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La Villa Romana di Cottanello

Come arrivarci:

  • Uscite dall'autostrada Roma - Firenze al casello "Magliano Sabina".
  • Percorrete la Flaminia verso Civita Castellana per ca. 3 km e girate a sinistra al bivio per Torri in Sabina, seguendo la ss. 657.
  • Dopo circa 13 km. girate a sinistra al bivio per Montebuono e proseguite passando per Tarano e Rocchette, seguendo la segnaletica per Cottanello.
Questa Villa Romana si trova nel comune di Cottanello. Per sapere di più su questo comune, vedi la pagina Cottanello.

Di prossima apertura al pubblico

La Villa di Cottanello
Edilizia Edilizia privata di epoca romana in Sabina

Il definitivo inserimento della Sabina nel mondo romano apportò rapidi cambiamenti nelle strutture economiche preesistenti e profondi mutamenti nelle forme insediative e del paesaggio.
Con l'avvento della romanizzazione, avvenuta al termine della III guerra sannitica ad opera del console Manio Curio Dentato, grande innovazione nel paesaggio agrario della Sabina è la realizzazione di imponenti ville rustiche che, accentrando le attività agricole locali, al contempo causeranno il progressivo abbandono degli antichi nuclei abitati, costituendo l'asse portante del futuro sistema di sviluppo dell'intera regione.
Tali modificazioni organizzative delle attività territoriali trasformarono la fisionomia dell'area, anche se, disseminate per la campagna, continuarono ancora ad esistere le modeste abitazioni contadine che, in alcuni casi, potevano anche addensarsi in nuovi villaggi nati lungo i tracciati viari costruiti o ristrutturati dopo la conquista romana.
E' soprattutto nell'ambito delle grandi ville rustiche che si iniziò ad assistere, principalmente ad opera della classe senatoria, alla trasformazione della chiusa economia della piccola proprietà ad un'economia aperta, incentrata sulla produzione di colture specializzate, organizzata su una conduzione schiavistica, basata sulla produzione di derrate alimentari destinate al grande mercato romano, ove dovevano giungere tramite il Tevere e la via Salaria.
Verosimilmente queste proprietà dovevano essere di media grandezza, secondo quanto anche Varrone, originario del reatino e proprietario di fondi agricoli, ci ha tramandato insieme a numerose notizie della situazione economica e della produzione sabina, e , quando nel De re rustica, enuncia le caratteristiche dell'azienda agricola ideale fa certamente riferimento alla realtà della sua terra d'origine.
Anche se, soprattutto per la mancanza di scavi sistematici i rinvenimenti archeologici non ci forniscono direttamente che pochi elementi sulle produzioni riconducibili alle attività di queste ville, le fonti letterarie costituiscono una fondamentale base d'informazione per la conoscenza dell'argomento e sottolineano l'economia agraria della Sabina meridionale come concentrata su colture specializzate quali la vite e l'olivo.
Dal I sec. d.C. l'olovicoltura acquistò sempre più importanza e Galeno, medico vissuto nel II sec. d.C., grande estimatore dell'olio sabino, lo riteneva superiore tra tutti gli allora conosciuti e lo consigliava come base essenziale per molti dei preparati farmaceutici; quest'olio fu l'unico olio italico ad essere paragonato, da Columella, a quello betico, considerato come il migliore dell'antichità.
Altri prodotti caratteristici furono i fichi, le pesche della varietà supernatia, le ghiande e le mele.
Oltre all'allevamento degli animali domestici, indispensabili alla vita delle ville e delle fattorie stesse, diffusissimo fu l'allevamento dei volatili e, principalmente, quello dei tordi: molti infatti erano i rivenditori romani che , prendendo in affitto in Sabina uccelliere con gli uccelli, nelle stagioni non di passo le rivendevano a Roma, ricavandone considerevoli proventi.
Delle numerose ville della sabina tiberina, ben diversa dalla sabina interna dove differenti condizioni climatiche e geomorfologiche determinarono altre forme di insediamento unite a strutture economiche e condizioni sociali del tutto diverse, restano per lo più le sole opere di terrazzamento che costituivano la parte basamentale di questi complessi.
Le fonti letterarie riferiscono i nomi di alcuni dei personaggi illustri proprietari terrieri in Sabina, quali Catone ed il senatore Assio o anche Cicerone, Orazio ed Agrippa, ricordati come possessori di appezzamenti di terreno.

