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Fara Sabina

 

 
     

 
 

Guida Breve

 
 
Dati
Altitudine: mt. 520
Abitanti:10158
Superficie: kmq. 54,88
cap 02032
Numeri utili
Comune e Pro-Loco Tel. 0765.27791
Farmacia Tel. 0765.486507
Carabinieri Tel. 0765.277004
 
 



Servizi turistici

 
 
Ristoranti:
La Pergoletta via Garibaldi,24 Tel. 0765.488120
Erre & O, via Salaria Vecchia (Borgo Quinzio) Tel. 0765.39015
Orizzonte, via Del Popolo, 49 Tel. 0765.277013
La Fraschetta, via Garibaldi,9 (Passo Corese) Tel. 0765.488037
Oliviero Al Parco, via Salaria Vecchia Km.36 Tel. 0765.488034
Piscine di Farfa (Farfa) Tel. 0765.36264
Monzi, via Furio Camillo ,19 (Passo Corese) Tel. 0765.488179
Da Pietro, via Gramsci (Passo Corese) Tel.0765.487374
Lupi, via Porta Montopoli (Farfa) Tel.0765 277008
Il Belsito, via Rieti,18 Tel. 0765.277052

Albergo:
Orizzonte*
via del Popolo, 49 Tel. 0765.277013

LEGGENDA

Agriturismo:
Masciocchi Elio, Loc. Baccelli Tel.076537315 (Vendita prodotti propri -Pesca sportiva- maneggio-escursioni culturali)

 
 


Cenni storici

L'origine di questo paese risale alla conquista Longobarda ed è implicita nel suo nome stesso il quale sta ad indicare, appunto, uno dei centri abitati eretto dagli invasori quali scolte avanzate verso il Ducato Romano. Intorno alla metà del secolo XI il paese e la rocca di Fara dipendevano già, in parte, dalla vicina e potente Abbazia di Farfa, e altre parti della fortezza e dell'abitato le pervennero nella stessa epoca in virtù di donazioni di devoti. Sulla fine del secolo poi il "castrum" di Fara fu violentemente occupato dall'imperatore Enrico IV o il quale però , più tardi, nel 1084 confermò solennemente all'Abbazia il possesso dell'importante terra fortificata. Tuttavia i diplomi imperiali e bolle papali non valsero ad impedire le usurpazioni perpetrate da signori rapaci ai danni dei Benedettini, ed infine, nel secolo XV , decaduta l'Abbazia di Farfa dal suo antico splendore , Fara venne concessa in feudo agli Orsini ai quali venne strappata per breve tempo, nel 1461, dal celebre condottiero Federico di Montefeltro. Tornò da ultimo alla Santa Sede che ne fece un capoluogo di Governo distrettuale.
L'aspetto del paese è ancora medioevale e vanta palazzetti quattrocenteschi e cinquecenteschi e notevoli Chiese. Tra queste spicca la Collegiata dedicata a S Antonino , con facciata e portale del secolo XVI . Agli Altari , nell'interno, sono degne di nota tre tele rappresentanti S.Anna che ammestra la Vergine Maria di Vincenzo Manenti, il Crocifisso tra la Madonna e San Giovanni Evangelista, che si attribuisce alla scuola di Guido Reni, S Antonio nel deserto di Angelo Maria Camponeschi (1790). Nella Cappella del SS. Sacramento , si trova un tabernacolo a forma di tempietto classico, disegnato da Giacomo Barozzi detto il Vignola. In Sacrestia è custodita una Croce processionale quattrocentesca in argento sbalzato, di Scuola Abruzzese.
Nel territorio di Fara, nella contrada di S.Maria in Arci , che allude con il suo nome, all'esistenza di un fortilizio, si vedono avanzi di mura delle città Sabina di Cures, la quale sarebbe stata la sede regia di Tito Tazio, alleato e collega di Romolo nella sovranità su Roma, ma prima suo avversario nella guerra provocata dal ratto delle Sabine. Mura megalitiche poligonali, si trovano anche a Grotte di Torri.
Il nome di Cures, è anche ricordato dall'abitato di Passo Corese e dalla terra di Corese, quest'ultima, a sua volta, nominata "castrum currense" nel 1100.

