell'Università di Agraria di Roma. Dalla località S.Anna,a poche centinaia di metri dal paese di Longone e in prossimità di un fontanile, parte una mulattiera a fondo naturale che sale verso un piccolo edificio ecclesiastico, detto il Conventino. Poco sopra il piccolo convento, la strada si mette in piano e costeggia tutta una serie di boschetti di quercia, che celano sulla destra un gruppetto di ruderi in muratura a secco. Qui si incontra un bivio e si tiene la destra, attraversando i campi incolti con ruderi di case e salendo in direzione di Rocca Sinibalda. Si entra così in un boschetto da dove il sentiero assume le connotazioni di confine interpoderale, con muretti di pietra a vista che seguono ai lati. Si giunge quindi sulla cima della collina dove troviamo una strada di recente apertura che termina in vicinanza di un ripetitore militare. Abbandonata la strada nuova, che porta alla sottostante località Trampani, si devia a destra, tenendo come punto di riferimento le formazioni calcaree ed il grande pianoro chiamati dagli abitanti locali il Pratuccio. Ci si mantiene sempre sotto le rocce, fino a quando il sentiero non scende ripidamente (circa 300 metri di dislivello) con una serie di tornanti. Arrivati in fondovalle, si supera il Fosso di Valle Fura e si risale la rocca del Castello alle spalle dell'edificio comunale di Rocca Sinibalda.

 

ZONA EST/COLLINARE

Itinerario n°9

"Posticciola-Monteleone"
- Posticciola (500 m)
- Forca della Posta (710 m)
- Località Casali Macchie (540 m)
- Monteleone (520 m)

Dislivello: 210 m;190 m
Tempo di percorrenza: ore 3-4 circa
Lunghezza del percorso: 7,5 Km
Difficoltà: T; attenzione solo al primo tratto di mulattiera di Posticciola che in caso di forti precipitazioni tende a convogliare l'acqua sul tracciato
Periodo consigliato: tutto l'anno
Utilizzo: ottimo tracciato per gli appassionati di mtb
Note del tracciato: da Monteleone si può giungere alla piccola basilica romanica di Santa Vittoria
.

L'itinerario ricalca l'antico tracciato della transumanza e del mercato del bestiame che partiva da Varco Sabino, passava a fianco del monte Navegna, nei prati di Vallecupola, scendeva a Stipes fino a raggiungere a Posticciola, attraversando il fiume Turano. Continua per la forca del monte Civitelle, giungendo al Comune di Monteleone. Di qui, attraverso il monte Buida, si arrivava ad Osteria Nuova e in località la Creta, dove vi era il bivio in cui la transumanza si diramava a Nord verso Civitavecchia o verso Moricone, Montelibretti. Oggi questo sentiero viene percorso stagionalmente solo nel primo tratto, quello ai piedi del monte Civitelle, da quello ai piedi del monte Civitelle, da tartufai e da cacciatori, mentre,oltre al valore storico e culturale che rappresenta, offrirebbe all'escursionista anche l'opportunità di attraversare il magico "trait d'unico" tra il paesaggio e la tradizione contadina dell'Alta Sabina e l'aspro ambiente che ha reso forte il carattere degli abitanti del territorio montano. Da Posticciola si risale la mulattiera con fondo in cemento antistante la piazzetta principale, affacciata sulla Turanense; lasciando sulla destra un casolare, la strada si biforca sulla sinistra, in corrispondenza di un fontanile.
Al bivio si risale la strada di destra, permettendo così in un bellissimo tratturo a gradoni, ricavato da grossi massi che sostengono a latere una serie di muretti a secco interpoderali: questo sistema di progettazione veniva utilizzato per difendere il sentiero dall'erosione della acque metereologiche superficiali. Dopo circa mezz'ora di cammino si incontra un vecchio casale in rovina, che segna il bivio topografico con quota 716 metri; si mantiene la sinistra e si continua l'itinerario aggirando il versante Nord del monte Civitelle. Sulla sommità della Forca della Posta, il sentiero termina per lasciar spazio ad una carrareccia in fondo naturale, in piccoli tratti anche cementata. La strada si fa interpoderale attraversando una costa lavorata ad oliveto e vigneto, mentre si scende dolcemente verso i primi territori dell'Alta Sabina. Dopo, la strada scende sempre più pendente sino a letteralmente saltare su una piazzola di recente costruzione in cui ci troviamo di fronte ad un trivio: la strada di destra porta al monte Civitelle e le altre due portano alla strada provinciale verso Monteleone.

