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L'Affresco
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L'affresco
della "Madonna dell'Oliva" nella Chiesa di S.
Francesco a Leonessa

L'affresco
della Madonna dell'Oliva dopo il recente restauro

L'affresco della Madonna dell'Oliva - dettaglio della
città
L'affresco della Madonna dell'Oliva dettaglio angeli
L'affresco della Madonna dell'Oliva - dettaglio ragazzo
inginocchiato
L'affresco della Madonna dell'Oliva - dettaglio
L'affresco della Madonna dell'Oliva - prima del recente
restauro, dettaglio città |
Il
vasto complesso francescano di Leonessa (Rieti), che include
chiesa superiore, chiesa inferiore e l'adiacente convento,
risale al 1281, anno in cui inizia l'edificazione da parte
dei Frati Minori Conventuali. La chiesa, che fino ad epoca
recente dipendeva dalla diocesi di Spoleto, anticamente faceva
parte della «Provincia Umbra di San Francesco»
nella «Custodia Regni», così detta perché
comprendeva conventi situati nel Regno di Napoli. Nel 1809
il convento viene soppresso con decreto di G. Murat.
Con molta
probabilità la chiesa nasce povera e semplice, secondo
le direttive del Santo, ma anche in relazione al fatto che
il nucleo urbano originario è limitato, in quanto nato
come posto di frontiera del territorio angioino. Man mano
che il centro urbano acquista dimensioni più ampie,
la chiesa e il convento da periferici divengono centrali e
subiscono modificazioni nelle loro strutture.
L'edificazione
della chiesa inizia alla fine del XIII sec. e prosegue fino
al sec. XVI. Le particolarità architettoniche della
struttura della chiesa lasciano pensare ad una crescita emotiva
condizionata da fattori topografici (differenti livelli del
terreno), urbanistici (interruzione di una strada), economici
e finanziari, in quanto le offerte dei fedeli, devolute in
cambio di indulgenze, erano le principali fonti di sovvenzione
per la costruzione.
Per quanto riguarda la chiesa superiore, si è ipotizzato
uno sviluppo durante il sec. XIV e parte del sec. XV, che
porta il primo nucleo (una chiesa -fienile a nave unica) ad
essere ampliato con due navate laterali dì differenti
larghezze.
Questo ampliamento risulta evidente dall'analisi del prospetto
principale. Durante i sec. XV e XVI la chiesa subisce uno
sviluppo longitudinale e laterale con l'aggregazione di ambienti
e cappelle.
E' difficoltoso
capire quali relazioni intercorressero tra la chiesa superiore
e quella inferiore per mancanza di scavi e saggi sulle strutture
architettoniche, ancora in parte nascoste.
Si può ipotizzare che il nucleo originario della chiesa
di San Francesco sia costituito dai tre ambienti affrescati,
da noi definito «Chiesa inferiore». La sua veste
attuale è frutto di un attento restauro che ne ha riportato
alla luce la originaria bellezza. Prima dell'intervento, terminato
nei primi mesi del '95, gli affreschi erano completamente
illeggibili, in quanto coperti da uno spesso strato di fuliggine,
dovuto ad un uso improprio degli ambienti. Gli affreschi dell'ultimo
ambiente verso sud erano nascosti da una controvolta costruita
per sorreggere il pavimento della Cappella del Presepe della
chiesa superiore. Solo negli anni '80 la perforazione fortuita
di un muro ne ha permesso l'individuazione.
Il più
antico degli ambienti affrescati è quello coperto con
la volta a crociera con costoloni. La parete est - nella quale
oggi è posto l'ingresso all'ambiente - è leggermente
curva: è ciò che resta dell'abside di una chiesa
del '300.
Quest'ambiente è sicuramente parte di un organismo
più ampio che tuttora potrebbe ritrovarsi sotto la
chiesa superiore. Potrebbe essere o l'originaria chiesa francescana
o una chiesa dei clero secolare concessa loro in uso. E' da
escludere che si possa trattare di una cripta mancando ogni
riferimento alle caratteristiche architettoniche proprie dei
tipo.
A questo primo nucleo successivamente vengono annessi verso
sud due ambienti, ad una quota superiore di un metro. Le pareti
sono interamente affrescate. Alcuni affreschi monocromi nell'ambiente
intermedio rappresentano persone vestite di bianco, col volto
coperto da un cappuccio, con il flagello in mano ed intenti
a leggere in un laudario; questi ambienti potrebbero essere
stati concessi ad una comunità di penitenti come oratorio.
Nell'ultimo ambiente si trova una rara rappresentazione della
«Madonna dell'Oliva», inserita in un ampio programma
pittorico: il ciclo della passione, l'inferno e la città
celeste.