ABBAZIA DI SANTA MARIA DI FARFA

A Km.2,5 da Fara Sabina sorge l'insigne ABBAZIA DI SANTA MARIA DI FARFA che si annuncia da lontano coi profili del campanile e di un torrione medioevale. Il cenobio venne fondato, secondo la tradizione, da S. Lorenzo Siro nel secolo VI, per diffondere il Vangelo e il culto della Madre di Dio, e l'apostolato fervente dei primi monaci riaccese la fede, non solo delle popolazioni sabine , ma delle genti delle contrade umbre, marchigiane e abruzzesi e favorì le pie donazioni tanto che i possessi erano già cospicui allorchè gli invasori Longobardi assalirono e distrussero la Basilica e gli edifici monastici. Nel secolo VII , un prete savoiardo che viveva in Gerusalemme ebbe la visione della Vergine che lo esortava a venire in Italia e a recarsi in Sabina dove avrebbe trovato una Basilica a Lei dedicata su un colle chiamato Acuziano sormontato da tre cipressi. Il Pio sacerdote obbedì , riedificò il sacro edificio e cominciò la costruzione di un nuovo monastero. Egli era San Tommaso di Morienna , secondo fondatore di Farfa. Dopo la sua morte, la comunità monastica prosperò rapidamente seguendo la Regola di San Benedetto e l'Abbazia si arricchì di un vastissimo patrimonio di terre, in seguito ai lasciti e alle donazioni di moltissimi devoti, ed esercitò una vera e propria giurisdizione feudale su molti castelli, paesi e villaggi della Sabina. Le incursioni dei Saraceni nel secolo IX la devastarono e ne desolarono i possedimenti ma, dopo la sconfitta dei predoni infedeli nella battaglia del Garigliano , L'abate Ratfredo ne intraprese la ricostruzione e i successori si batterono tenacemente per riscattarne le terre usurpate spianando il camino al grande Abate Ugo I sotto il quale l'Abbazia visse il suo periodo più splendido. Favorita e protetta dagli Imperatori a cominciare da Carlo Magno, essa si schierò dalla loro parte durante la lotta per le investiture , accolse con grande solennità Enrico IV e si fregiò, superbamente del titolo di "Abbazia Imperiale".
I suoi monaci contribuirono validamente alla bonifica delle terre incolte, all'incremento dell'agricoltura, alla rinascita degli studi. Nel corso dei secoli le crebbe intorno un fiorente villaggio di artigiani e contadini che ospitò, durante il medioevo, i mercanti che accorrevano d'ogni dove alla sue celeberrime fiere. Tuttavia la crescente potenza delle grandi casate baronali romane e la loro irresistibile spinta espansionistica nel Lazio e nella Sabina, nonché la politica accentratrice della Santa Sede, cominciarono a sgretolarne i domini territoriali e a determinare la decadenza, favorita anche dal rilassamento morale dei monaci.
Perciò, al principio del secolo XV, l'Abbazia venne ridotta a Commenda e affidata al governo di Abati Commendatari che furono sempre Cardinali.
Nella seconda metà del secolo passato cessò di esistere con le leggi di soppressione delle corporazioni religiose, ma i Benedettini vi tornarono prima del Concordato (1921).
La fisionomia architettonica dell'Abbazia è, nel suo complesso, relativamente recente. La Chiesa Abbaziale risale alla seconda metà del secolo XV ed è preceduta da un cortile al quale si accede per un portale romano dugentesco con aggiunte gotiche firmato da un Maestro Anselmo. Esso è sormontato da una lunetta decorata da un affresco del principio del quattrocento d'un seguace di Gentile da Fabriano, rappresentante la Madonna col Bambino tra due Santi . sulla facciata del sacro edificio è notevole il portale elegante fregiato dello stemma ursineo e ornato d'un affresco cinquecentesco nella lunetta.
Nel tessuto murario sono inseriti frammenti di sarcofago paleocristiano. .