"Angoli Nascosti"
"Angoli Nascosti"

Imboccando quindi la provinciale in direzione Monteleone, si percorrono circa 400 metri sull'asfalto finché non si incontra alla propria sinistra il campo sportivo di proprietà della parrocchia di Oliveto. Con una serie di dolci tornati si segue alla base il profilo del monte Civitelle, lasciandosi alle spalle nel frattempo la vista di Oliveto. Percorsi circa altri 300 metri sulla provinciale, si imbocca alla sinistra un sentiero che risale un cucuzzolo a prato dove dove sono bene evidenti tutta una serie di piccoli sentieri creati dal passaggio dei cacciatori. Tutte le tracce convogliano alla sommità di questo praticello (circa 150 metri di ripida salita) in prossimità di uno steccato che permette di oltrepassare una recinzione interpoderale. Al di là si incontra una strada bianca che verso destra scende in direzione Monteleone. Si percorrono circa 300 metri e al primo tornante in discesa, sul lato sinistro esterno alla curva, si imbocca un sentierino che scende in un grande prato invaso dalle ginestre. Lo si percorre tutto tenendo la destra ed evitando così le recinzioni delle proprietà private, finché non si giunge nuovamente alla provinciale in località Casali Macchie. Qui si scende sempre sull'asfalto verso Monteleone e fatti circa 150 metri si prende a destra la Via Casali Macchie. La si percorre sino in fondo circa 200 metri e si incontra un bivio: a destra si accende alla strada privata della tipografia del paese, a sinistra invece si va, per mezzo di una carrareccia in discesa a fondo brecciato, verso la Villa Cavalletti. Qualsiasi bivio si incontri si mantiene sempre la principale, finché non si incontra un fontanile incassato nel muro di contenimento della strada comunale soprastante. Di qui per una breve salita si accede alla rotabile principale, in prossimità dell'ingresso di Villa Cavalletti. Si percorrono infine circa 4-500 metri e si giunge a Monteleo ne.


ZONA SUD/PEDEMONTANA

Itinerario n°10

"Da Pozzaglia al Lago del Turano"
- Pozzaglia (850 m)
- La Pineta (1130 m)
- Pezza della Donna (1050 m)
- Montorio (913 m)
- Pietraforte (670 m)
- Le Rocchette (560 m)
- Paganico o Ascrea - rispettivamente 710 e 680 m
 
Dislivello: 200 m; 490 m
Tempo di percorrenza: ore 3,30-4 circa
Lunghezza del percorso: 8,5 Km per il ponte di Paganico-10 Km per il ponte di Ascrea
Difficoltà: E
Periodo consigliato: tutto l'anno
Utilizzo: escursionisti, cavalieri e ciclisti possono fruire senza problemi del tracciato; porre attenzione all'attraversamento della provinciale nei territori di Pozzaglia e della Turanense nei pressi del Lago.
Quest'itinerario offre la possibilità di collegamento tra il bacino lacustre e l'entroterra meridionale del territorio comunitario. L'interesse per il tracciato è nato proprio dal fatto che sorge la possibilità di convogliare parte del turismo nelle zone dietro al Faìto, spesso dimenticate e trascurate dall'utenza media. Se, ad esempio, l'escursionista intraprende il tracciato n°3 "La Bulgaretta", ha poi la possibilità di rientare in zona Lago, senza dover percorrere molti chilometri sull'asfalto; con questo itinerario, infatti, riesce a raggiungere l'itinerario n°1 "Attorno al Lago" e a portarsi tranquillamente ai paesi di Paganico e di Ascrea, nonché alle zone di balneazione della sponda occidentale del Turano. Nell'ottica del ripristino di una rete viaria minore questo percorso rappresenta un punto strategico che permette al fruitore di collegare il versante meridionale comunitario ai territori bagnanti dal Lago e da quest'ultimi accedere alle restanti zone superiori del comprensorio sentieristico.

Antichi prativi a Nespolo
Antichi prativi a Nespolo

Per incontrare la vecchia mulattiera che conduceva da Pozzaglia al sottostante paesino di Montorio Sabino, si risale nella piazza principale di Pozzaglia, attraverso la strada che dal capitello della Madonna dirige verso il monte Faìto. Qui una strada ampia e carrozzabile permette di raggiungere in breve La Pineta sovrastante il paese. Da La Pineta, attraverso Pezza della Donna, si può agevolmente raggiungere il paesino di Montorio. Giunti a Montorio, si percorrono circa 60 metri della provinciale in direzione Pietraforte e si imbocca a destra una piccola mulattiera che conduce al campo sportivo del paese. Scesi per circa 3000 metri, si incontra sulla sinistra il campo dove la vegetazione tende a infittirsi. Si continua poi per un viottolo abbastanza pulito che appena prima di intersecare la provinciale passa nelle vicinanze di un vecchio casolare asfaltata e si trova subito il secondo troncone del sentiero. All'arrivo nuovamente sulla provinciale si è oramai in vista del cimitero di Pietraforte, che si lascia alla destra, e si percorrono circa 200-300 metri sull'asfalto per giungere ad un piccolo ponte, passato il quale circa 50 metri dopo si incontra a destra il palo della rete elettrica, contrassegnato con la matricola 128. Di lì discende nuovamente la vecchia mulattiera che penetra in un vigneto abbandonato per poi risbucare sulla provinciale. Si arriva così al cartello stradale di Pietraforte, alla cui sinistra parte l'ultimo tratto di mulattiera che conduce proprio all'imbocco della piazza principale di Pietraforte. Prima di entrare in piazza sulla sinistra, vi è un ampio sentiero lungo un vajo a fondo naturale che conduce fino giù in vallata direzione Lago. Si scende finché il vajo si restringe, divenendo impraticabile: in questo punto-circa 400-500 metri dall'imbocco in paese si incontra un bivo con una mulattiera che dolcemente scende aggirando la località Campofondi per arrivare infine nuovamente alla provinciale che proviene dal Lago. 50 metri sull'asfalto e si incontra a sinistra un tratturo pianeggiante che costeggia il Lago fino a giungere in prossimità de Le Rocchette. Di qui l'escursionista, a suo piacimento, potrà salire, dopo aver attraversato i ponti di Paganico o di Ascrea, agli omonimi paesi.


