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la montagna la collina La pianura e l’ambiente fluviale
La montagna La collina La pianura e l’ambiente fluviale
 
 

Il Paesaggio
La zona compresa tra la Valle del Tevere e i Monti Sabini si presenta tra panorami di rara bellezza. In questo lembo di terra, alle porte di Roma, disegnata dal gioco elegante delle anse del Tevere e dalle verdi colline appenniniche, s'innestano armoniosamente piccoli centri, antichi borghi, torri e castelli, che, nell'insieme, sembrano formare un grande affresco medioevale. L'ambiente naturale originario era caratterizzato da fitti boschi di querce che ricoprivano la pianura, la collina e le pendici dei monti rendendo estremamente sporadica la presenza dell'uomo.

L'antico popolo dei Sabini e in seguito la vicinanza di Roma con il peso della sua influenza marcarono inevitabilmente la società e l'ambiente della Sabina; Ancora oggi sono ben evidenti le testimonianze dei vari insediamenti abitativi e produttivi dell'antica Urbe. Successivamente la precoce cristianizzazione del territorio sviluppò numerosi ed importanti luoghi di culto, spesso sorti su resti dedicati a divinità pagane. Nascono le sedi vescovili di forum novum E l'Abbazia di Farfa con il conseguente ruolo svolto dal papato. Nel medioevo con l'incastellamento dei sec. X e XI, assistiamo ad una nuova forma di abitato assai concentrato definito "d'altura" e che ancora oggi è visibile chiaramente. Nascono i poggi, le rocche, i castelli dando origine ad una nuova struttura urbanistica paesana di lunga durata e che, ancora oggi caratterizza il paesaggio della Sabina

In seguito tutta la Sabina divenne oggetto delle lotte tra le grandi famiglie baronali romane, tutte detentrici di vari poderi e castelli che diedero origine al più rilevante fattore di modellamento del territorio: il regime mezzadrile. Esso ha rappresentato dal 1400 agli anni '60 del nostro secolo, la forma di contratto agrario più diffuso dell'area. Ogni proprietà era suddivisa in poderi di dimensioni tali da poter essere coltivati da un'unica famiglia contadina la quale viveva nella casa colonica, situata in genere in posizione dominante rispetto alle terre, in modo da poterle facilmente sorvegliare. Tutto ciò portava ad inutilizzazione intensiva e non specializzata del terreno, caratterizzato dall'associazione all'interno dello steso podere, di cereali e di specie arboree (viti, ulivi, alberi da frutto, ecc...)

I mutamenti socio economici che hanno interessato l'Italia dagli anni '50 in poi hanno prodotto profonde trasformazioni su gran parte del territorio nazionale, in Sabina, nonostante la grossa influenza della capitale, il paesaggio si presenta ancora abbastanza integro ma necessita urgentemente di un intervento razionale che riesca a conciliare la grande ricchezza dell'eredità del passato con le esigenze della civiltà moderna.

Dopo l'abbandono dovuto alla decadenza dell'economia agraria, le case coloniche, diffuse su tutto il territorio, subiscono un riutilizzo di ritorno, essenzialmente dovuto al le esigenze abitative e di vivibilità della vicina metropoli; la proliferazione disordinata, spesso abusiva di fabrichette, capannoni, villette, strade di penetrazione della montagna, costituiscono gli elementi preoccupanti di un "moderno" tipo di sviluppo che tende ad omologare e banalizzare il territorio, per giunta, con interventi molto spesso devastanti ed irreparabili.

E'di fondamentale importanza tentare di ristabilire un rapporto più equilibrato tra uomo e ambiente, al fine di salvaguardare la complessità degli elementi antropici e naturali . Essi, infatti, rappresentano il frutto del paziente lavoro di centinaia di generazioni e fanno parte integrante del nostro futuro, della nostra storia e della nostra cultura.
 
