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Le sculture Romane di Fianello

Christiane Vorster, Die Skulpturen von Fianello Sabino, Palilia 5, Deutsche Archäologischen Instituts in Rom, 1998.

Riassunto Italiano

Le fonti letterarie e i resti architettonici nel Lazio e in Campania testimoniano come la cultura romana della villa fosse ad un alto livello nel tardo Il sec. a.C. In questo periodo le sculture di marmo ricoprivano già un ruolo fondamentale nell'arredamento adeguato di una villa lussuosa e le fonti testimoniano l'enorme quantità di sculture in marmo che all'inizio del I sec. a. C. era raccolta in horti e ville delle classi abbienti. Bisogna tuttavia notare una strana divergenza fra le fonti letterarie e le testimonianze archeologiche. La documentazione archeologica dell'apparato statuario privato comincia infatti molto più tardi con la Villa dei Papiri, ovvero nella seconda metà dei I sec. a. C.

Le sculture di Fianello Sabino provengono da una villa antica situata al confine settentrionale del Lazio. Gran parte delle sculture è databile intorno al 100 a. C. e il complesso presenta quindi uno dei più antichi arredi scultorei finora conosciuti. Per questa ragione il complesso scultoreo di Fianello può essere considerato un caso di studio emblematico per ciò che concerne le prime decorazioni scultoree e il fenomeno ad esse collegato del mercato d'arte di età ellenistica. Gli aspetti della ricerca sono di duplice natura: una pragmatica, inerente formato e materiale delle sculture, provenienza e acquisto; l'altra di natura contenutistica, concernente stile e soggetti delle figure. Di particolare importanza è infine stabilire per quale periodo tali sculture abbiano mantenuto nella villa la funzione di apparato decorativo.

Le sculture di Fianello Sabino furono trovate nel 1950 nei pressi del cimitero della chiesa di S. Maria Assunta. Le sculture, in gran parte frammentarie, si trovavano in una grande fossa, ricoperte da uno spesso strato di cemento. Dai risultati dello scavo si deduce che nell'area della chiesa si trovava una villa antica, provvista di una ricca pavimenta-zione di marmo e musiva nonché di servizi termali e, infine, di una grande quantità di sculture decorative.
Sull'area della villa romana, in una fase non ben precisabile, probabilmente nel V sec. d.C., fu costruita una chiesa con annesso il convento. Le decorazioni in marmo furono riutilizzate come materiale da costruzione, mentre i pezzi superflui furono messi da parte e sotterrati nella suddetta fossa.

Una foto d'insieme delle sculture poco dopo il rinvenimento mostra una composizione variegata di scul-ture di diverse dimensioni e diverso soggetto.
Le sculture, ora nel Museo Nazionale Romano, si dividono in:

  • 9 statue e torsi di dimensioni minori del vero,
  • 6 teste di cui due di formato naturale e maggiore del vero,
  • 14 mani e braccia, di cui circa due terzi di formato naturale e maggiore del vero,
  • 6 frammenti di piedi e di gambe che, fatta eccezione per un unico frammento, sono tutti di grandezza naturale o maggiore del vero.

A questi pezzi si aggiungono un frammento di plinto forse di una statuetta di Eracle o Satiro e un sostegno a forma di pelle di leone appartenente ad una statua di Eracle pressappoco di formato naturale. Suddividendo i frammenti in base alle loro dimensioni si ottengono come minimo: 14 statue e statuette di formato minore del vero, 3 di formato quasi naturale e 4 statue di dimensioni senz'altro maggiori del vero. Accanto alle statue si sono conservati alcuni resti di oggetti di marmo, come una gamba di un tavolo 4 forma di zampa leonina e un frammento di candelabro. Particolare attenzione va riservata invece a sei lucerne marmoree, che spiccano per la decorazione a rilievo e il grande formato, circa mezzo metro di diametro.

L'unica scultura di questo complesso sempre datata nel tardo Ellenismo è la statua di una danzatrice che riproduce con alcune variazioni un tipo conosciuto già dai rilievi votivi classici e poi passato al repertorio tematico delle botteghe tardo ellenistiche. La datazione della figura nel tardo II sec. a.C. si evince dalla resa movimentata di tutta la superficie con cavità e fratture, realizzata con estrema cura, e viene confermata dalla testa, con il suo contrasto tra la superficie ruvida della capigliatura e la raffinata levigatezza dell'incarnato del volto. La danzatrice rivela strette relazioni con sculture dell'isola di Delo: sia nel ricorso a prototipi attici del IV sec. a.C., sia nella tecnica applicata nella parte superiore del corpo, inserita con taglio diritto, sia nelle caratteristiche stilistiche.