Itinerario n°11

"Turania-Collalto"
- Turania (590 m)
- Località Vallonello (570 m)
- Località Vicenne (550 m)
- Località Casino (725 m)
- Collalto (980 m)

Dislivello: 430 m; 40 m
Tempo di percorrenza: ore 1,30-2 circa
Lunghezza del percorso: 3,5 Km
Difficoltà: T
Periodo consigliato: tutto l'anno
Utilizzo: ogni forma di escursionismo
Questo tracciato collega il versante Sud-occidentale della rete sentieristica alla porzione montana orientale. Parte nevralgica dell'immaginario anello che collega l'Alta Sabina ai rilievi del Cervia-Navegna, che va a richiudersi attraverso la zona del Lago e la cima del Faìto, l'itinerario presenta uno sviluppo altimetrico e chilometrico non elevati. Offre così la possibilità ad ogni categoria d'utenza di godere della varietà di paesaggio che contraddistingue questa zona di spartiacque socio-economico tra il territorio dell'Alta Sabina e la fascia montana. Da Turania si imbocca la mulattiera che parte da sopra il Municipio e si scende la valle. Attraversando il fiume si continua in discesa verso la località Vallonello e Vicenne, per poi salire repentinamente attraverso il vajo Cuncola a Casino. Di qui in breve si raggiunge la zona meridionale del paese di Collalto.

Verso Collalto: sullo sfondo il susseguirsi ondulato dei rilievi del Turano
Verso Collalto: sullo sfondo il susseguirsi ondulato dei rilievi del Turano

 

Itinerario n°12

"L'anello di Cervia"
- Collegiove (1100 m)
- Ricetto (970 m)
- C.le Fontarelle (1020 m)
- Nespolo (960 m)
- Mandrili (830 m)
- Collalto (980 m)
- Collegiove (1100 m)

Dislivello: 320 m; 320 m
Tempo di percorrenza: ore 4,30-5
Lunghezza del percorso: 13,5 Km
Difficoltà: E
Periodo consigliato: tutto l'anno
Utilizzo: escursionisti a piedi, in bicicletta e a cavallo. Per queste ultime due categorie di fruitori si deve prestare molta attenzione ad alcuni tratti in cui il sentiero si restringe a picco su salti di roccia e fossati naturali (tratti iniziali da Collegiove a Ricetto e da Ricetto a Nespolo)
Note del tragitto: una volta arrivati a Collegiove si può continuare l'escursione spingendosi verso il lago tramite l'itinerario del vallone dell'Obito.

Si tratta di un anello panoramico di rara bellezza, in cui si incontrano parecchi aspetti peculiari al territorio turanense: si passa dai secolari, castagneti della parte alta del circuito ai rigogliosi orti di fondovalle, incontrando anche tutta una serie di prati, pascoli,fontanili, chiesette che fanno assaporare la bellezza di questa area. Da Nespolo si può godere uno stupendo quadro d'insieme della fascia meridionale del Turano, mentre dal Castello di Collalto la vista spazia sul gruppo montuoso Cervia-Navegna, con ai piedi il paesino arroccato di Collegiove. Il tracciato richiede un certo sacrificio fisico sia per la lunghezza dell'itinerario, sia per la sua tortuosità in alcuni tratti, del tutto ripagato però dalla bellezza dell'ambiente attraversato. Questo anello gode del vantaggio di disporre anche di un maneggio, "Le Rosce" che offre l'opportunità a quanto non desiderino marciare per circa 5 ore, di intraprendere ugualmente l'itinerario in sella. Nella parte più alta del paese di Collegiove si incontra una piccola piazzola orientata in direzione di Ricetto, dalla quale parte un viottolo in fondo naturale che scende repentinamente per circa 700 metri sino ad imboccare un più ampio sentiero che costeggia un piccolo corso d'acqua. Dopo circa dieci minuti di marcia si incontra un bivio in cui va scelta la strada a destra, scendendo nella vallata sottostante il paese. Passata circa mezz'ora di cammino, si trova una zona interessante per la sosta contornata da salici e dirimpetto allo stupendo paesaggio che offre il monte Cervia. Continuando a costeggiare il torrente, il sentiero attraversa radure rigogliose a prato spontaneo, dove si possono intravedere i resti della vecchia mulattiera con i massi ciclopici che ne delimitavano la banchina. Prima di guardare definitivamente il rivo ed addentrarsi nel bosco di castagno, si lascia il sentiero per usufruire di una scorciatoia a destra della vallecola. Il restante tratto che si collega a Ricetto è stato ampliato e reso carrozzabile per facilitare le operazioni di carico delle castagne.