La Villa di Cottanello
Un interessante esempio di questa tipologia insediativa rurale rappresentato dalla villa di Cottanello, nell'omonimo comune in provincia di Rieti, il cui nome alcuni studiosi ipotizzano derivi proprio da una villa esistente nella zona, appartenuta alla famiglia romana del legato Lucio Arunculeio Cotta.
Alla fine degli anni '60, i lavori agricoli effettuati in località Colle Secco, riportarono alla luce un complesso abitativo, fino ad oggi parzialmente indagato, che occupa un'area rettangolare di circa 90x70 m.
Le campagne di scavo degli anni 1969, 1970 e 1972, condotta dalla Soprintendenza archeologica per il Lazio con la collaborazione di volontari membri della "Pro Loco", permisero l'individuazione solo di una parte del perimetro dell'edificio abitativo.
La villa, che rientra nella tipologia della Domus ad atrio e peristilio, è caratterizzata da uno sviluppo planimetrico abbastanza articolato e presenta la maggior parte degli ambienti decorati da interessanti pavimenti musivi dal repertorio particolarmente ricco.
Questi, tutti in bianco e nero, fatta eccezione per la presenza in alcuni casi di tessere in rosso Cottanello, sono per lo più a decorazioni geometriche e, staccati e sottoposti a restauro, sono stati ricollocati al loro posto protetti da tettoie metalliche.
Oggigiorno si accede alla villa da due ingressi posti a sud-est ed ad ovest e di quest'ultimo, che doveva costituire l'ingresso al peristilio ed agli ambienti settentrionali, si conserva ancora un lacerto della pavimentazione realizzata in blocchi di calcare e rosso Cottanello.
Il peristilio, che in un secondo momento subì delle trasformazioni essendo stato chiuso sul lato ovest da un muro, costruito con materiali di recupero, era ornato da quattro colonne sul lato corto e sei sul lato lungo, con capitelli di ordine tuscanico in calcare e basi, conservatesi, realizzate in laterizio ricoperto da stucco, in alcune parti ancora con tracce azzurre di colore.
Il corridoio posto lungo i lati sud ed est di questo ambiente è pavimentato da un mosaico decorato da riquadri in rosso Cottanello con motivo centrale a crocette di tessere bianche, e da questo, tramite un'esedra rettangolare decorata da un mosaico con motivi a clessidra e piccoli quadrati neri, separato con un motivo a treccia da un altro a quadrati bicromi, si accede ad un ampio ambiente identificato come triclinio estivo: pavimentato da grandi quadrati in tessere bianche, incorniciati da sottili fasce nere, con ogni probabilità al suo centro doveva presentare un emblema oggi non più visibile.
L'ambiente era accessibile da tutti i lati: oltre che dal peristilio, dall'ingresso ad est, successivamente tamponato, che conduceva al portico, da quello a sud che introduceva al tablinium pavimentato con un mosaico raffigurante un reticolo di losanghe.
Sui due lati lunghi del tablinio sono disposti simmetricamente quattro cubicula con tracce d'intonaco alle pareti e mosaici pavimentali semplici e di gusto molto raffinato con decorazioni rispettivamente in motivo a nido d'ape, a cancello, schema geometrico costituito da ottagoni allacciati e quadrati con elementi fitomorfi, a piccoli volatili e maschere teatrali, a schema geometrico del tipo a quadrati raccordati da stelle lineari di otto losanghe unite da un motivo a rombo, con inserimenti fitomorfi policromi.
Dal tablino si raggiunge l'atrio, in comunicazione anche con il triclinio estivo tramite un corridoio parallelo ai cubicula occidentali.
Nell'atrio di tipo tuscanico, l'acqua piovana delle quattro falde del tetto veniva raccolta nel bacino dell'impluvium da dove era distribuita, mediante tubature, agli ambienti termali posti nella zona sud-ovest del complesso.
