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La
Sabina romana e pre-romana
Il suo declino definitivo avviene nel 174 a.C. a causa di un forte terremoto, che coinciasse con la riorganizzazione del territorio e dell'agricoltura, dovuta alla necessità di incrementare le rese usando nuovi sistemi produttivi. Segno di questi cambiamenti sono le numerose ville romane sorte nella Sabina intorno al II secolo a.C., ad esempio "i Casoni", una villa romana attribuita a Varrone, vicino al'odierno Poggio Mirteto. Vennero chiamate villae rusticae, la loro produzione fu orientata verso il mercato romano, facilmente raggiungibile sfruttando il Tevere ed era costituita nella maggior parte dalla vinicoltura, dall'olivicoltura e da qualche allevamento, (incluso quello dei tordi) molto apprezzato dal mercato romano. |
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Per saperne di più sulla storia di ciascun Comune visitate le pagine
dedicate ai "Comuni
della Sabina". Ve ne segnaliamo alcuni: Cantalupo in Sabina Mompeo Salisano Poggio Mirteto Toffia Roccantica |
Degli scavi fatti nelle vicinanze di Toffia attestano la presenza della cultura Appenninica nella Sabina di 4000 anni fa. |
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| Il dominio
dell'Abbazia Il periodo sucessivo al declino dell'Impero romano venne caratterizzato da ripetute invasioni,
da spopolamenti dovuti alla peste e dalla disgregazione del potere centrale,
ma anche dalla diffusione del cristianesimo e del monachesimo. Nel VI secolo,
secondo la leggenda, venne fondata l'Abbazia
di Farfa, che, dopo la sua distruzione da parte dei longobardi e la
sua riconsacrazione avvenuta nel 680 d.C., giocò un ruolo di profonda
importanza nella storia della Sabina dei secoli seguenti. L'Abbazia apparteneva
all'ordine dei Benedettini, una organizzazione potente in tutta l'Europa
e con i propri interessi politici ed economici, spesso contrastanti a quelli
del Pontifice. Inoltre contribuiva a custodire e diffondere il sapere in
un mondo quasi completamente analfabeta. L'abbazia divenne ricca sotto la
protezione dei duchi longobardi e, dopo il 775 d.C., dall'impero carolingio,
che portò un certo sviluppo agricolo ed economico alla zona, nonostante
questo nel 913 d.C. venne saccheggiata dai Saraceni. |
| L'incastellamento
Nello stesso periodo la popolazione abbandonava i vecchi centri ubicati a fondovalle, per costruire nuovi insediamenti
facilmente difensibili, in cima alle colline. Questo processo, chiamato
"incastelllameno", ebbe inizio nella Sabina intorno al VIII secolo
e rappresentò anche la concentrazione del potere in piccoli feudi,
a loro volta vassali di signori più potenti. Il castello medioevale
fu il simbolo di questo potere basato soprattutto sulla forza militare.
Quasi tutti i centri della Sabina vengono fondati nel IX-XI sec. d.C e molti
di loro furono vassali dell'Abbazia durante questo periodo. La popolazione
viveva dentro le mure, usciva di giorno soltanto per lavorare nei campi. |
Il dominio delle
grande famiglie Romane Intorno al 700 le popolazioni cominciarono a lasciare i vecchi centri per spostarsi nelle campagne, dove costruirono case sparse nel territorio. Questo processo avvenne soprattutto nella bassa Sabina dove la fertilità della terra permetteva l'introduzione della cosidetta "mezzadria", sistema nel quale i contadini cedevano metà del raccolto al proprietario in cambio dell'uso del casale e della terra. |
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