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Cenni
storici
Il nome di questo antico paese
presuppone l'esistenza, in età romana, di un "fondo"
appartenente a una famiglia, forse nobile, certo rappresentativa nell'ambito
del ceto agrario, costituente il tessuto connettivo della popolazione
italica ai tempi della Repubblica e dell'Impero.
Come è avvenuto per latri "fondi" o unità prediali
della Sabina- basterebbe citare gli esempi di Magliano, di Contigliano,
di Cottanello-il possedimento agricolo è divenuto il nucleo di
un villaggio (pagus) e col tempo di un abitato che, per esigenze difensive,
è stato chiuso in una cinta fortificata trasformandosi in "castrum"
o in poggio (podium).
In età medioevale, Stimigliano, venne concesso, dalla Chiesa, in
feudo agli Orsini, mediante una investitura che, quasi sempre, sanava
e legittimava le usurpazioni attraverso le quali la potente casata baronale
romana si era costituita un vasto dominio, vero e proprio Stato, nel cuore
dei territori della Sabina e della Tuscia, soggetto all'alta sovranità
del Papi.
Anzi, tra i numerosi feudi ursinei, Stimigliano è da considerare
incluso nel novero dei più importanti , in virtù della sua
posizione di grosso abitato proteso a dominare la sottostante valle del
Tevere e vicinissimo ad altri castelli che la grande famiglia, coi suoi
numerosi rami, signoreggiava sulla opposta sponda del fiume. Dagli Orsini
passò, poi, ai Savelli. Il paese attraverso eterne vicende, strettamente
legate alla politica, bellicosa e turbolenta, dei suoi feudatari, tornò
sotto la immediata giurisdizione della Santa Sede, in conseguenza del
lento decadere dell'istituto feudale , intimamente legato alla progressiva
diminuzione di potere e di prestigio dell'aristocrazia romana.
Si entra in Stimigliano per una monumentale Porta bugnata cinquecentesca
ad arco a tutto sesto, legata ad un corrispondente ampliamento del contesto
edilizio più antico. Questo posto sulla estremità del colle
allungato, ha la struttura centripeta tipica di molti "castra"
sabini, con vie anguste e tortuose che , verso la Porta, si mantengono
strette, ma si presentano con percorso abbastanza rettilineo e sempre
tra edifici che, nonostante modifiche e rimodernamenti , mantengono caratteri
di severa vetustà.
Il lato orientale di Stimigliano offre un tipico esempio di castello in
cui, alla cinta fortificata, si sono addossate case private con la conseguente
trasformazione delle mura in prospetti aperti da finestre, distribuite
in vari piani, o praticate con pittoresco disordine.
Sulle abitazioni , comunque, spicca e domina la imponente mole del Castello
baronale. All'interno si possono ammirare i soffitti di molte sale decorati
con grottesche che sono tra le più fantasiose ed ornamentali della
Sabina. A sua volta la Cappella è ricca di buoni dipinti murali
; di gusto manieristico tardo cinquecentesco. La Chiesa parrocchiale è
ubicata fuori dell'antico paese, all'estremità di una vasta piazza
. E' un edificio che presenta ,oggi , esternamente ed internamente, forme
barocche, con aula a tre navate. Vi si trovano due interessanti dipinti:
uno rappresenta il Salvatore benedicente, eseguito a tempera, su tavola,
da un seguace paesano di Antonazzo Romano del tardissimo quattrocento.
L'altro dipinto, esposto all'Altare destro del presbiterio, rappresenta,
su tela, una drammatica e tenebrosa Strage degli Innocenti ed è
opera di un ignoto caravaggesco , probabilmente romano, attivo nella prima
metà del Seicento.
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