Un'altra figura femminile, danzante o avanzante in modo impetuoso, si può interpretare come rappresentazione di una menade. Per le particolarità tecniche dell'esecuzione e del materiale questa figura mostra una decisa affinità con la statua di danzatrice 1. Già queste concordanze dimostrano la contemporaneità delle due figure. Anche dai confronti stilistici risulta una datazione per la menade di Fianello intorno alla fine del II sec. a. C.

Il terzo esemplare di questo gruppo dionisiaco è un sileno che suona la lira . La testa, finemente modellata, trova paralleli nei bronzi e nelle terrecotte tardo ellenistiche. Si propone quindi anche per il sileno di Fianello una datazione al tardo Il sec. a. C. Come i sileni che appaiono sui rilievi tardo ellenistici, anche il Sileno nella villa romana di Fianello dovrebbe essere inserito in un tiaso dionisiaco assieme alle statue della danzatrice e della menade.

La collezione scultorea tardo repubblicana della villa di Fianello non si limitava solo al genere dionisiaco, come dimostra la presenza di due giovani lottatori. Come rappresentanti della palestra greca, queste due sculture mostrano un linguaggio figurativo totalmente diverso. Le due figure sono caratterizzate come paides, in quanto non presentano i peli pubici.

Nell'esemplare meglio conservato l'età viene ulteriormente sottolineata dalla presenza di un codino sulla nuca, tipico di un fanciullo. Questa statua presenta un altro particolare importante: sul fianco sinistro si sono conservate tracce di un puntello di sostegno, eliminato già in età antica. Il braccio era dunque lavorato originariamente assieme al torso da un unico blocco di marmo. L'incavatura nella parte superiore del braccio, predisposta per attaccare un braccio lavorato separatamente, fu eseguita di conseguenza come una riparazione fatta già in antico. La struttura divaricata, un po' statica della figura, con gli assi divergenti del corpo, indica una creazione di tarda età ellenistica. Tale datazione è confermata dal modellato leggermente mosso del corpo e dalle tipiche forme tardo ellenistiche del volto. I paralleli più diretti con il lottatore fanciullo si riscontrano in un'altra statua di fanciullo proveniente dal relitto di Antikythera, datata all'inizio del I sec. a. C.

Il torso dall'altro fanciullo lottatore corrisponde per dimensioni ed esecuzione stilistica e tecnica esattamente alla prima statua di lottatore. I fanciulli lottatori di Fianello non vanno dunque distinti né tra di loro, né dalla statua di Antikythera e devono essere quindi datati - come il lottatore di Antikythera - all'inizio del I sec. a. C. Si può anche supporre che siano stati lavorati nello stesso atelier, probabilmente sull'isola di Delo.

Accanto ai proseliti dionisiaci e agli atleti ginnasiali, appartenevano all'apparato decorativo della villa di Fianello anche le statue di divinità e di eroi. Un torso atletico che supera di poco in grandezza le statue già discusse è da interpretarsi come Eracle a causa dell'attaccatura della clava nella mano destra. A differenza delle altre sculture, questa statua di Eracle è da considerarsi la copia di un modello conosciuto: la posizione delle gambe e delle braccia così come l'inclinazione della testa -la testa, oggi perduta, era rivolta verso la spalla destra- corrispondono all'Eracle tipo Lenbach-Ludovisi. Sulla base dei confronti stilistici si daterà questo torso di Eracle alla fase tardo ellenistica della fine del II sec. a. C.,come le figure delle danzatrici e degli atleti, perfettamente corrispondenti in materiale ed esecuzione.

La figura di Eracle, che nonostante il piccolo formato produce un effetto monumentale, costituiva ovviamente un elemento prezioso della decorazione scultorea della villa, come si deduce dalle riparazioni effettuate sulla scultura già in antico. In questo senso si spiega la superficie di attacco della parte superiore del braccio sinistro, tagliata in modo insolitamente rozzo: si tratta anche in questo caso di un'operazione di restauro effettuata già in età antica. Indice di un'altra riparazione sono due buchi per l'incastro nella superficie di rottura non levigata del collo; questi segni mostrano che la testa si era rotta ed era stata nuovamente fissata con due perni già in antico.