L'identificazione della iconografia della Madonna dell'Oliva
si è resa possibile grazie al confronto con due affre-schi
che mostrano lo stesso soggetto e che si trovano ad Assisi
nella chiesina della Madonna dell'Oliva e nella ex-chiesa
di Sant'Apollinare.
Il miracolo
della Madonna dell'Oliva avviene il 2 luglio del 1399 nei
pressi di Assisi: i Bianchi percorrono gran parte d'Europa
e in particolare l'Italia, diretti verso Rorna. La Madonna
vestita di bianco appare ad un ragazzo che si trova con il
padre in un uliveto. Le ragioni di questo miracolo sono spiegate
da Arnaldo Fortini nel suo importante articolo del 1956: «Anche
in Assisi i cittadini ritornarono ai loro odi, alle loro vendette.
Ricominciarono le uccisioni. Il malcostume imperversò
più forte. La peste dilagò con maggiore furore,
con il sopraggiungere della estate. Fu a questo punto che
avvenne il miracolo della Madonna dell'Oliva». (A. FORTINI,
La Madonna dell'0liva, in «Atti Accademia Properziana
del Subasio», serie V, n.3, Venezia 1956). |
Mentre il padre
taglia la siepe, al figlio appare la Madonna vestita di bianco che
lo chiama e gli ordina di portare un messaggio nella città:
tutti si devono rivestire con l'abito bianco, lasciato per continuare
la penitenza per altri sei giorni perché quella fatta fino
a quel giorno dagli Assisani non basta per far rimettere i loro
peccati. Chi non segue l'ordine deve prepararsi alla morte e all'inferno,
in cui verranno torturati. Il padre nota la paura del figlio, ma
non può vedere la Madonna. Il figlio spiega al padre che
non ha potuto vedere l'apparizione perché non è puro
nell'anima.
L'affresco della
Madonna dell'Oliva di Leonessa presenta il miracolo in un insieme
narrativo completo in cui risalta la città di Assisi, in
una delle più antiche immagini di valore storico e documentario
eccezionale. La Madonna, vestita di bianco, di grandi proporzioni,
sta davanti ad un olivo e guarda il ragazzo che le sta inginocchiato
davanti con sguardo severo; l'indice della mano destra è
diretto verso Assisi, sulla collina. Il padre tiene nella destra
una falce, mentre con l'altra sugli occhi osserva il figlio senza
capire cosa accada. Sovrastano Assisi la Rocca maggiore e la Rocca
minore. Non si vedono la chiesa ed il convento di San Francesco.
Di Assisi si riconosce la Porta Nuova, da cui parte la strada per
Foligno che conduce al luogo del miracolo.
E' interessante
osservare la rappresentazione speculare della chiesa di Santa Chiara,
che ha l'ingresso principale proprio sul lato opposto; la prospettiva
scelta dal pittore, che ha dipinto Assisi proprio dal luogo dell'apparizione,
determina questo effetto.
Nella Biblioteca Casanatense a Roma è conservato un laudario
dei Bianchi di Assisi in cui viene tramandata l'unica lauda
conosciuta che riferisca questo evento. Nell'affresco di Leonessa
è integrata la 12a strofa della lauda, fatto rarissimo nella
pittura medievale italiana:
Vane tosto e
nò tardare
alla citade anutiare
tosto debano ripigare
l'abito che ao lassato.
Questa frase
principale del messaggio invita a riprendere le processioni penitenziali
per altri sei giorni. Il pittore di Leonessa ci sorprende per un
ulteriore dettaglio: con uno stampo ha disegnato dei cerchi bianchi
sul vestito della Madonna, che rappresentano le ostie menzionate
nella strofa 25:
Et quella Vergene
benedecta
biancha era, pura e necta,
nel vestire non maculeta,
et de bianche ostie era ornata.
In più,
la Madonna indossa la stola bianca, decorata con piccole croci rosse,
che si incrocia sul petto, come fa il sacerdote che officia le funzioni
sacre; così il messaggio della Madonna riceve l'accento di
una funzione sacrale.
L'integrazione della frase più importante della lauda nell'affresco
di Leonessa fa pensare ad un «fumetto» tardo--medievale,
in cui immagine e testo costituiscono un unicum che aiuta la identificazione
del miracolo, il ricordo e l'invito permanente alla penitenza.
L'esistenza dell'immagine della Madonna dell'Oliva svela il termine
post quem - l'anno 1399 - per la datazione degli affreschi della
cappella. Le «giornate» e la composizione omogenea di
tutti gli affreschi testimoniano una esecuzione pittorica unitaria.
