| Chiesa
Parrocchiale "Natività di Maria Santissima"
Nel 1559, il popolo
del "Castrum Pompei", durante il marchesato di Alessandro
Orsini fece restaurare la chiesa parrocchiale. Al 1663 invece risale la
riedificazione dell' edificio sacro per volontà di Bernardino Naro,
il quale vi fece costruire anche la cappella gentilizia, in cui secondo
testamento, alla sua morte doveva essere deposto il cuore, mentre il corpo
è sepolto nella splendida cappella di famiglia nella Chiesa di
S. Maria sopra Minerva in Roma.
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Fabrizio
Naro, di Bernardino, proseguì l'opera intrapresa dal padre
abbellendo la nuova chiesa con gusto legato alla tendenza barocca
del tempo; donò alla chiesa un prezioso reliquiario, e nel
1668 fece edificare poco lontano dal paese una cappella detta "Chiesola",
poi la chiesa di S. Eleuterio nella campagna. Nell'anno 1674 fece
trasportare un crocifisso ligneo da una chiesetta di campagna nella
sua cappella gentilizia; per tale evento furono invitati rappresentanti
dell'aristocrazia romana ed alti prelati della curia e per l'occasione,
furono coniate medaglie commemorative.
La morte lo
colse nell'anno 1697, e seguendo anche in punto di morte le orme
paterne, espresse la volontà affinché il suo cuore
fosse posto nella cappella gentilizia. Ancora oggi nella cappella
gentilizia sono visibili le effigie di Bernardino e Fabrizio Naro
in bassorilievo, con le rispettive epigrafi.
Nella chiesa principale sono inoltre di notevole importanza, oltre
alla pregevole lavorazione degli altari delle cappelle laterali
e altare maggiore in legno dipinto a finto marmo:
- Tela della Madonna del S. Rosario di Pompei all'interno della
cappella omonima;
- Tavola della "Madonna col Bambino" sull'altare maggiore
(attualmente sostituita da una copia - tela ad olio - dopo il furto
dell'originale nell'ottobre '94);
- Altare in marmo nella cappella gentilizia dei Naro, con annesso
crocifisso ligneo sopra indicato (cfr. foto);
- Dipinti con i soggetti dei Santi compatroni S. Egidio abate e
S. Vincenzo Ferreri;
- Ciclo di affreschi nell'abside dell'altare maggiore, con i Quattro
Evangelisti, attribuiti a Vincenzo Manenti. |
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