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Parnaso
Sabino - Angolo della Poesia
S.Benedetto
in Montebuono
L'Affresco
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Ideazione
del Logo
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"In Simplicitate"
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1999
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Ideazione
del Logo
Il Logo non è
altro che l'immagine sintetica di un azienda o una società.
Nel caso della ONLUS S. Maria in Fianello, il Logo deve sintetizzare
oggetto, scopi e ideali.
Per poter formulare una proposta, abbiamo, dunque, analizzato le
immagini che ci erano state fornite, ed abbiamo lavorato seguendo
due direttrici principali: il romanico e l'opera di volontariato
che contribuisce alla sua valorizzazione.
Tra i soggetti proposti, siamo stati particolarmente attratti dalla
fotografia di una colonnina posta nella cripta paleocristiana della
chiesa di S. Maria in Fianello databile tra l'VIII ed il IX sec.
d. C.
Limmagine è quella di una colomba che becca un grappolo d'uva,
con accanto un motivo di nastri intrecciati tipici della decorazione
altomedioevale.
Sul fusto della colonnina vi è una iscrizione che è
stata riportata anche nel logo, dove, con l'intento di renderla
più leggibile, è stata disposta diversamente rispetto
all'originale. L'iscrizione recita: + EGO FLORENTINUS PR(ES)B(ITER)
FIERIT ROGABIT - IOHANNI MAGISTER FECIT +.
Il maestro Iohannes, costruì, probabilmente, la recinzione
presbiteriale per interessamento del prete (presbiter) Florentinus.
Questa scritta incornicia l'immagine scelta, che è stata
elaborata in un gioco geometrico e di contrasti.
Nel logo, con caratteri analoghi a quelli altomedievali presenti
nella iscrizione, è stato inoltre riportato il nome della
ONLUS S. MARIA IN FIANELLO.
La scelta, è in linea con la semplice austerità del
romanico sabino, ed il gioco di specularità e di chiaro-scuri
traducono graficamente il soggetto scolpito, mantenendo le caratteristiche
di freschezza e spontaneità del tratto.
Questo semplice incastro non poteva essere che monocromatico, per
non alterare artificialmente il rapporto esistente nel rilievo lapideo
della colonnina, nel quale il segno si legge esclusivamente dal
contrasto luce-ombra tra le parti in rilievo e quelle scavate.
Questa particolarità, e la possibilità di "leggere"
il disegno anche solo tattilmente, senza neppure l'ausilio della
luce, ci hanno indotti a ricercare una tecnica di riproduzione su
carta, che conservasse delle caratteristiche il più possibile
simili.
Analizzando le varie tecniche, ci si è comunque orientati
verso un sistema di riproduzione il più possibile antico,
anche se non quanto romanico.
Si è scelto, perciò, di non rivolgerci a tecniche
tipografiche moderne, ma piuttosto a quella dell'acquaforte-acquatinta.
La tecnica consiste nel ricoprire uniformemente una lastrina di
zinco con una vernice resistente all'acido. Con punte di acciaio,
si traccia il disegno, specularmente rispetto all'originale. A questo
punto la lastrina viene immersa in acido nitrico, il cui antico
nome (XV sec.) era appunto acqua forte.
Le campiture piene sono invece trattate ad acqua tinta, tecnica
utilizzata per definire i valori di chiaro-scuro, con una granulazione
più o meno densa.
Queste operazioni sono state eseguite completamente a mano, e ciò
è visibile nelle irregolarità dei tratti.
Una volta preparata la lastra, si passa alla stampa, per la quale
si procede inchiostrando, e rimuovendo poi l'inchiostro stesso dalla
superficie non incisa. Si inumidisce la carta, che deve essere particolarmente
spessa e che viene prodotta con percentuali più meno elevate
di cotone.
Si posiziona la matrice sul foglio e si passa sotto il torchio.
A questo punto la stampa è pronta, e si procede di nuovo
inchiostrando e pulendo la lastrina prima di ogni passaggio.
Le stampe, perciò sono eseguite una ad una, e sono in totale
300. Una volata stampata l'ultima, la lastra viene inchiostrata
e l'inchiostro fissato, in modo da non essere più utilizzabile.
Le singole copie sono numerate e firmate dall'autore, e nessuna
è uguale alla successiva.
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