Si spiegano anche i flagellanti del secondo ambiente: pregano per
avere misericordia con la intercessione della Madonna, cantano le
laudi e si flagellano, oppure inducono con le loro preghiere la
pacificazione tra i nemici.
Non è da escludere che i Bianchi possano anche essere i membri
della confraternita di Santa Croce ancora esistente nella chiesa
di San Francesco, rappresentati durante le loro funzioni: preghiera,
canto e flagellazione.
Il Monti cita,
infatti, una serie di confraternite italiane fondate dopo il 1399
e specifica come alcune abbiano modificato gli statuti: «Finita,
però, la correria de' Bianchi... non cessò l'istituto;
e come, insieme e dopo il movi-mento del 1260 sorsero le Compagnie
de' Disciplinati -
così, insieme e do-po il movimento
del 1399 sorsero in molte città delle Compagnie de' Bian-chi,
le quali vissero accanto a quelle, anzi furono molte volte confuse
con esse.
Anche per esse, può ripetersi per quanto
in proporzioni minori, quanto si osservò per quelle dei Battuti
cioè, da una parte, alcune di esse ebbero origine dirette
dal moto negli anni 1399 e 1400 e altre sorsero a imitazione di
queste più antiche, e, dall'altra, alcune sorsero ex novo,
altre furono riforme di sodalizi più antichi di Disciplinati
o meno» (G. M. MONTI, Le Confraternite Medievali dell'alta
e media Italia, voll. I--II, Venezia 1927; cfr. vol 1, p. 292).
Non si hanno
documenti che parlino della costituzione di una confraternita dei
Bianchi a Leonessa, però è noto che la confraternita
di San Matteo, fondata nel 1363 con la sua prima sede nella chiesa
di San Matteo a Leonessa, si trasferisce presto nella chiesa di
San Francesco, forse a seguito degli eventi del 1399 e cambia il
nome, per venerare la croce portata in processione dai Bianchi,
simbolo della passione di Cristo.
Un'ulteriore
testimonianza del passaggio dei Bianchi è il famoso affresco
riscoperto ai primi del secolo nella chiesa di Santa Maria a Vallo
di Nera (Pg): una processione di Bianchi nel paese, riconoscibile
per la chiesa fran-cescana di Santa Maria (P. PIRRI, Una pittura
storica di Cola di Pietro da Camerino in Santa Maria di Vallo di
Nera, Pe-rugia 1919).
L'esistenza della Madonna dell'Oliva nella chiesa inferiore a Leonessa
conferma non solo il passaggio dei Bianchi, ma anche la particolare
devozione verso la Madonna apparsa ad Assisi.
Dopo la metà del '400 i Francescani lasciano gli ambienti
inferiori che vengono adattati alle esigenze contingen-ti, determinando
la perdita di parte de-gli affreschi. Anche nella chiesa superiore
è stata individuata recentemente una sinopia, in gran parte
perduta, della Madonna dell'Oliva. Forse i Padri pensavano di riproporre
l'affresco degli ambienti in-feriori anche in quelli superiori.
Elisabeth Bliersbach
Paola Ettorre
«... S'iniziò
così il movimento religioso popolare dei "flagellanti"
detti Bianchi, che percorse le varie contrade d'Italia nel 1399.
Portavano sugli abiti consueti vesti di lino che scendevano sino
ai piedi. La testa e il volto erano coperti da un cappuccio con
due fori per gli occhi, sul capo e sul petto spiccava una croce
rossa; una cintola di corda serrava i fianchi. Processionando procedevano
a due o a tre portando in mano candele accese, battendosi forte
con una sfera mentre cantavano laudi e chiedevano perdono dei peccati.
Gli inni, di
scarso valore letterario, erano composti per l'occasione o erano
presi da un repertorio o laudario delle confraternite preesistenti.
In una miniatura della cronaca manoscritta di S. Bonaventura si
ha una riproduzione a stampa della lauda ufficiale, un canto dolente,
Misericordia, eterno Dio.
Alla passata
dei Bianchi aderiva il popolo in massa, e insieme alla plebe anche
le autorità ecclesiastiche e civili ( ... ).
Si attendeva
e si sperava dai Bianchi un rinnovamento degli spiriti e dei costumi.
Bonifacio IX, prima diffidente, poi attratto dalla pietà
dei pellegrini ( ... ) li favorì, e dopo aver attraversato
tutta l'Italia, senza però varcarne i confini, si estinsero
per la peste dei 1400. Precipua opera loro fu di ricondurre pace
fra le città discordi».
(Da: Enciclopedia Cattolica, II, s.v. BIANCHI di B. MATTEUCCI).
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