Il sentiero incrocia la strada nel tratto da Monteleone verso Ginestra
Il sentiero incrocia la strada nel tratto da Monteleone verso Ginestra

Una volta quindi imboccata la scorciatoia, si risale per circa 300 metri un tratturo in salita che porta ad un ampio bosco di castagno, ottimo punto sosta. Si costeggia sulla destra il parco e si continua a salire, portandosi in un'ulteriore vallecola, molto più spoglia e in parte ricoperta da accumuli di terra di riporto, recentemente depositati dopo lo sbancamento della vecchia mulattiera, nei pressi di un fontanile oramai abbandonato. Superata la piccola valle,si sbocca a Ricetto in prossimità del cimitero esterno e di qui, senza penetrare nella parte nuova di questo minuscolo complesso urbano, si devia alla destra del cimitero, ricollegandosi all'antico viottolo del paese che scende alla provinciale, attraversando le vecchie case (oggi trasformate in pollai, porcilaie e rimesse per gli attrezzi) abbarbicate sul lato sinistro della collina all'imbocco del paese. Di fronte al capitello di una Madonnina, eretto nei pressi del cartello stradale del paese, parte un altro viottolo che, grazie ad un ponticello di pietra, supera il vajo che fa da ciglio destro alla provinciale e costeggia il versante opposto. La pendenza comincia a farsi sentire. Il sentiero ora si incunea tra il Colle Pacino ed il Colle Fontarecee, assumendo una pendenza più dolce ed ampliandosi in piccole radure e prati. Si giunge infine ad una grande radura che viene lasciata a sinistra e si prosegue per circa dieci minuti finché non si giunge ad una valletta abbandonata, in cui ancora oggi si scorgono i segni delle antiche coltivazioni a terrazza. Alla destra di questo prato si imbocca un tratturo ben evidente che ci porta sino alla parte sommatale di Nespolo, in prossimità di una centrale elettrica. Qui si gode di un panorama stupendo della zona meridionale dei territori della Comunità Montana: a destra il monte Cervia con ai piedi Collegiove, di fronte Nespolo e a sinistra il Castello di Collalto che domina la vallata; sullo sfondo la frazione di Pietraforte, al di là del Lago. Si scende ora lungo una strada più ampia in fondo al sbrecciato, arrivando al paese di Nespolo con un paio di tornanti. Si scende ora lungo una strada più ampia in fondo sbrecciato, arrivando al paese di Nespolo con un paio di tornanti. Si sbuca infine sull'asfalto e si penetra nella parte alta del centro abitato, in prossimità della chiesa di S.Rocco e da questa si scende ulteriormente sino al campo sportivo,si scende lungo un viottolo molto pulito in un boschetto di castagno che confina alla sinistra con l'alveo di un torrente proveniente dal paese. Qui la pendenza della discesa è abbastanza forte finché non si raggiunge un fraticello di fondovalle, completamente infestato da rovi e ginestre e delimitato nel lato sinistro da siepi e nel destro dal letto del torrente. Si sceglie il lato sinistro del torrente. Si sceglie il lato sinistro del prato e, attraverso qualche macchia del bosco, si penetra nello stupendo pianoro di Venardoni, coltivato quasi esclusivamente ad ortaggi e a pioppeto. Ora il sentiero si è trasformato in una carrozzabile a fondo naturale, delimitata su ambo i lati da steccati e da recinzioni in filo spinato. Si giunge ad un trivio e si sceglie la strada di sinistra, continuando ad attraversare la verde vallata in direzione di Collalto. Si sbuca sulla strada asfaltata e si continua il tragitto verso sinistra, oltrepassando le segnalazioni del centro ippico "Le Rosce" per altri 500 metri, finché non si incontra sulla sinistra un gruppetto di villette. In corrispondenza, sul lato destro della provinciale vi è una carrozzabile lunga circa 150 metri che serve una villetta ai piedi della localitą i Mandrilli. Un ponticello permette di attraversare il torrente che costeggia la provinciale sullo stesso lato e ha così inizio la salita verso Collalto. Passato il piccolo edificio, la carrozzabile si tramuta in un sentiero che presenta alcuni tratti infestati dalla vegetazione. Salendo per un bosco di castagno, si sbuca su una strada carrozzabile a fondo naturale, chiamata dai locali "circonvallazione". Si raggiunge quindi la porta posteriore del Castello, in prossimità del parcogiochi dei bambini. All'imbocco della discesa troviamo una mulattiera sulla sinistra che raggiunge un bivio: si mantiene la destra,costeggiando il tracciato dell'acquedotto e raggiungendo il guado del Rio Ricetto. Si raggiungono quindi i ruderi dell'antica Mola tra le Vene; con alle spalle i resti dell'antico mulino si risale verso la località Shintrone e da questa si giunge alla località Brecciara. Di qui si scende attraversando la provinciale alla chiesetta di S. Rocco e,quindi in poche decine di minuti si sbuca nuovamente a Collegiove, nella parte bassa del paese in prossimità del vecchio panificio con forno a legna.