L'interno basicale, a tre navate divise da due filari di eleganti colonne joniche , è decorato da un grande drammatico affresco del 1561 rappresentante il Giudizio Universale , dipinto sulla parete interna della facciata del pittore fiammingo Hendrik van der Broek. Altri affreschi del secolo XVI e XVII, rappresentanti Storie della Vergine , Santi e Storie Bibliche decorano l'abside e le navate minori. Uno stupendo soffitto ligneo a cassettoni, quattrocentesco, intagliato a motivi ornamentali e a rosoni messi a oro e azzurro, copre la navata maggiore e agli Altari delle Cappelle delle navate minori si trovano tele seicentesche. Tra esse , spicca quella rappresentante la Crocifissione , copia da Francesco Trevisani , nella prima Cappella a destra. Nella Cappella successiva , nel Tabernacolo si custodisce un'antica e venerata immagine della Vergine. Si vedono poi sul pavimento, avanzi di mosaico cosmatesco con una firma mutila :"Magister Rain...." , ma resti più interessanti di più antichi edifici sacri e della cinta della mura di difesa sono recentemente tornati alla luce presso la porta della Basilica , nel transetto e nell'abside (Altare carolingio Arcosolio di Altperto).
Infine, nella Sacrestia, si trovava una statua quattrocentesca della Madonna col Bambino attribuita ad arte tedesca . Ma ora è al Museo abbaziale.
Nei locali attigui alla Sacrestia e in alcuni ambienti dei piani superiori, sono stati rimessi in evidenza avanzi di architetture e pitture che si suppongono appartenenti alla Basilica risorta dopo la parziale distruzione dei Saraceni. Notevoli alcune ampie arcate a tutto sesto, alcuni Santi del secolo XIV dipinti nei loro intradossi e frammenti di altri affreschi del secolo XV. Quest'ultimi, di più alta qualità , furono staccati e si trovano, ora, al Museo Abbaziale al pianterreno, al quale si accede dal cosiddetto Chiostro Imperiale.
Notevolissime sono poi la cripta semianulare dei secoli VII-VIII e la torre campanaria superstite dei secoli IX-XI, che esternamente è stata risanata dai danni posteriori. Alla sua base si trova un vano quadrato con avanzi di ruderi romani Esso e tutto istoriato di resti di affreschi, assai deperiti ma interessanti , di Scuola Romana , dei secoli IX e XI, rappresentanti Storie Bibliche e l'Ascensione. A fianco delle scale conducenti ad alcune stanze superiori e addossate alla detta Torre, si possono vedere le tracce del partito architettonico delle sue facce, originariamente esterne , ad archi ciechi su lesene, con motivi ornamentali in cotto. In una delle stanze suddette infine, notevoli alcuni Profeti quattrocenteschi affrescati un sottoarco. I visitatori che dispongono di tempo, , possono completare la visita chiedendo di essere accompagnati al Chiostrino così detto Longobardo o al Chiostro grande. Del primo rimangono pochi avanzi con caratteri stilistici romanici del secolo XIII ; nel secondo sono raccolte sculture ed epigrafi romane. Tuttavia la scultura più bella è il sarcofago romano , del III secolo d.C.. e con scena di battaglia., collocato all'ingresso della cripta semianulare .Vi erano anche le parti superstiti di un ciborio trecentesco con bassorilievi . Sono state ricostruite nella tribuna della Basilica . Poi, per un portale a punte di diamante, si può passare nella Biblioteca dove si trovano alcuni pregevoli ed antichi Codici. Una tela del primo Cinquecento, rappresentante la Vergine col Bambino ed un Angelo e due tavole opistografe d'un tardo quattrocentista seguace paesano di Antonazzo, rispettivamente rappresentanti: San Lorenzo Siro e San Benedetto , San Tommaso di Morienna e San Placido, sono nel Museo abbaziale, ricco di pitture e sculture di età romana, altomedioevale rinascimentale e barocca.

 
 


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