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Sulle tracce della via Quinzia - dall'Ostariola a Colonnetta

Sentiero di interesse storico-naturalistico
poco impegnativo
40 minuti circa
lunghezza 1,700
dislivello 10 metri circa

Percorrendo la via di Paesevere, scorgiamo una vecchia osteria, la cosidetta "Ostariola" ed è appunto da qui che ha inizio il nostro percorso.

L'Ostariola è la prima testimonianza di una antica civiltà lungo il nostro itinerario. Oggi rudere insignificante per la maggior parte dei paesani, un tempo era un'importante stazione di cambio e di ristoro per i viandanti che percorrevano la via Quinzia.

Oltre al riposo per cavalli e mandrie, l'osteria forniva un buon vino casereccio e, in alcune occasioni, semplici e genuine vivande. Il cammino prosegue su una strada sterrata alla nostra destra ed in leggera salita. E' un tipo sentiero di campagna costeggiato da olmi, quercie, pioppi, cerri, noccioli dal cui sottobosco provengono dei rumori che ci fanno intuire la presenza di scoiattoli, istrici....

Lungo tutto il tragitto si potrà ammirare la bella vista di Ornaro Alto e delle colline circostanti. Alla nostra sinistra si estendono appezzamenti di terreno ancora oggi utilizzato per il pascolo e l'agricoltura. Accompagnano il nostro cammino alcune pareti rocciose che presentano al loro interno piccole grotte, rifugio di qualche superstite cinghiale durante il periodo invernale.

Ai bordi della strada troviamo fiori ed una vegetazione rigogliosa soprattutto grazie alla presenza di un ruscello gorgogliante che si intravede alla nostra sinistra e arrivati ad un bivio, il rigagnolo scende sotto il sentiero per riaffiorare lungo la via Quinzia ed accompagnarci ancora una volta lungo il percorso.

Ora la strada cambia aspetto e diviene asfaltata. Tutt'uno con la natura circostante, come parte integrante dell'ambiente, si scorgono tra il verde i primi resti dell'antica via Quinzia, costituiti da enormi blocchi di pietra squadrati. Qua e là tra la boscaglia, si intravedono ruderi di casali parzialmente abbandonati. Ma il presente, spesso, non rende giustizia all'importanza che questi avevano in passato, perchè oggi vengono utilizzati solo come stalle.

E' così per il casale che troviamo alla nostra sinistra e che un tempo costituiva l'"Osteria du fossittu", nome che deriva probabilmente dal fosso di Santa Felicita. Tutto intorno nei campi, si vedono tracce ingenti di un passato per lo più ignoto.

Lungo questa strada, per molto tempo, hanno transitato gli allevatori nel periodo della transumanza, questo spiega l'esistenza della varie osterie. Proseguendo si incontra un altro rudere di casale, ma meno importante dal punto di vista storico. Al suo interno, curiosando, scopriamo una nicchia che in passato era utilizzata per mettere al fresco il vino. Addossato ad una collinetta, troviamo di fronte un grosso muraglione di sostegno su cui passa la via Quinzia e che ancor oggi è meravigliosamente conservato. Il muro è molto compatto, costituito da grossi blocchi di pietra squadrati, incastrati e sovrapposti l'un l'altro. Ora il sentiero procede in salita. Questo tratto di strada è detto dagli abitanti del luogo "i Sassoni".

Il nome deriva dagli enormi massi romani che sono distribuiti in modo casuale nei terreni posti alla nostra destra . Proseguendo si vedeono già le prime case di Colonnetta, edificate tutte intorno alla colonna miliare che contrassegna il 40 miglio della via romana.

Con questo termine si fa riferimento ad un antico metodo di misurazione, in base al quale ad ogni miglio (di 1481 metri) lungo le strade pubbliche, i Romani ponevano colonne cilindriche di pietra.

Questa colonnetta è una di quelle che venivano poste ogni dieci miglia, perciò risulta più grande.


A cura della scuola media statale "Marco Polo" di Torricella in Sabina nell'anno scolastico 1996/97 e con il contributo dello stesso Comune.

 


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