Cronistoria dell'Area Archeologica di Mompeo home

Il Messaggero di Rieti
Domenica 10 novembre 1957

UNA SCOPERTA ARCHEOLOGICA DI ECCEZIONALE VALORE

Vestigia di un'antica via romana rinvenute nei pressi di Mompeo
Di Claudio Bonanni

Un cippo miliare, venuto alla luce in <Vocabolo Campo>, testimonia inconfutabilmente l'esistenza dell'antica arteria - Una ricognizione effettuata nella zona dal professor Giulio Jacopi, Sovrintendente delle antichità del Lazio - Auspicato un sollecito interessamento delle autorità competenti.


Giunti a Passo Corese (il nome ricorda l'antica <Cures>) la vista di colpo cambia; proviamo netta la sensazione di varcare un confine immaginario e di addentrarci in una regione nuova e piena di sorprese. Il paesaggio è veramente incantevole e, ad ogni curva della strada, ci vengono incontro continue, nuove bellezze. Attraversiamo il cuore di una delle più affascinanti terre d'Italia , la Sabina, vetusta e pur sempre giovane. I luoghi evocano ricordi antichi: da queste contrade partirono quegli uomini che da fieri nemici della sorgente Roma , ne divennero successivamente i primi abitanti, con i Latini-fondatori, e trasmisero alle future generazioni romane le grandi doti del loro carattere. Man mano che si prosegue nel viaggio è tutto un succedersi di boschi, di ruscelli, di collinette: ivi, per secoli dominava l'olivo, nobile pianta per la quale la Sabina andava giustamente famosa. Fu l'improvvisa quanto tremenda gelata di due anni or sono che distrusse gran parte di questo immenso patrimonio arboreo, e si deve alla sola fatica di queste genti incredibilmente attaccate alla loro terra da un amore atavico, se tra le piante isterilite dal gelo si vedono oggi affacciarsi timidi nuovi olivelli. Ai buoni raccolti di questa terra si aggiungono paesaggi di sogno: dalle sue profondità continuamente affiorano innumerevoli testimonianze dell'antica vita sabina e romana e tomb, armi, vasi , suppellettili, vengono scavati dal vomere che la rimuove. Oggi la nostra attenzione è attirata da qualcosa di veramente sensazionale, la cui esistenza fino a ieri si ignorava. Ad informarci della cosa è stato un nostro amico, Fausto Raspini, figlio di questa terra sabina che tanto ama.
E lui guida , in una tiepida giornata di questo splendido ottobre , siamo partiti alla volta di Mompeo Sabino, nelle cui adiacenze si trovavano le vestigia romane delle quali ci aveva parlato.
Sorpassiamo Poggio Mirteto e, dopo pochi chilometri, di collina, ai cui piedi scorre, pigro il Farfa, giungiamo nella proprietà Raspini, mèta del nostro itinerario. Qui, grandi sorprese ci attendevano: per quanto viva fosse stata la descrizione, la realtà superava ogni nostra aspettativa!... Lungo la strada e giù per i campi è tutto un affiorare di resti archeologici, alcuni dei quali in ottime condizioni. Percorrendo il tratto che dal bivio di Mompeo conduce alla casa dell'amico, abbiamo ammirato ai due lati della strada sei tombe romane, tutte perfettamente conservate ed una di esse, al cui lato è addossata una rustica cappellina dedicata alla Madonna del Mattone, ci ha colpito particolarmente per la sua imponenza. Alta dai 6 agli 8 metri, costruita in corpo a secco, in antico rivestita probabilmente di grossi blocchi di tufo grigiastro, misura almeno quattro metri di lato.
La cella funeraria è chiaramente identificabile e attualmente è adattata a…rustico forno.
Le altre costruzioni destano non minore interesse: la maggior pare delle case coloniche della contrada, è costruita su fondamenta di antiche tombe, tutte del tipo di quella ora descritta.
Nei campi adiacenti un continuo affiorare di muri ove l'opera laterizia fa riscontro al classico reticulatum.
La stessa casa del Raspini è costruita su di una grande cisterna perfettamente conservata, utilizzata oggi come cantina. A cento metri dalla casa sorgono tre grandi ambienti costruiti in bell'opera <mista>, forse appartenenti, date le loro caratteristiche, ad un complesso termale. Ciò, che anche alla luce di altri importanti resti, farebbe pensare all'esistenza sul luogo di una o più ville.