Alla categoria delle divinità di ogni giorno appartengono due statuette di Artemide e Afrodite. Il piccolo torso di Afrodite, che misura circa una spanna, va ricostruito secondo il tipo dell'Afrodite Anadyomene. Queste piccole figure, in genere fortemente tipizzate, sono da considerarsi come una merce molto diffusa in età tardo ellenistica. Si ritrovano spesso nelle abitazioni a Delo. Anche nel carico di Mahdia si trovano due statuette di Artemide corrispon-denti, informa e fattura, al pezzo di Fianello.

I ritratti dei grandi ingegni greci costituiscono un elemento importante nella decorazione scultorea di una villa romana. Almeno una prova della presenza di questo genere è fornita da una piccola erma doppia, che unisce il ritratto di Demostene a quello di un personaggio barbuto, oggi non più riconoscibile. Per ragioni stilistiche si può datare l'erma di Fianello ai primi decenni del I sec. a. C., per cui deve quindi essere considerata come uno dei primi esempi di erma doppia. Il frammento di un altro ritratto maschile proviene con grande probabilità da una simile erma doppia.

Nella villa tardo repubblicana non si trovano solo sculture di piccolo formato, come dimostrato dai numerosi frammenti di piedi e mani di dimensioni naturali o maggiori del vero. Alcuni di questi frammenti mostrano, nello stile e nella lavorazione, caratteristiche del tardo ellenismo, altri sembrano di età posteriore. Una datazione più esatta si può effettuare per la testa femminile. La testa, di dimensioni leggermente maggiori del vero, è lavorata in modo da essere inserita in una statua panneggiata. Stilisticamente questa testa è vicina alla testa della Baebia di Magnesia, databile all'inizio del I sec. a. C. Come la Baebia, anche la testa di Fianello è probabilmente un ritratto.

L'unico esempio quasi completamente conservato, una scultura di età imperiale è una statua di Attis fanciullo. Il fanciullo alato, con il tipico vestito a forma di pantalone aperto sulla vita, porta una cornucopia. Su questa, sui frutti e sulla veste si sono conservate tracce di una ricca decorazione pittorica. L'esecuzione della figura, soprattutto l'insieme dei frutti, indica stretti paralleli con opere dell'età di Claudio.

Accanto alla decorazione statuaria erano presenti nella villa di Fianello oggetti marmorei, comunemente diffusi in età tardo repubblicana e nella prima età imperiale. Si è conservata la gamba marmorea di un tavolo rotondo, che può essere direttamente confrontata con esemplari tardo ellenistici di Delo. Un piccolo fusto di colonna con scanalature a spirale, su cui si apre un elegante calice d'acanto, mostra nella parte inferiore il segno per l'incastro consueto nei candelabri.

Particolare attenzione, va riservata ad un gruppo di sei lucerne marmoree che, sebbene non costituiscano un unicum, rappresentano decisamente una rarità. Le lucerne hanno la stessa forma comune di corona a otto fiammelle. Quattro di esse, il cui diametro è quasi mezzo metro, sono decorate con motivi a rilievo particolarmente accurati: due esemplari mostrano al centro un gorgoneion, attorniato da una delicata decorazione di girali d'acanto, mentre altre due lucerne sono decorate con una rosetta a rilievo pronunciato, attorniata da una fascia piatta di fiori di loto. Entrambe le lucerne sono caratterizzate dall'armonica coesistenza della forma parti-colare e della decorazione. Già il materiale, il marmo, esclude che questi oggetti avessero funzione di lucerne ad olio e l'osservazione della parte interna conferma la considerazione che si tratta di oggetti sontuosi e decorativi, ma senza alcuna funzione reale.

Come per le sculture in piccolo formato, discusse in precedenza, anche per le lucerne di Fianello è possibile sostenere una datazione contemporanea sembra molto probabile che si trattasse di una fornitura unica. La decorazione a girali, la forma delle rosette e il volto di Medusa, legato ancora alle forme tardo ellenistiche, indicano una datazione alla prima metà del I sec. a.C..

