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colonnaIdeazione del Logo

Il Logo non è altro che l'immagine sintetica di un azienda o una società. Nel caso della ONLUS S. Maria in Fianello, il Logo deve sintetizzare oggetto, scopi e ideali.
Per poter formulare una proposta, abbiamo, dunque, analizzato le immagini che ci erano state fornite, ed abbiamo lavorato seguendo due direttrici principali: il romanico e l'opera di volontariato che contribuisce alla sua valorizzazione.
Tra i soggetti proposti, siamo stati particolarmente attratti dalla fotografia di una colonnina posta nella cripta paleocristiana della chiesa di S. Maria in Fianello databile tra l'VIII ed il IX sec. d. C.
Limmagine è quella di una colomba che becca un grappolo d'uva, con accanto un motivo di nastri intrecciati tipici della decorazione altomedioevale.
Sul fusto della colonnina vi è una iscrizione che è stata riportata anche nel logo, dove, con l'intento di renderla più leggibile, è stata disposta diversamente rispetto all'originale. L'iscrizione recita: + EGO FLORENTINUS PR(ES)B(ITER) FIERIT ROGABIT - IOHANNI MAGISTER FECIT +.
Il maestro Iohannes, costruì, probabilmente, la recinzione presbiteriale per interessamento del prete (presbiter) Florentinus. Questa scritta incornicia l'immagine scelta, che è stata elaborata in un gioco geometrico e di contrasti.
Nel logo, con caratteri analoghi a quelli altomedievali presenti nella iscrizione, è stato inoltre riportato il nome della ONLUS S. MARIA IN FIANELLO.
La scelta, è in linea con la semplice austerità del romanico sabino, ed il gioco di specularità e di chiaro-scuri traducono graficamente il soggetto scolpito, mantenendo le caratteristiche di freschezza e spontaneità del tratto.

logo Questo semplice incastro non poteva essere che monocromatico, per non alterare artificialmente il rapporto esistente nel rilievo lapideo della colonnina, nel quale il segno si legge esclusivamente dal contrasto luce-ombra tra le parti in rilievo e quelle scavate.
Questa particolarità, e la possibilità di "leggere" il disegno anche solo tattilmente, senza neppure l'ausilio della luce, ci hanno indotti a ricercare una tecnica di riproduzione su carta, che conservasse delle caratteristiche il più possibile simili.
Analizzando le varie tecniche, ci si è comunque orientati verso un sistema di riproduzione il più possibile antico, anche se non quanto romanico.
Si è scelto, perciò, di non rivolgerci a tecniche tipografiche moderne, ma piuttosto a quella dell'acquaforte-acquatinta.
La tecnica consiste nel ricoprire uniformemente una lastrina di zinco con una vernice resistente all'acido. Con punte di acciaio, si traccia il disegno, specularmente rispetto all'originale. A questo punto la lastrina viene immersa in acido nitrico, il cui antico nome (XV sec.) era appunto acqua forte.
Le campiture piene sono invece trattate ad acqua tinta, tecnica utilizzata per definire i valori di chiaro-scuro, con una granulazione più o meno densa.
Queste operazioni sono state eseguite completamente a mano, e ciò è visibile nelle irregolarità dei tratti.
Una volta preparata la lastra, si passa alla stampa, per la quale si procede inchiostrando, e rimuovendo poi l'inchiostro stesso dalla superficie non incisa. Si inumidisce la carta, che deve essere particolarmente spessa e che viene prodotta con percentuali più meno elevate di cotone.
Si posiziona la matrice sul foglio e si passa sotto il torchio. A questo punto la stampa è pronta, e si procede di nuovo inchiostrando e pulendo la lastrina prima di ogni passaggio.
Le stampe, perciò sono eseguite una ad una, e sono in totale 300. Una volata stampata l'ultima, la lastra viene inchiostrata e l'inchiostro fissato, in modo da non essere più utilizzabile.
Le singole copie sono numerate e firmate dall'autore, e nessuna è uguale alla successiva.

 

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