Tante, importanti testimonianze avevano indotto il nostro ospite, grande appassionato di materia archeologica, a ritenere che la mulattiera che ancor oggi passa sotto Mompeo per teminare a Rieti, e che i Mompeani chiamano tuttora <Strada degli antichi romani> , fosse in realtà proprio una via antica.
Ma, pur tra tanti indizi, mancava una prova concreta!
Quasi come nelle antiche leggende , tre mesi or sono si compie il miracolo che Raspini ci confida oggi di avere sempre atteso: nel fondo in <Vecchio Campo> a circa un chilometro dalle antiche vestigia ed a pochi passi dal tracciato della via che si suppone romana, è venuta alla luce una grande colonna di calcare con una interessante e ben conservata iscrizione latina:
IMP. CAESAR DIVI F.
AUGUSTUS COS
XI TRIBUN. POTEST. VI
EX S.C. XXXV
Si tratta, non vi è dubbio, di un cippo miliare di quelli che abitualmente venivano collocati dai Romani lungo le strade di una certa importanza. Ove si escluda l'ipotesi, del resto assurda, che il pesante cippo potesse trovarsi casualmente in tal luogo a seguito di una qualche manomissione in epoca posteriore, siamo di fronte alla palese dimostrazione dell'esistenza, nelle immediate vicinanze, di una antica strada romana.
Dopo tanti anni di ipotesi, di congetture, ecco finalmente una prova concreta!(il nostro amico quando parlava commosso e fiero della <sua>colonna, evidente conferma di supposizioni che risalivano alla sua prima giovinezza, ci ha riportato alla mente Axel Munthe e la storia della Sfinge di Villa San Michele ad Anacapri).
Allontaniamoci per un momento dall'essenza romantica del ritrovamento per esaminare i problemi (non sono pochi!) che tale scoperta comporta.
A quale strada, innanzitutto, appartiene il cippo venuto alla luce? A Passo Corese com'è noto , si diparte dalla Salaria una strada provinciale che - per Poggio Mirteto - raggiunge ugualmente Rieti. Il cippo ritrovato nella zona di Mompeo potrebbe far pensare ad un tracciato diverso da quello tradizionale su cui poggi l'attuale via Salaria per quel tratto, anche se peraltro non sia da scartare totalmente l'ipotesi della esistenza di una delle tante vie che si dipartivano dalla Salaria, ad esempio la <Caecilia>, e la <Quintia>, delle quali ci è noto il nome ma delle quali non è stata rinvenuta, fino ad oggi , traccia.
Durante un suo accesso in luogo il Prof. Giulio Jacopi, Sovrintendente delle antichità del Lazio, ha riconosciuto l'importanza del ritrovamento agli effetti di una migliore conoscenza della rete viaria antica della Sabina ed ha anche promesso il proprio interessamento per una eventuale esplorazione della zona. Non meno interessante un altro rilievo: la possibile presenza di grandi ville e soprattutto quella evidentissima di ingenti contributi tombali in Mompeo, inducono a ritenere l'esistenza in antico, di un centro di una certa importanza e ricchezza, situato nelle immediate vicinanze.
Affascinante, sebbene ben lungi dall'essere approvata, è altresì l'ipotesi che esistesse un centro romano situato in località <Mons Pompei>, nel cui termine starebbe l'etimologia dell'attuale Mompeo.
No si può negare alla luce dei rilievi suddetti, la chiara importanza che questa zona riveste per il suo ricco patrimonio archeologico.
Formuliamo, quindi, l'augurio che le autorità competenti sia ministeriali che provinciali, vogliano impegnarsi affinché l'attuale strada del Tancia che da Poggio Mirteto conduce a Rieti passando per Mompeo e quasi ricalcando la supposta via romana con la quale il cippo rinvenuto di recente dovrebbe avere relazione, venga presa nella sua giusta considerazione e opportunamente studiata.
Solo così l'affascinante sogno dell'amico Raspini potrà trovare giusta conferma in una realtà che ci auguriamo non lontana.