Itinerario n°13

"L'anello di Monteleone"
- Monteleone (520 m)
- Villa Cavalletti (460 m)
- Chiesa di Santa Vittoria (470 m)
- Mola dei Cerri (390 m)
- Villa Pepoli (470 m)
- Villa Falconi (485 m
- Ginestra (480 m)
- Monteleone (520 m)

Dislivello: 130 m; 130 m
Tempo di percorrenza: ore 2-2,30
Lunghezza del percorso: 7,5-8 Km
Difficoltà: T
Periodo consigliato: tutto l'anno
Utilizzo: la viabilità è costituita per lo più da strade rotabili a fondo naturale adatte per bicicletta e cavallo (prestare attenzione nel tratto Monteleone-Ginestra sul versante di Ginestra al guado e alla forte pendenza da affrontare per raggiungere la frazione)
Note del tracciato: giunti a Ginestra è possibile continuare l'escursione sia verso Casaprota, sia verso Poggio Moiano, passando nuovamente da Villa Pepoli.
L'itinerario si articola lungo un paesaggio a dir poco bucolico, costellato di manciate di piccole contrade, immerse in una distesa d'oliveti, frammisti a coltivazioni intensive di grano ed altri cereali. Sulla sommità delle dolci colline ad andamento regolare si trovano le vecchie case padronali, in posizioni paesaggistiche strategiche per chi intenda visitare a piedi il territorio. Usciti da Monteleone in direzione Poggio Moiano, si incontra a circa 400-500 metri dal cartello di fine paese la costruzione imponente di Villa Cavalletti; qui si trova un trivio tra la provinciale che conduce ad Oliveto al centro, la rotabile a fondo naturale che conduce a Casali Macchie a sinistra e la strada asfaltata diretta al vicino cimitero e alla chiesa romanica di Santa Vittoria a destra. Si imbocca quest'ultima e dopo aver percorso poche decine di metri il fondo sbrecciato con una larghezza della carreggiata suffcientemente ampia da permettere il passaggio delle biciclette. Appena oltrepassata la chiesa,sulla sinistra vi è una ripida salita in calcestruzzo che dopo alcune centinaia di metri lascia spazio al vecchio fondo naturale di una mulattiera abbandonata ed infestata dalla vegetazione un tempo diretta, attraverso Camporiano e il limitrofo fosso Coemese, alla forca del monte Civitelle. Il tragitto continua sempre sulla principale, finché non si giunge all'ex-convento di Villa Pepoli, oggi di proprietà comunale, assieme ad oltre 50 ettari di terreno. La posizione isolata sulla sommità della collina offre la possibilità all'escursionista di godere in tutta tranquillità di uno stupendo panorama che si estende sulla vallata di Poggio Moiano. Sotto il convento, in direzione Prato Camino, vi è un ostello per cavalli (circa una decina), gestito da un ragazzo che nel periodo estivo organizza trekking ed escursioni in sella. Sulla collina dell'ex-convento vi è un trivio: offrendo le spalle alla costruzione, la strada a fondo brecciato di sinistra conduce a Ginestra, quella centrale è rappresentata dal vecchio sentiero che un tempo portava a S. Vittoria ed infine quella mediana di destra è la nuova carrozzabile per S. Vittoria e Monteleone.

