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Palazzo Baronale Orsini-Naro

Come arrivarci:

  • Uscite dall'autostrada Roma - Firenze al casello "Fiano Romano".
  • Prendete la superstrada fino a Passo Corese e poi la strada provinciale 313 fino al bivio per Montopoli.
  • Seguite la segneletica per Mompeo.

orario dell'apertura al pubblico e visite guidate:
Sabato ore16:00- 18:00 Domenica ore 9:00-13:00, 16:00 -18:00
fax: 0765 469020
Palazzo Baronale Orsini-Naro si trova nel comune di Mompeo. Per sapere di più su questo comune, vedi la pagina Mompeo.

A Mompeo si possono visitare anche La Chiesa Natività di Maria Santissima e dei siti archeologici di età Romana.
 
Il Palazzo Orsini-Naro-Patrizi - a cura di Roberta Duranti
L'esistenza di un nucleo originario risalente al X-XI secolo, giunto ai nostri giorni solo attraverso piccoli ed esigui frammenti inseriti in alcuni vani dell'edificio, è comprovata da documentazione storica risalente al periodo ottoniano (Ottone III imperatore, 980-1002), in riferimento alle pertinenze spettanti alla Imperialis Abbatia Farfensis.
In un diploma imperiale dell'anno 817 papa Stefano IV (816-817) concede all'abate farfense Ignoaldo il Fundus Pompeianus, che comparirà più tardi anche in un privilegio dell'imperatore Lotario (795-855); il "Fundus" restò pertanto sotto il diretto dominio dell'abbazia farfense, investita di tale autorità ora dall'autorità pontificia, ora da imperatori romani, germanici o carolingi.
Il Fundus Pompeianus nell'anno 875 è presente in un atto dell'Abate Giovanni il quale conferisce ad un certo Francone l'investitura feudale del territorio di Pompeje; due anni dopo,
lo stesso Francone chiede ed ottiene il permesso di edificare un castello su un colle del territorio.
Non si conoscono ad oggi notizie relative all'ultimazione e l'assetto definitivo del castello originario, che con ogni probabilità fu terminato intorno alla fine del X secolo, poggiato su di uno sperone di confluenza nella roccia calcarea, che dominava la vallata del Farfa.
Le alterne vicende del secolo successivo, confermano la dipendenza dalla Badia di Farfa, mediante la concessione del Fundus ai Crescenzi, ai Savelli, ed infine agli Orsini: sul finire del XII secolo, il signore di Mompeo Simeotto Orsini.
Una lacuna di testimonianze di oltre un secolo, lascia solo supporre che il dominio degli Orsini sia rimasto incontaminato fino al 1423, anno in cui si parla di "Pompejo" in un atto di Bertoldo Orsini circa una rivendicazione degli eredi Anguillara ed Alberteschi, in base all' arbitrato pronunciato dal cardinale Giovanni Orsini.
Seguì Troilo, quindi Pierangelo, il quale lasciò erede universale dei suoi castelli sabini il figlio Pier Francesco. Il testamento fu redatto a Mompeo, nel castello che era divenuto ormai residenza abituale di Pierangelo, in una stanza chiamata "de li Palladini", in riferimento ai soggetti riportati negli affreschi del palazzo orsiniano.
Nell'anno 1559 il feudo è eretto in marchesato durante il dominio di Alessandro e Virginia Orsini; tale data è riportata nella lapide che sovrasta la facciata della chiesa principale, in ricordo del restauro voluto dal popolo "Castri Pompejo" della chiesa dedicata alla Natività di Maria SS.ma. Il marchesato degli Orsini terminò nel 1635 con la vendita del feudo di Mompeo ai Capponi di Firenze, i quali a loro volta lo cedettero, il 15 maggio del 1646 per 39.000 scudi, ai Marchesi Naro.
Della struttura "orsiniana" del palazzo baronale, di Bernardino Naro conservò soltanto due torri, incorporate nella nuova struttura del Palazzo Baronale; la cultura e l'amore per l'arte di Bernardino, trasformarono l'assetto del palazzo, dotato all'interno di fontane, viali e giardini abbelliti con basi di colonne sormontate da sfere di marmo. La ristrutturazione interessò anche l'intero nucleo abitato, l'attuale "centro storico", con vie lastricate ed articolate in funzione del nuovo palazzo baronale, centro della vita di Mompeo nel XVII secolo; nello stesso periodo il marchese costruì la porta esterna, in travertino, sulla quale ancora oggi è ben visibile lo stemma della famiglia patrizia, nonché un sontuoso colonnato con balaustrata di marmo nella piazzetta antistante la porta d'accesso al paese.
I Marchesi Naro risultano signori di Mompeo fino al termine del XVIII secolo, ai quali succedono i marchesi Patrizi.
Il palazzo baronale successivamente risulta di proprietà dei Luciani di Roma, del com. Ciufici e dell'avv. Baranello, dell'ing. Di Salvo. Dal 1995 è proprietà del Comune di Mompeo.

All'interno del palazzo, lungo la scala interna di accesso al piano superiore, si trovano due lapidi commemorative, rispettivamente in onore di Bernardino Naro, e di papa Urbano VIII, in ricordo dell'amicizia maturata nel tempo, ed in riferimento ad una tradizione secondo la quale papa Urbano VIII sarebbe stato ospite dell'amico Bernardino (nunzio apostolico a Parigi e poi capitano delle guardie) proprio nella nuova residenza di Mompeo; al di sopra delle lapidi, in nicchie appositamente ricavate vi erano un tempo i busti che ritraevano i due personaggi illustri.
Di notevole importanza il piano superiore dell'edificio che comprende una serie di stanze e di saloni di cui sei, sul piano "nobile" conservano affreschi risalenti al '600. Da un'analisi formale, esposta dalla Dr.ssa Sonia Amadio nella tesi di laurea in storia dell'Arte del 1994, gli affreschi delle volte sono attribuibili a Vincenzo Manenti (l'Onore, la Perspicacia, la Fama, e l'Aurora) mentre la Fede e l'Autorità Spirituale sembrano appartenere al pittore reatino Salvi Castellucci.

L'Onore: Figura femminile vestita di porpora , raffigurata in piedi davanti ad un piedistallo regge con una mano una statuetta (forse la vittoria), e con l'altra una fronda di alloro.
La Perspicacia: Ancora una figura femminile, che il pittore raffigura nelle vesti di Pallade Atena, dea della saggezza.
La Fama e l'Aurora: gamma cromatica molto chiara e ambientazione all'aria aperta.
L'Autorità Spirituale: riferibile probabilmente alla lunga amicizia con il papa Urbano VIII, è una figura che ritrae le vestigia del capo della Chiesa di Roma;
La Fede: Figura che ricorda i primi martiri della Chiesa.


Si ringrazia il comune di Mompeo per la gentile concessione del testo



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