 


Il Resto del Carlino
28 marzo 1958

Anche i colli della Sabina offrono singolari sorprese

Sulla "Strada degli antichi romani" la pietra miliare avvolta nel mistero.
di Paolo Romoli

Essere a Roma, e da Roma muoversi fino ai colli della Sabina per andare a visitare delle rovine romane, può avere forse del paradossale, se non dei ridicolo addirittura. Ma questo è proprio quello che abbiamo fatto, col desiderio di offrire a chiunque possa interessare, la non comune storia di uno dei tanti <sassi romani> che continuamente vanno ad aumentare il patrimonio archeologico nazionale.
Vogliamo parlare cioè di un cippo miliario, rinvenuto circa un anno fa da un contadino che stava arando il suo campo; e al storia più interessante di questa colonna, è che essa, ufficialmente almeno, non ha storia. Ma qui le cose cominciano a farsi ingarbugliate, e sarà quindi meglio procedere con ordine. La Sabina è - ingiustamente - una delle regioni meno conosciute tra tutti i territori che vivono all'ombra dell' Urbe. Se non altro per esigenze storiche, tutti l'hanno sentita perlomeno nominare, ma pochissimi la conoscono direttamente, ignorando così uno dei paesaggi più caratteristici dell'Italia tutta, che, sullo sfondo del Soratte, unisce alla dolcezza di pendii propria delle colline toscane, i colori che altrove solo l'Umbria conosce.
In questo scenario, Mompeo non è che un piccolo paese, a nord-est di Poggio Mirteto , che oggi ha soltanto l'onore di essere nominato in una lapide murata nel portico di San Pietro, insieme ad altri piccoli centri che, ancor prima del 1000 si riservavano l'onore e l'onere di fornire l'olio per lel lampade che ardevano costantemente sulla tomba di San Pietro.
Non è stato mai un cento molto ricco, Mompeo, e fu a lungo teatro, come se ciò non bastasse, di reiterate e feroci scorribande di saraceni, che si spingevano fin da queste parti, attirati forse dai tesori che la famosa abbazia di Farfa, al cui feudo Mompeo apparteneva, poteva promettere. Cacciati i mori, il paese fu ricostruito dalla munificenza di vari Papi, e passò poi sotto il dominio di varie famiglie, finché nel secolo XII non vi giunse quale signore feudatario Simeotto Orsini, il quale si affrettò, spinto dai debiti, a metterlo all'asta al migliore offerente. Quelli, come si sa, eran tempi d'oro per i fiorentini, e l'asta fu vinta dai Capponi, i quali rivendettero ben presto il tutto ai Naro di Roma, i quali, più di ogni altro si dettero da fare per abbellire e ricostruire la zona, con l'intenzione di restarci più a lungo possibile. Il che fecero.
Questa la storia ufficiale di Mompeo e del suo circondario: ma le rovine romane che affiorano nella zona fanno fede di vicende di gran lunga anteriori e forse ancor più gloriose, di cui però quasi niente si conosce , e di cui pochissimo si può d'altronde ricostruire , sia pur affidandosi un po' alla storia di Roma e molto anche alla fantasia.
Mompeo stesso è nome di chiara origine latina: molto probabilmente risale per sincope ad un Mons Pompei di cui si possono trovare degli accenni in antiche iscrizioni o documenti che parlano della zona come di un Fundus o Praedium Pompeianum, o di un Castrum Montis Pompei.
Qualcuno ha parlato quindi di una villa di Pompeo Magno, ma più probabilmente le ville di cui rimangono numerose rovine appartennero piuttosto a liberti dell' Imperatore, i quali per gratitudine posero a quelle dimore il nome del loro benefattore.
Numerosi sono infatti i resti archeologici che solo la vicinanza di Roma lascia purtroppo negletti da parte delle competenti autorità: resti di costruzioni di rilevanti dimensioni, e certo anche di notevole lusso, dal momento che quasi a getto continuo vengono ritrovati nella zona frammenti di statue, capitelli finemente lavorati, frammenti di pavimento lavorati a mosaico. La maggior parte delle case dei contadini è costruita sulle fondamenta di antiche costruzioni romane, e nei campi affiorano frequenti muri dove l'opera laterizia si alterna al classico <opus reticulatum>. Tra le cose più rilevanti si notano poi un enorme serbatoio d'acqua, vicino a rovine di altri ampi ambienti che fanno pensare a delle terme. E percorrendo la strada che dal Bivio di Mompeo conduce in località chiamata Campo, si ammirano sei tombe romane del classico schema architettonico di quella di Cecilia Metella, ottimamente conservate, di cui una alta circa otto metri e larga tre, nella cui cripta funeraria è stato ricavato un forno per cuocervi i fichi secchi.
Mompeo dovette quindi essere centro romano di non poca importanza. E tra le prime cose che abbiamo notato con interesse, da quelle poche frasi scambiate con alcuni contadini, è stato come il dialetto abbia ancora oggi conservato vocaboli e frasi di palese etimologia latina: illu per quello, issu per lui, loco per posto, ed altri.
C' è infine una mulattiera che passa sopra Mompeo, e si allunga poi in direzione di Rieti; un sentiero che viene chiamato stranamente <la strada degli antichi romani>, e che in alcuni punti serba effettivamente l'impronta di una vecchia strada romana.
Ed a questo punto , dopo molto divagare siamo tornati più vicini alla storia del nostro <sasso>.
E' il signor Raspini, un mompeano residente a Roma, che però corre sempre appena ha una mezza giornata libera, nella sua Sabina dove ha qualche terra, che ce ne racconta la storia, accompagnandoci sul luogo del ritrovamento.
Pare quindi che, durante una delle sue frequenti visite a Mompeo, un contadino lo informasse che arando un campo, una grossa pietra aveva d'un tratto interrotto il solco che stava tracciando , e come qualsiasi tentativo di rimuoverla fosse risultato vano. Il signor Raspini stava per ordinare di farla saltare con una piccola mina, come si usa sempre fare in occasioni del genere, quando fu tentato di andare a vedere di cosa si potesse trattare. Il <sasso>, per quanto affiorasse di poco, aveva stranamente la forma di una colonna; dette ordine quindi di scavare ancora all'intorno: cominciarono a comparire stani segni che facevano più pensare ad una iscrizione che a delle incisioni naturali. Si continuò a scavare, e la colonna si rivelò in tutte le sue rilevanti dimensioni: alta circa due metri e mezzo, quasi un metro di diametro massimo, e pesa certamente più di venti quintali.
Tanto che per trasportarla dal campo al giardino della villa del signor Raspini, per un percorso di meno di due chilometri, un trattore, quattro vacche e dodici uomini sudarono le classiche venti camicie dalle sei di mattina alle cinque del pomeriggio. Sorvoliamo sull'ulteriore fatica necessaria per rizzare in piedi la colonna e sulla proporzionalità bevuta generale che concluse l'epica impresa.
Finalmente, ritto e pulito a dovere, il <sasso> si rivelava indiscutibilmente un cippo miliare su cui si legge questa iscrizione: IMP(erator) CAESAR DIVI F(ilius) - AUGUSTUS CO(nsul) XI TRIBUN(ICIA) POTEST(tate) VI - EX S(enatus) C(onsulto) XXXV.