 


La montagna la montagna

LeccioLa Flora
L'influenza termoregolatrice dei bacini idrografici del Tevere e del Farfa, unita all'azione climatica del mare, conferiscono alla zona evidenti tipologie mediterranee con caratteristiche quasi uniche nel panorama vegetazionale italiano. Fino a notevoli altezze troviamo, infatti, associazioni forestali "miste" di querceti di roverelle e cerri insieme a grandi estensioni di lecceti in associazione con corbezzoli, carpini e aceri, (700-800 mt.). Proseguendo in quota le roverelle sono gradualmente sostituite dai cerri, secondo condizioni che riguardano non solo l'altitudine ma anche lo stato chimico-fisico del terreno e l'esposizione, costituendo soprassuoli d'alto fusto, con esemplari ultrasecolari di pregio assoluto. Gli aceri campestri sono sostituiti dagli aceri montani e infine oltre i 950 mt. trovano il faggio destinato ad infoltire con la quota fino a costituire, in alcuni casi, splendidi esempi di faggete d'alto fusto. Nelle radure dei prati pascolo delle zone più elevate e meno frequentate si possono ammirare fioriture di specie erbacee e floreali di grande fascino e rare a vedersi.

La Fauna
Il territorio montano denota ancora oggi la passata funzione di "corridoio ecologico", in diretto collegamento con le realtà faunistiche della Valle Reatina, del Cicolano e dell'Abruzzo, e anche se non sono più riscontrabili le antiche e documentate presenze dell'Orso, del Cervo e, più recentemente, del Lupo. La modifica di ecosistemi preesistenti, dovuta essenzialmente all'azione antropica, non ha impedito l'instaurarsi di una fauna comunque ricca e diversificata. Tra i mammiferi forte è la presenza del cinghiale e della volpe, non è raro incontrare bovini ed equini allo stato semi brado insieme ad altre specie da allevamento; Interessante l'avifauna che vede trova un ambiente particolarmente idoneo nel comprensorio dei Monti Sabini. Sono qui ospitate molte specie tipiche dei biotopi del piano sub-montano e montano, dai falconiformi - la Poiana, lo Sparviero, il Lodolaio, il Biancone, i rapaci notturni ecc. - fino ai picidi - il Picchio verde, Il picchio rosso, - per arrivare ai turdidi - il Tordo, la Cesena, ecc.
 
 


La collina la collina

QuerciaLa Flora
Un clima temperato, un'orografia dolce e variamente articolata nelle esposizioni, sono tutti fattori che determinano l'aspetto floristico, lussureggiante e variopinto, delle colline sabine. Secondo condizioni che riguardano non solo la quota ma anche lo stato chimico-fisico del terreno e la sua esposizione, la vegetazione si diversifica e s'inserisce a mosaico nel paesaggio agricolo. Le caratteristiche climatiche hanno determinato un'articolazione della macchia mediterranea tra le migliori del panorama appenninico, di notevole pregio sono i lecceti che s'inseriscono nei boschi misti di querce caducifoglie, di aceri, di carpini neri, accompagnate da un ricchissimo sottobosco erbaceo ed arbustivo. Insieme al Leccio, altre specie tipiche della macchia, quali l'alloro e il corbezzolo, il ginepro si uniscono ad associazioni caratteristiche della vegetazione litoranea, come il mirto e il lentisco per arrivare, nella fascia pedemontana, a quelle specie termofile come il sommacco, Il terebinto, lo scodano, le cui foglie, con i primi freddi dell'autunno, assumono una colorazione rosso-arancio, conferendo al paesaggio sabino toni particolarmente caldi e suggestivi. Il protagonista assoluto del teritorio è l'ulivo, che oltre ad essere il simbolo indiscusso di tutta la Sabina, ha rappresentato per secoli una componente fondamentale della vita delle popolazioni locali e non solo in senso alimentare.

La Fauna
Per ciò che riguarda i mammiferi tra i selvatici, la Volpe abbonda dappertutto sempre più in compagnia del Cinghiale, che approfittando dei coltivi arriva fino in pianura, discreta è la presenza dell'Istrice, del Tasso, della Martora, buone le popolazioni di vari tipi di Scoiattoli, della Donnola e della Faina. Numerosa la classe degli uccelli, la cui diversità è determinata dalle caratteristiche del biotopo di riferimento, rappresentato dal tipo di vegetazione presente. e dall'importanza che rivestono elementi abiotici dell'ecosistema sabino, quali le rocce e le rupi, le quali permettono la presenza di forme ornitiche specializzate e specifiche tra i Rapaci ed altre famiglie di uccelli. Il bosco offre ospitalità ai vari Luì, ai Picchi, ai Fringuelli, ai Gufi, allo Storno, all'Allocco, alla Ghiandaia, la Taccola e la Cornacchia, mentre l'ambiente rupicolo è animato dai falconiformi dal Gheppio, al Falco pellegrino. Numerosi stagni e fontanili, hanno permesso le condizioni favorevoli per lo sviluppo di anfibi tra cui Rane e Rospi, e di Tritoni nonché della Salamandrina dagli occhiali e l'Ululone a ventre giallo. Tra i rettili abbastanza diffusi sono il Saettone e la Vipera, diversi tipi di Biacco e i sauri con il Ramarro e il Geco Grossa importanza rivestono i micro- habitat come le siepi, gli arbusti e i cespugli, dove trovano sostentamento numerose specie di insetti.
 