Tradizionale trasporto del legno
Tradizionale trasporto del legno

Il vecchio sentiero per S. Vittoria si presenta ben percorribile sino alla Mola dei Cerri. Continuando a camminare alla sinistra dell'ex-convento, si giunge a Villa Falconi. Da qui sino all'arrivo in Ginestra, la strada (poche centinaia di metri) è a fondo asfaltato. All'entrata in paese ci si imbatte nel cimitero, sul cui fianco destro rispetto alla facciata vi è una stradina che scende in valle per poi risalire a Monteleone. Il vero antico tracciato parte invece dalla piazza del paese e più precisamente dalla angusta Via Monteleone che lungo un sentiero molto pendente porta sino al guado del torrente, dove passa il confine tra il Comune della sua frazione. Purtroppo questa tratta è completamente richiusa da rovi e sterpaglie. Superato il fosso detto "delle Mole", nelle vicinanze del metanodotto di recente costruzione, si deve risalire per un viottolo a secco laterali, da cui si sbuca in prossimità di una casa ristrutturata. Tenendo l'edificio sulla sinistra, si continua il sentiero passando tra piccoli appezzamenti lavorati a vigna finché, sempre in salita, non si giunge nei pressi di un casale, attiguo alla strada provinciale che porta a Monteleone. 400-500 metri di asfalto conducono infine alla piazzetta sottostante la sede del Comune, dove si trova un bivio segnalato chiaramente da un capitello con una Madonnina: la strada di sinistra conduce con un altro paio di tornanti in paese; quella di destra, a fondo brecciato, riporta verso Ginestra. Se si desidera tracciare un itinerario un pò più lungo che eviti la salita a Monteleone esclusivamente sulla provinciale, si dovrà, una volta terminato il viottolo in salita tra i vigneti, scendere per circa 600 metri sull'asfalto ed imboccare un sentiero a destra, segnalato da un piccolo capitello in mattone. Questo sentiero in pochi minuti di marcia conduce, a mò di scorciatoia, fin sotto il paese di Monteleone, nei pressi dell'antico castello, da dove parte la Via Leonina che aggira l'insediamento urbano per poi penetrarvi attraverso via Porta Pia.


Itinerario n°14

"Monteleone-Oliveto"
- Monteleone (520 m)
- Villa Cavalletti (460 m)
- Casali Macchie (540 m)
- Oliveto (600 m)

Dislivello: 150 m; 210 m
Tempo di percorrenza: ore 1,30-2 circa
Lunghezza del percorso: 4,5 Km
Difficoltà: T
Periodo consigliato: tutto l'anno
Utilizzo: si raccomanda solo ai ciclisti e ai cavalieri di porre attenzione nel tratto ripido che sale il versante opposto del Fosso Ceca, in direzione Oliveto
Note del tracciato: da Oliveto è possibile collegarsi a Torricella o a Rocca Sinibalda
 

Questo breve itinerario permette all'escursionista di passare dai territori occidentali dell'Alta Sabina alle terre orientali di Rocca Sinibalda, sino a quelle montuose di confine del Comune di Longone. Passando in una natura ancora incontaminata, qual è quella offerta dal Fosso Cesa, si giunge alla frazione di Oliveto, trampolino di lancio per accedere al Lago, tramite Colle di Tora o, verso la collina, fino a Torricella, Ornaro e Casaprota. Si esce dal paese di Monteleone sulla provinciale in direzione Oliveto e dopo circa 4-500 metri si incontra sulla destra l'ingresso della Villa Cavalletti. Di fronte alla villa parte, sulla sinistra della rotabile asfaltata, una carrareccia in calcestruzzo che porta ad una serie di coltivazioni, ubicate circa 3-40 metri sotto il piano stradale. Si scende e si incontra sulla destra un fontanile incassato nel muro di contenimento della provinciale. Si prosegue sempre dritto, non cambiando direzione a nessun bivio. Dopo circa dieci minuti di marcia si arriva a Casali Macchie:
Qui vi è un bivio in cui la strada di destra riporta alla provinciale, mentre quella di sinistra conduce alla tipografia del paese. Si prende quella a sinistra e la si percorre per circa 3-400 metri, costeggiando sulla destra la recinzione di una villa con parco a riserva naturale. Passati 5-600 metri sulla sinistra della strada inizia una serie di lampioni che illuminano la strada che di lì in poi diviene privata, proprietà della tipografia. In prossimità del primo lampione si imboccano a sinistra i resti erosi di una mulattiera che si getta repentinamente nel Fosso Ceca.