Era quindi, come dichiarò in seguito il professor Iacopi, soprintendente alle antichità di Roma, un cippo miliario della Via Salaria, posto dall' Imperatore Augusto nel 738-39 di Roma, (16-15 a.C.), costituente quindi un interesse di notevole importanza e novità per la topografia delle strade romane che attraversavano la Sabina, di cui quasi niente, per non dire nulla affatto, si conosce.
Ma il cippo si riferisce veramente alla via Salaria? E' fuori dubbio che esso appartiene ad una via consolare : ma nella zona si sa che passavano numerose strade romane delle quali oggi si conoscono solamente il nome e non il tracciato.
Potrebbe essere ad esempio la Quintia o la Caecilia, che erano diramazioni della Salaria che giungevano a Rieti con percorso più o meno ampio.
Oppure questo cippo conferma l'ipotesi già da alcuni formulata che la vecchia Via Salaria non seguisse il tracciato che oggi viene denominato così, ma pesasse più a monte (appunto dove il cippo è stato ritrovato, cioè lungo quel sentiero che ancor oggi chiamano Salaria sia invece un'altra delle strade consolari minori che attraversavano la zona?
La nostra colonna è tornata a porre più strettamente questi problemi che fino ad oggi erano soltanto supposizioni non avvalorate da nessun elemento di fatto. Ora invece ne abbiamo la prova: questo <sasso romano> di cui tanto poco si sa e che tante cose tuttavia potrebbe e vorrebbe dimostrare. Un <sasso> veramente di non comune importanza: per questo abbiamo cercato di raccontarvene la storia.

 


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