 


La pianura e l'ambiente fluviale La pianura e l’ambiente fluviale

La flora
L'ambiente naturale della pianura del Tevere potrebbe sostenere notevoli foreste di farnia di olmi e frassini e, sfumando verso le zone più umide, tra saliceti, pioppi e ontani fino a comprendere nei terreni più drenati, grandi estensioni di cerri, roverelle, noccioli. Qualche secolo fa quando il Tevere vagava indisturbato nella valle, doveva costituire un grande spettacolo per chi passava in Sabina.

Oggi, su appezzamenti razionalmente disposti, coltivazioni di frumento, mais e di tabacco; talvolta accompagnate da affascinanti fioriture di girasole, dominano tutta la pianura tiberina. Alcuni esemplari di questo tipo di vegetazione, come i boschi della Selva Marcigliana a Poggio Mirteto e a Gavignano, sono riusciti a superare secoli di storie di vicende umane, che hanno utilizzato e spesso abusato delle ricchezze di questa fertile valle. I saliceti costituiscono certamente la specie vegetazionale maggiormente rappresentata insieme al pioppo, all'ontano nero ed a alla classica vegetazione ripariale.tipica delle zone umide;. con l'allontanarsi dalle sponde del fiume, in mezzo ai coltivi, vanno ad inserirsi a mosaico, piccole estensioni di querceti misti con cerro e roverella insieme al farnetto ed al leccio, antica memoria delle grandi foreste del passato.

Nei tratti dove l'ambiente è ancora integro è veramente piacevole percorrere gli ombrosi sentieri che costeggiano il corso del fiume, tra un insieme arboreo ed arbustivo di indubbio fascino e che comprende, tra l'altro, un ambito di grande valore naturalistico come quello della Riserva naturale Tevere-Farfa. Più difficoltosa la situazione dove interventi di contenimento degli argini, il taglio dei boschi e la dragazione del fondale hanno creato numerosi problemi alla natura circostante.

La fauna
L'agricoltura e le attività umane hanno fortemente modificato il paesaggio, influenzando in maniera più o meno determinante il popolamento animale. Là dove essa è intensiva, meccanizzata e con largo uso di prodotti chimici, costituisce un elemento fortemente limitante per la varietà e il numero delle specie presenti. Di contrasto, altri animali, spesso granivori, hanno potuto facilmente adattarsi, è il caso delle cornacchie e dei cinghiali, determinando a loro volta situazioni di squilibrio dell'ecosistema locale, provocando notevoli danni alle colture agricole. Accanto al sempre presente e già citato cinghiale, troviamo la volpe, l'istrice, il tasso nella zona più vicina alla Riserva si incontra facilmente la nutria.

L'avifauna è particolarmente ricca e interessante, l'azione biologica della Riserva Naturale Tevere -Farfa ha consentito lo stanziamento e la diffusione di numerose specie ornitiche; troviamo, infatti, anche lungo il corso di alcuni affluenti le presenze tipiche dell'area protetta: dagli aironi alle garzette al tuffetto alle gallinelle d'acqua. In pianura la capinera primeggia per abbondanza e per estensione del suo habitat, e per la costante impetuosità del suo canto. Il Tevere dallo scorrimento lento e poco ossigenato vede a la carpa come regina della fauna ittica e che vede altri ciprinidi presenti, quali la scardola e l'alborella abbondante è il pesce gatto e del luccio.

 
 

Si ringrazia Gianni Forniti, del WWF Sezione Monti Sabini.