Un'atmosfera d'altri tempi
Un'atmosfera d'altri tempi

Prima di raggiungere il guado del fosso il sentiero si immerge in un fitto bosco di acero e quercia, dove vi sarà da intervenire complessivamente per circa 100 metri di decespugliamento. Oltrepassato il guado la macchia diviene inestricabile e si riesce a passare sotto attraverso angusti squarci nella vegetazione, ad opera di cacciatori ed animali. Qui vi sarà da intervenire pesantemente per circa 600 metri, per una lunghezza di 2 metri. I lavori dovranno prendete come punto di riferimento del tragitto dell'antica mulattiera il pilone della luce che si incontra a metà del versante opposto al fosso. Dal pilone in poi è stato aperta recentemente una pista forestale che ha permesso l'accesso al punto d'installazione di quest'ultimo. Di qui si sbuca poi su un tratturo molto trascurato che apre la strada ad una bella radura che potrebbe essere utilizzata come punto sosta di circa 1000 metri quadri. Qui si interverrà con il decespugliamento e lo sfalcio (molti rovi e ginestre). Il tratturo continua attraversando sulla destra tutta una serie di baracche e vecchie roulotte, utilizzate dai contadini come depositi per gli attrezzi. Di qui si costeggiano tutta una serie di seminativi e oliveti privati e recintati, arrivando a un bivio in cui si prende la strada di sinistra. Si sbuca quindi in un grande campo lavorato a semina, lo si aggira per tre quarti in senso orario e si ritorna ad incontrare la vecchia mulattiera in parte ancora lastricata in pietra, sempre accompagnata sui fianchi dai muretti interpoderali. La strada infine sbuca sulla provinciale all'altezza di un piccolo capitello della Madonna, dominato sul fianco destro da una grande acacia. Si segue l'asfalto in leggera salita per circa 7-800 metri: sui cigli della provinciale si notano grossi massi calcarei, lavorati anticamente dall'uomo, che stanno ad indicare che la strada odierna ha ricalcato perfettamente in questo breve tratto l'itinerario che conduceva da Monteleone ai territori di Oliveto e di Rocca Sinibalda. Si arriva quindi al capitello della Madonna che segna il bivio tra la provinciale e la comunale che conduce al centro abitato di Oliveto.


Itinerario n°15

"Poggio Moiano-Colle di Tora"
- Poggio Moiano (490 m)
- San Martino (550 m)
- Colle di Tora (540 m)

Dislivello: 400 m; 350 m
Tempo di percorrenza: ore 2-2,30 circa
Lunghezza del percorso: 6 Km
Difficoltà: T
Periodo consigliato: tutto l'anno
Utilizzo: consigliato a ciclisti e cavalieri


Questo piccolo anello che cinge una parte del comprensorio territoriale di Casaprota offre anche al turista domenicale la possibilità di immergersi per qualche ora nel paesaggio collinare che assume nella porzione più a Nord i caratteri del bosco mesofilo di quercia, metre a Sud troviamo il dolce rilievo del vigneto e dell'olivo sapientemente lavorati. Il tracciato è rappresentato da una carrareccia abbastanza ampia a fondo naturale con pendenze complessive poco marcate. Dal Cimitero del paese si giunge in località S. Maria e, portandosi verso destra, si aggira la collina denominata Castagna per poi scendere a Collelungo dove in prossimità di un tornante si incontra la strada asfaltata provinciale che conduce verso Frasso Sabino o Monteleone. Superato l'asfalto si riprende la discesa fino al vajo che separa il versante di Palombara (circa 110-120 metri di dislivello). Pochi minuti dopo si raggiungono le Scuole Elementari di Casaprota e si è quindi nuovamente in paese.


Itinerario n°16
 
"Anello 1-il paesaggio di Casaprota"
• Cimitero di Casaprota (540 m)
• Santa Maria (560)
• Bivio in direzione Castagna (656)
• Colle Larghi (657)
• Colle Lungo (507)
• Palombara (490)
• Casaprota (540)
 
Dislivello 120 m; 120m
Tempo di percorrenza: ore 2 circa
Lunghezza del percorso: 5-5,5 Km
Difficoltà: T
Periodo
: tutto l'anno
Utilizzo
: escursionisti, ciclisti, cavalieri

Questo piccolo anello che cinge una parte del comprensorio territoriale di Casaprota offre anche al turista domenicale la possibilità di immergersi per qualche ora nel paesaggio collinare che assume nella porzione più a Nord i caratteri del bosco mesofilo di quercia, mentre a Sud troviamo il dolce rilievo del vigneto e dell'olivo sapientemente lavorati. Il tracciato è rappresentato da una carrareccia abbastanza ampia a fondo naturale con pendenze complessive poco marcate. Dal Cimitero del paese si giunge in località S. Maria e, portandosi verso destra, si aggira la collina denominata Castagna per poi scendere a Collelungo dove in prossimità di un tornante si incontra la strada asfaltata provinciale che conduce verso Frasso Sabino o Monteleone. Superato l'asfalto si riprende la discesa fino al vajo che separa il versante di Palombara (circa 110-120 metri di dislivello). Pochi minuti dopo si raggiungono le Scuole Elementari di Casaprota e si è quindi nuovamente in paese.