Il complesso di Fianello Sabino permette di formulare le seguenti considerazioni rispetto alle domande che si sono poste all'inizio:

  1. Nella decorazione statuaria della villa di Fianello Sabino, che per la maggior parte è attribuibile al tardo ellenismo, prevalgono sculture di piccolo formato, la cui altezza è di circa un metro. Si tratta in questo caso di un formato tipicamente commerciale per il I sec. a.C. Accanto a queste erano tenute in particolare considerazione anche le statuette. Esisteva anche una percentuale limitata di statue di dimensioni maggiori del vero. La maggior parte delle sculture tardo ellenistiche di Fianello Sabino è lavorata in un marmo che, per durezza e trasparenza, mostra le tipiche peculiarità del marmo greco isolano. Si dovrebbe trattare del Lychnites di Paro oppure di un altro marmo di uguale qualità e, conseguentemente, di pari valore. E' un materiale che non veniva utilizzato nelle botteghe attiche del tardo ellenismo.
  2. Per ciò che concerne l'origine e l'acquisto delle sculture, bisogna constatare innanzitutto che già il marmo delle sculture ellenistiche esclude una provenienza attica. Materiale, stile e tecnica d'esecuzione rendono più probabile Delo come luogo di provenienza. Questa considerazione corrisponde alle ricerche di J. Marcadé, F. Coarelli e A. Stewart, che hanno sottolineato ripetutamente il ruolo centrale che Delo ha avuto nel commercio artistico del tardo Il e inizio del I sec. a.C..
    Gli elementi strettamente concordanti di gran parte delle sculture, soprattutto per ciò che concerne la tecnica esecutiva, indicano che queste sculture costituivano una fornitura unica. Si possono considerare quindi come prova archeologica per le ordinazioni collettive di statue tipiche di Cicerone. Anche le lucerne, con ogni probabilità pro-dotti della stessa bottega, si possono considerare come un'ordinazione all'ingrosso.
    Accanto a queste ordinazioni collettive di sculture vi sono anche alcune indicazioni per l'acquisto di pezzi singoli di particolare valore. Un esempio viene fornito dalla statua della quale si è conservata la testa 20 e che si distingue dalle altre sculture per materiale e formato. Anche in epoca imperiale i proprietari della villa acquistarono delle sculture per arricchire l'arre-damento della villa stessa, come documenta la statua di Attis 9.
  3. Tematiche e stile delle sculture di Fianello mostrano una gamma sorprendentemente ampia. Gli ambiti tematici che caratterizzano l'otium, parte integrante della concezione abitativa della villa, erano già ampiamente rappresentati nel primo arredo di età tardo repubblicana: beatitudine dionisiaca, atletica greca e cultura classica; infine, il repertorio standard delle sculture in piccolo formato delle divinità.
    Caratteristica è la dipendenza, facilmente riconoscibile, dello stile dal rispettivo tema: nelle figure dionisiache è predominante il linguaggio figurativo ellenistico, nonostante citino un motivo classico. D'altra parte, pur trattandosi di nuove creazioni di età tardo ellenistica, gli atleti attingono evidentemente dal repertorio stilistico classico. Di conseguenza i due gruppi sono da definirsi eclettici, ma si tratta di un eclettismo straordinariamente vivo, ricco di fantasia, che elabora motivi diversi in un nuovo quadro complessivo, adattando la forma al soggetto.
  4. Infine, riguardo all'importante domanda sulla durata dell'esposizione delle sculture decorative di una villa, il materiale di Fianello consente di formulare alcune considerazioni abbastanza precise. Le sculture furono rimosse e sotterrate sicuramente in connessione con il primo edificio di culto cristiano, come risulta dalla situazione di ritrovamento delle sculture, che furono gettate assieme in una fossa per rifiuti su cui si versò una colata di cemento.

La villa intesa come luogo di esposizione che proteggeva l'apparato scultoreo era rimasta ancora completamente intatta fino al momento della costruzione della chiesa, ovvero fino al V sec. d. C. Ne è prova il fatto che la maggior parte delle sculture mostra uno stato di conservazione im-peccabile della superficie - si ricordi che singole statue conservano ancora resti della pittura originaria. E' proprio l'ottimo stato di conservazione delle sculture, quindi, ad escludere che queste siano rimaste per lungo tempo senza alcuna protezione all'aperto oppure siano crollate e rimaste al suolo. Di conseguenza la trasformazione funzionale da sculture decorative a materiale da costruzione per una chiesa cristiana deve essere avvenuta in un tempo relativamente breve.

Nella villa di Fianello Sabino le statue e le statuette realizzate intorno al 100 a.C., hanno quindi mantenuto la loro funzione di apparato decorativo per un periodo di circa 500 anni. Che si tratti realmente di una cosciente conservazione di sculture antiche, e non di una raccolta casuale di anticaglie, è chiaramente dimostrato dalle accurate riparazioni a cui furono soggette singole statue come il lottatore 4 o Eracle 6. Le sculture della villa di Fianello Sabino comprovano quindi il valore attribuito alle sculture di età ellenistica, cioè all'arredamento tardo repubblicano fino alla fine dell'età imperiale.

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