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Cenni
storici
L'origine di questo paese risale
alla conquista Longobarda ed è implicita nel suo nome stesso il
quale sta ad indicare, appunto, uno dei centri abitati eretto dagli invasori
quali scolte avanzate verso il Ducato Romano. Intorno alla metà
del secolo XI il paese e la rocca di Fara dipendevano già, in parte,
dalla vicina e potente Abbazia di Farfa, e altre parti della fortezza
e dell'abitato le pervennero nella stessa epoca in virtù di donazioni
di devoti. Sulla fine del secolo poi il "castrum" di Fara fu
violentemente occupato dall'imperatore Enrico IV o il quale però
, più tardi, nel 1084 confermò solennemente all'Abbazia
il possesso dell'importante terra fortificata. Tuttavia i diplomi imperiali
e bolle papali non valsero ad impedire le usurpazioni perpetrate da signori
rapaci ai danni dei Benedettini, ed infine, nel secolo XV , decaduta l'Abbazia
di Farfa dal suo antico splendore , Fara venne concessa in feudo agli
Orsini ai quali venne strappata per breve tempo, nel 1461, dal celebre
condottiero Federico di Montefeltro. Tornò da ultimo alla Santa
Sede che ne fece un capoluogo di Governo distrettuale.
L'aspetto del paese è ancora medioevale e vanta palazzetti quattrocenteschi
e cinquecenteschi e notevoli Chiese. Tra queste spicca la Collegiata dedicata
a S Antonino , con facciata e portale del secolo XVI . Agli Altari , nell'interno,
sono degne di nota tre tele rappresentanti S.Anna che ammestra la Vergine
Maria di Vincenzo Manenti, il Crocifisso tra la Madonna e San Giovanni
Evangelista, che si attribuisce alla scuola di Guido Reni, S Antonio nel
deserto di Angelo Maria Camponeschi (1790). Nella Cappella del SS. Sacramento
, si trova un tabernacolo a forma di tempietto classico, disegnato da
Giacomo Barozzi detto il Vignola. In Sacrestia è custodita una
Croce processionale quattrocentesca in argento sbalzato, di Scuola Abruzzese.
Nel territorio di Fara, nella contrada di S.Maria in Arci , che allude
con il suo nome, all'esistenza di un fortilizio, si vedono avanzi di mura
delle città Sabina di Cures,
la quale sarebbe stata la sede regia di Tito Tazio, alleato e collega
di Romolo nella sovranità su Roma, ma prima suo avversario nella
guerra provocata dal ratto delle Sabine. Mura megalitiche poligonali,
si trovano anche a Grotte di Torri.
Il nome di Cures, è anche ricordato dall'abitato di Passo Corese
e dalla terra di Corese, quest'ultima, a sua volta, nominata "castrum
currense" nel 1100.
ABBAZIA DI SANTA MARIA
DI FARFA
A Km.2,5 da Fara Sabina sorge
l'insigne ABBAZIA DI SANTA MARIA DI FARFA che si annuncia da lontano
coi profili del campanile e di un torrione medioevale. Il cenobio venne
fondato, secondo la tradizione, da S. Lorenzo Siro nel secolo VI, per
diffondere il Vangelo e il culto della Madre di Dio, e l'apostolato
fervente dei primi monaci riaccese la fede, non solo delle popolazioni
sabine , ma delle genti delle contrade umbre, marchigiane e abruzzesi
e favorì le pie donazioni tanto che i possessi erano già
cospicui allorchè gli invasori Longobardi assalirono e distrussero
la Basilica e gli edifici monastici. Nel secolo VII , un prete savoiardo
che viveva in Gerusalemme ebbe la visione della Vergine che lo esortava
a venire in Italia e a recarsi in Sabina dove avrebbe trovato una Basilica
a Lei dedicata su un colle chiamato Acuziano sormontato da tre cipressi.
Il Pio sacerdote obbedì , riedificò il sacro edificio
e cominciò la costruzione di un nuovo monastero. Egli era San
Tommaso di Morienna , secondo fondatore di Farfa. Dopo la sua morte,
la comunità monastica prosperò rapidamente seguendo la
Regola di San Benedetto e l'Abbazia si arricchì di un vastissimo
patrimonio di terre, in seguito ai lasciti e alle donazioni di moltissimi
devoti, ed esercitò una vera e propria giurisdizione feudale
su molti castelli, paesi e villaggi della Sabina. Le incursioni dei
Saraceni nel secolo IX la devastarono e ne desolarono i possedimenti
ma, dopo la sconfitta dei predoni infedeli nella battaglia del Garigliano
, L'abate Ratfredo ne intraprese la ricostruzione e i successori si
batterono tenacemente per riscattarne le terre usurpate spianando il
camino al grande Abate Ugo I sotto il quale l'Abbazia visse il suo periodo
più splendido. Favorita e protetta dagli Imperatori a cominciare
da Carlo Magno, essa si schierò dalla loro parte durante la lotta
per le investiture , accolse con grande solennità Enrico IV e
si fregiò, superbamente del titolo di "Abbazia Imperiale".
I suoi monaci contribuirono validamente alla bonifica delle terre incolte,
all'incremento dell'agricoltura, alla rinascita degli studi. Nel corso
dei secoli le crebbe intorno un fiorente villaggio di artigiani e contadini
che ospitò, durante il medioevo, i mercanti che accorrevano d'ogni
dove alla sue celeberrime fiere. Tuttavia la crescente potenza delle
grandi casate baronali romane e la loro irresistibile spinta espansionistica
nel Lazio e nella Sabina, nonché la politica accentratrice della
Santa Sede, cominciarono a sgretolarne i domini territoriali e a determinare
la decadenza, favorita anche dal rilassamento morale dei monaci.