Antica strada di collegamento tra Ginestra e Monteleone
Antica strada di collegamento tra Ginestra e Monteleone


Itinerario n°17

"L'antica Via Quinzia"
- Cimitero di Casaprota (540 m)
- Castagna (656 m)
- Osteria di Scrocco (670 m)
- Via Salaria (570 m)
- Ornaro di sopra (600 m)
- Cisterna (560 m)
- Fosso dei Cerri (530 m)
- Torricella (605 m)

Dislivello: 235 m; 170 m
Tempo di percorrenza: ore 4
Lunghezza del percorso: 9,5 Km
Difficoltà: T
Periodo consigliato: tutto l'anno
Utilizzo: escursionisti, ciclisti, cavalieri

L'itinerario qui proposto rappresenta un interessante collegamento tra il Comune di Casaprota e quello di Torricella. Salendo verso il Montenero, ci si imbatte in un fitto bosco di querce, attraversando solo da questo sentiero che alcuni archeologici vogliono identificare come l'ultima porzione ancora esistente dell'antica Via Salaria. La vicina località Osteria di Scrocco è un antica posta per il cambio dei cavalli sorta nel 1670. Una effige alla sinistra della facciata riporta un minuscolo ritratto di una Madonna, la Madonnina della Provvidenza, da cui prese un tempo il nome di "Scrocco" in occasione della battaglia di Mentana, quando Garibaldi se ne andò con i suoi uomini senza pagare il conto di trattoria e saccheggiando provviste e cavalli. Ancor oggi resta un bellissimo edificio padronale privato. Questa zona è molto stimolante per l'escursionista anche per il fatto che vi è una riserva di ripopolamento faunistico dove vengono allevati daini, cervi e cinghiali e dove possono crescere senz'alcun pericolo di raccolta molte specie vegetali.

I resti di una vecchia casa colonica avvolta dalla vegetazione
I resti di una vecchia casa colonica avvolta dalla vegetazione

Il Castello di Montenero risalente ad epoca medioevale e completamente distrutto dall'invasione dei Saraceni, a pochi chilometri da Scrocco, sebbene fuori giurisdizione comunitaria, diverrà fonte di grande interesse in quanto prossima sede universitaria dell'Alta Sabina. Ricca di storia è anche il tratto Osteria Colonnetta-Torricella che viene ancor oggi ritenuto parte della vecchia strada romana Quinzia; prova ne sono alcuni ruderi che si incontrano lungo la carrareccia. Nella zona Nord di Casaprota vi è il Cimitero del paese, in prossimità del quale è presente un bivio con una strada di sinistra carrozzabile a fondo sbrecciato di prossima asfaltatura (è stata dichiarata provinciale, in quanto serve da collegamento con Ornaro e la vicina Salaria) ed il sentiero a destra che ripropone, sino al bivo con Castagna, buona parte dell'anello del primo itinerario. Al bivo di quota 656 metri, si prende a sinistra abbandonando il versante della località Castagna per raggiungere Piano Mela; di qui scendendo lievemente di circa 70 metri di quota si giunge nei pressi dell'Osteria di Scrocco. 500-600 metri prima di arrivare al vecchio edificio ci si imbatte in un incrocio ben evidenziato con una mulattiera a destra che conduce ad Ornaro. Si prende questa biforcazione e dopo circa 1,5-2 ore si sbocca sulla Via Salaria. Si oltrepassa facilmente il Fosso Secco che costeggia la Salaria e tramite una breve mulattiera molto ripida in calcestruzzo, posizionata nei pressi della pensilina degli autobus, si giunge in 5 minuti al paesino di Ornaro di sopra. Superato lo stupendo intrico di calli e scalinate che costituiscono l'organizzazione architettonica urbanistica di questa frazione, si arriva alla piazzetta esterna che ospita un piccolo parcheggio ed una grande fontanile. Di qui si continua attraverso la strada comunale in direzione Ornaro di sotto - Torricella. Passato circa 1,5-2 chilometri si giunge in località Osteria Colonnetta, chiamata così perché un tempo vi era un'antica posta dove venivano cambiati i cavalli. Oggi resta solo la testimonianza di una colonna romana infissa nel terreno. Alla Colonnetta siamo in presenza di un trivio: la provinciale che si dirama a destra in direzione Torricella, la carrozzabile a sinistra diretta a Ornaro di sotto ed infine una terza strada a destra che conduce al Campo Sportivo della frazione. Si prende quest'ultima, in asfalto, e dopo circa 1,5 chilometri si giunge ad un bivio in località Cisterna, dove la strada di destra continua verso la struttura sportiva, mentre quella di sinistra, di qui in poi in fondo sbrecciato, verso Torricella. Si imbocca quella di sinistra, la cosiddetta vecchia Quinzia, e dopo circa 500 metri ci si imbatte in un gruppo di ruderi composto da un grande edificio e da due casette più piccole. Si continua su questa carrareccia attraversando una fertile vallata ricca di orticelli e di acqua, garantita dal Fosso dei Cerri che costeggia questi poderi agricoli. Si giunge infine a Torricella, in prossimità dell'ufficio postale e delle Scuole Elementari De Stefanis.

 


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