Il pavimento dell'atrio era decorato a mosaico di tipo a crocette e al suo centro nell'impluvium (3,80x2,80 m.), pavimentato in opus spicatum, è possibile individuare alcuni muri in opera incerta riferibili ad una prima fase di costruzione della villa.
A sud dell'atrio si trovano altri tre ambienti, dalla non definita destinazione d'uso, dove si conservano lacerti di pavimenti musivi.
Lungo il lato orientale dell'edificio è un portico, in comunicazione tanto con l'atrio, tramite un accesso poi chiuso, quando con il triclinio estivo dove si conservano i blocchi scanalati per lo scolo delle acque.
In epoca posteriore, a probabile sistemazione dell'ingresso della villa su questo lato, il porticato, sotto sui si conserva un cripti-portico a due bracci realizzato in opera incerta, è stato diviso in due parti da muri in laterizio.
La zona termale, ad ovest dell'atrio, sembra appartenere ad una seconda fase dello sviluppo della villa, essendo state rinvenute negli ambienti tracce di una precedente realizzazione dell'impianto, è stato individuato il frigidarium, contraddistinto dalla forma circolare con quattro nicchie contrapposte e pavimento in cocciopesto, sovrapposto a tracce di una precedente pavimentazione in opus spicatum.
L'attiguo ambiente orientale, attraversato diagonalmente da un fognolo le cui tracce erano visibili anche sotto il piano pavimentale dell'atrio, è stato interpretato come tepidarium.
Immediatamente a sud di questo, con un'abside sul lato breve e pavimentazione in cocciopesto, si trova il calidarium, che a sua volta, come gli altri ambienti, mostra evidenti tracce di successive trasformazioni.
La destinazione d'uso degli ambienti posti a fianco delle treme non è certa, m molto probabilmente dovevano essere adibiti a servizi.
Tra la zona termale ed il peristilio sono presenti atri due vani: il primo ha un pavimento con decorazione del tipo a crocette su fondo nero, un motivo vegetale a tessere nere su fondo bianco occupa il campo della soglia orientale, mentre quello della soglia occidentale è decorato da un gallo ed una gallina di tessere bianche su fondo nero, con cresta e bargiglio in rosso Cottanello.
Il secondo ambiente presenta un tappeto musivo a tessere bianche con tessitura obliqua bordato da due righe nere, mentre il terzo è pavimentato in cocciopesto con tracce di colore rosso e sul lato conserva parte di una scala con gradini in calcare, che portava al piano superiore.
Dallo studio delle tecniche costruttive utilizzate, si possono individuare più periodi nella realizzazione della villa: una prima fase, da collocare cronologicamente tra la fine del II ed il I sec. a.C., è caratterizzata dall'opera incerta; una seconda, compresa tra la fine del I sec. a.C. e la prima metà del I sec. d.C., corrispondente ad un radicale cambiamento nell'impianto del complesso con la realizzazione del peristilio e di ambienti di rappresentanza pavimentati a mosaico, definita dall'opera quasi reticolata e dall'utilizzo del calcare locale e della pietra rossa di Cottanello; l'ultima, molto più tarda, contraddistinta dall'opera vittata presso il peristilio con trasformazione di questo ambiente e con la chiusura di alcuni accessi alla zona porticata.
La villa ha restituito, tra gli altri materiali, un considerevole numero di lastre di rivestimento riccamente decorate con raffigurazioni di sfingi, gorgoneia ed elementi vegetali.


Si ringrazia la Dott.ssa Giovanna Alvino della Soprintendenza Archeologica del Lazio, per la gentile concessione del testo.

 


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