Perciò, al principio del secolo XV, l'Abbazia venne ridotta a
Commenda e affidata al governo di Abati Commendatari che furono sempre
Cardinali.
Nella seconda metà del secolo passato cessò di esistere
con le leggi di soppressione delle corporazioni religiose, ma i Benedettini
vi tornarono prima del Concordato (1921).
La fisionomia architettonica dell'Abbazia è, nel suo complesso,
relativamente recente. La Chiesa Abbaziale risale alla seconda metà
del secolo XV ed è preceduta da un cortile al quale si accede
per un portale romano dugentesco con aggiunte gotiche firmato da un
Maestro Anselmo. Esso è sormontato da una lunetta decorata da
un affresco del principio del quattrocento d'un seguace di Gentile da
Fabriano, rappresentante la Madonna col Bambino tra due Santi . sulla
facciata del sacro edificio è notevole il portale elegante fregiato
dello stemma ursineo e ornato d'un affresco cinquecentesco nella lunetta.
Nel tessuto murario sono inseriti frammenti di sarcofago paleocristiano.
.
L'interno basicale, a tre navate divise da due filari di eleganti colonne
joniche , è decorato da un grande drammatico affresco del 1561
rappresentante il Giudizio Universale , dipinto sulla parete interna
della facciata del pittore fiammingo Hendrik van der Broek. Altri affreschi
del secolo XVI e XVII, rappresentanti Storie della Vergine , Santi e
Storie Bibliche decorano l'abside e le navate minori. Uno stupendo soffitto
ligneo a cassettoni, quattrocentesco, intagliato a motivi ornamentali
e a rosoni messi a oro e azzurro, copre la navata maggiore e agli Altari
delle Cappelle delle navate minori si trovano tele seicentesche. Tra
esse , spicca quella rappresentante la Crocifissione , copia da Francesco
Trevisani , nella prima Cappella a destra. Nella Cappella successiva
, nel Tabernacolo si custodisce un'antica e venerata immagine della
Vergine. Si vedono poi sul pavimento, avanzi di mosaico cosmatesco con
una firma mutila :"Magister Rain...." , ma resti più
interessanti di più antichi edifici sacri e della cinta della
mura di difesa sono recentemente tornati alla luce presso la porta della
Basilica , nel transetto e nell'abside (Altare carolingio Arcosolio
di Altperto).
Infine, nella Sacrestia, si trovava una statua quattrocentesca della
Madonna col Bambino attribuita ad arte tedesca . Ma ora è al
Museo abbaziale.
Nei locali attigui alla Sacrestia e in alcuni ambienti dei piani superiori,
sono stati rimessi in evidenza avanzi di architetture e pitture che
si suppongono appartenenti alla Basilica risorta dopo la parziale distruzione
dei Saraceni. Notevoli alcune ampie arcate a tutto sesto, alcuni Santi
del secolo XIV dipinti nei loro intradossi e frammenti di altri affreschi
del secolo XV. Quest'ultimi, di più alta qualità , furono
staccati e si trovano, ora, al Museo Abbaziale al pianterreno, al quale
si accede dal cosiddetto Chiostro Imperiale.
Notevolissime sono poi la cripta semianulare dei secoli VII-VIII e la
torre campanaria superstite dei secoli IX-XI, che esternamente è
stata risanata dai danni posteriori. Alla sua base si trova un vano
quadrato con avanzi di ruderi romani Esso e tutto istoriato di resti
di affreschi, assai deperiti ma interessanti , di Scuola Romana , dei
secoli IX e XI, rappresentanti Storie Bibliche e l'Ascensione. A fianco
delle scale conducenti ad alcune stanze superiori e addossate alla detta
Torre, si possono vedere le tracce del partito architettonico delle
sue facce, originariamente esterne , ad archi ciechi su lesene, con
motivi ornamentali in cotto. In una delle stanze suddette infine, notevoli
alcuni Profeti quattrocenteschi affrescati un sottoarco. I visitatori
che dispongono di tempo, , possono completare la visita chiedendo di
essere accompagnati al Chiostrino così detto Longobardo o al
Chiostro grande. Del primo rimangono pochi avanzi con caratteri stilistici
romanici del secolo XIII ; nel secondo sono raccolte sculture ed epigrafi
romane. Tuttavia la scultura più bella è il sarcofago
romano , del III secolo d.C.. e con scena di battaglia., collocato all'ingresso
della cripta semianulare .Vi erano anche le parti superstiti di un ciborio
trecentesco con bassorilievi . Sono state ricostruite nella tribuna
della Basilica . Poi, per un portale a punte di diamante, si può
passare nella Biblioteca dove si trovano alcuni pregevoli ed antichi
Codici. Una tela del primo Cinquecento, rappresentante la Vergine col
Bambino ed un Angelo e due tavole opistografe d'un tardo quattrocentista
seguace paesano di Antonazzo, rispettivamente rappresentanti: San Lorenzo
Siro e San Benedetto , San Tommaso di Morienna e San Placido, sono nel
Museo abbaziale, ricco di pitture e sculture di età romana, altomedioevale
rinascimentale e barocca.
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