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Foto 1 "Faglia pleistocenica"
Faglia nei depositi di sabbie e conglomerati del Pleistocene. Molto evidente
risulta l'interruzione degli strati in corrispondenza di una faglia, per
azione della quale il lato sinistro scende rispetto a quello destro, determinando
così un movimento distensivo. Il movimento è particolarmente
evidente per lo strato ghiaioso più chiaro.

Foto 2 "Cava di Farfa"
L'enorme fronte di cava consente di "leggere" le caratteristiche
della stratificazione di questa roccia calcarea, detta "Corniola"
e di osservare nelle pieghe e nelle faglie, l'intensa deformazione alla
quale i calcari sono stati soggetti al momento dell'orogenesi. Nelle vicinanze
della cava passa uno dei piani di scorrimento lungo i quali le rocce si
sono accavallate le une sulle altre.

Foto 3 "Terrazzi fluviali"
La superficie orizzontale in secondo piano, lievemente sollevata rispetto
al fiume, corrisponde al livello del Tevere, durante la fase deposizionale
precedente a quella attuale. Tra esse, è intervenuta la fase erosiva
responsabile del dislivello tra le due superfici.
Foto 4 "Revotano"
Una delle più suggestive forme carsiche dell'Appennino Centrale.
Il circuito delle acque sotterranee scava ed erode facilmente la roccia
calcarea creando cavità sempre più grandi che alla fine provocano
il crollo delle vòlte e delle pareti. Sul fondo, si accumulano le
rocce crollate e le "terre rosse", residuo dell'alterazione dei
materiali calcarei.
Nell'immagine, presa dalla piazzetta di Roccantica, la cavità è
leggermente spostata sulla destra. Si consiglia, dopo una visita al paese,
una passeggiata lungo il sentiero che dal borgo porta alla cavità.

Foto 5 "Argilla con gusci"
Gusci di molluschi bivalvi e gasteropodi in un sedimento argilloso rinvenuto
nei dintorni di Magliano Sabina. Esse corrispondono ad un ambiente sedimentario
costiero, piuttosto tranquillo, databile all'inizio del Pleistocene, nel
quale potevano proliferare questi organismi, praticamente identici alle
specie delle nostre spiagge.

Foto 6 + 7 "Ammoniti"
Due esemplari di Ammoniti, provenienti dai dintorni di Configni. Si tratta
di molluschi cefalopodi, che vivevano nei mari del Giurassico, circa 200
milioni di anni. Sono tra i generi più noti di quel periodo, così
frequenti da essere spesso punti di riferimento nelle ricostruzioni stratigrafiche.
E' una fauna particolarmente abbondante più a nord, nelle Marche
ed in Umbria, ma anche nelle nostre zone si conoscono ricchi affioramenti,
come presso Cottanello, un giacimento ancora in fase di studio. Nella foto,
l'esemplare a sinistra è trattenuto nella matrice rocciosa della
formazione denominata "Rosso Ammonitico". Si possono notare sia
la conchiglia che il calco esterno nel frammento inferiore.
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1) Passo Corese: strada provinciale per Fara Sabina, km.3.700,
a sinistra. Affioramenti di depositi sabbiosi e ghiaiosi del Pleistocene.
Si tratta di una bella esposizione di sedimenti marini collegabili ad
un ambiente di spiaggia. Ben visibili sono le alternanze tra frazioni
più fini e più grossolane che corrispondono alle fluttuazioni
della linea di costa. In alcuni livelli sono presenti frammenti di molluschi
marini.
2) Canneto: pochi metri prima del bivio, a destra. Roccia calcarea
con fori di litodomi, traccia di un'antica linea di costa.
Un esempio raro per quanto evidente della linea di costa su fondale roccioso,
sul quale si andavano impiantando organismi (tipici anche dei nostri mari)
che scavavano la roccia (appunto "litodomi"). Il calcare risale
al Giurassico mentre gli organismi hanno operato nel Pleistocene.
3) Fara Sabina: piazza. Veduta panoramica della Valle del Tevere,
dai Monti Lucretili al Monte Soratte.
Un bel panorama, nel quale, a partire da sinistra, si osservano i rilievi
calcarei del Giurassico e del Cretaceo dei Monti Lucretili e Cornicolani,
la fascia collinare dei depositi argillosi, sabbiosi, ghiaiosi del Pleistocene,
la fascia piatta delle alluvioni recenti della valle del Tevere, il caratteristico
profilo del Monte Soratte, anch'esso costituito da calcari del Giurassico.
Nelle giornate più serene, oltre il Soratte, si scorgono i Monti
della Tolfa, di origine vulcanica.
4) Farfa: poco prima del borgo. Cava in "Corniola", con
pieghe e faglie. Esempio classico che mostra la struttura interna delle
catene montuose. I sedimenti deposti in ambiente marino e consolidati,
appaiono ora impilati in falde sovrapposte, piegati e spesso fagliati,
in seguito ai processi che i geologi chiamano "orogenesi". (foto
2)
5) Farfa: piscine. Sorgente termale.
Rappresenta una delle più abbondanti emergenze idriche della Sabina
che prendano origine da acquiferi carbonatici, in questo caso dai Monti
di Fara Sabina. La portata complessiva è intorno ai 100 l\s. Alle
acque, classificate come "salso-bicarbonato-alcalino terrose fredde",
si accompagnano fuoriuscite gassose
6) Poggio Catino: via Finocchieto, 500 m prima del bivio per il
paese. Faglia nei depositi sabbioso-conglomeratici.
La faglia è molto evidente all'inizio della stradina d'accesso
ad una delle case a monte della provinciale ed è definita "diretta".
Il settore a sinistra, sopra il piano di faglia è sceso rispetto
a quello destro. Tutto ciò testimonia che l'attività tettonica
di tutta quest'area si è prolungata anche dopo la fine della fase
marina pleistocenica (foto 1).
7) Poggio Catino: dietro
l'abitato di Catino. Dolina carsica.
Un fenomeno molto diffuso nelle catene montuose calcaree. L'acqua che
scorre nel sottosuolo scioglie il calcare provocando il formarsi di cavità
che si aprono in superficie, o per il prolungato processo di dissoluzione,
oppure per crollo della volta della cavità. Nella tradizione popolare
il "Catino" è il cratere di un vulcano. La realtà
è ben diversa.
8) Osteria di Tancia: zona con pieghe e faglie.
Anche qui ci troviamo nella zona d'incontro di falde montuose che si sono
accavallate le une sulle altre. Rispetto alla Cava di Farfa, da notare
le rocce lievemente diverse, nella stratificazione e nel colore, dovuto
ad una maggiore frazione di materiale argilloso che si è sommato
alla componente calcarea.
9) Roccantica: vista dal paese, in direzione sud. Dolina (detta
o' revotano)(foto 4).
Forse più bella dal punto di vista paesaggistico, è legata
agli stessi fenomeni del "Catino"
10) Cottanello: località fossilifera.
Nei pressi del paese abbandonato di Castiglione e vicino a Cottanello,
è frequente l'affioramento di rocce marnose, cioè calcaree
con forte componente argillosa, caratterizzate dalla presenza di fossili.
Tra i più belli vi sono le Ammoniti, molluschi cefalopodi antenati
delle attuali seppie, abbondantissime nei mari del Giurassico.
11) Oasi di Nazzano: Fiume Tevere.
L'area della "Riserva Naturale" mostra l'ambiente fluviale del
corso del Tevere, con anse e meandri, tipici della fase terminale del
corso di un fiume, terrazzi fluviali, legati alle oscillazioni del livello
marino che causano momenti di erosione e momenti di sedimentazione (foto
3). Sul lato di Torrita Tiberina, è molto evidente una scarpata
che espone circa 80 metri dei materiali sabbioso argilloso ghiaiosi del
mare pleistocenico, nei quali non sono rari resti di molluschi marini.
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