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Fondato intorno
al X secolo su uno scosceso sperone di roccia a 415 metri s.l.m.,
questo piccolo e grazioso borgo sabino conserva ancora oggi le tracce
della sua antica origine medioevale nella tipica struttura a spina
di pesce, caratterizzata da vie strette e tortuose, spesso a
gradoni. Il nome originario "Podium Donadei" viene fatto
derivare o dal nome del presunto fondatore del paese, un potente signorotto
locale chiamato Donadeo o, secondo un'altra ipotesi maggiormente accreditata,
dal fatto che, grazie alla sua posizione arroccata e difficilmente
accessibile, il paese offrì un valido rifugio agli abitanti
della zona durante le invasioni barbariche e venne per questo battezzato
"donum Dei" , dono di Dio. |
Molto
difficile è ricostruire le iniziali vicende storiche di Poggio
Nativo per l'esigua quantità di documenti nelle fonti medioevali.
Rimasto probabilmente alle dirette dipendenze della Santa Sede fino
al secolo XIV, passò poi alla famiglia baronale dei
Savelli che ne detenne il possesso fino al 1633, quando, al declinare
delle fortune familiari, fu costretta a venderlo per 105.000 scudi
al principe Marcantonio Borghese. La presenza di superbi edifici
che ancora oggi si possono ammirare all'interno del paese sono la
testimonianza eloquente della potenza delle famiglie che vi abitarono
e della floridezza economica raggiunta dalla comunità. Particolarmente
intensa fu nel XIX secolo la partecipazione degli abitanti di Poggio
Nativo agli eventi nazionali che portarono all'avvento della Repubblica
Italiana.
Complesso monastico
di San Paolo, risalente al XIII secolo, sorge appena fuori il centro
abitato. Fondato per volere di Farfa, fu anticamente monastero di
monache benedettine che vi rimasero fino all'assedio del 1460, quando
Pio II ordinò il loro trasferimento a Roma. Lasciato in stato
di abbandono per molti anni, fu ricostruito ed ingrandito dai frati
Francescani cui il monastero fu ceduto da Pio II nel 1471. La vecchia
chiesa fu trasformata in Coro, arredato con magnifici scanni in
legno intarsiato, ancora oggi ben conservati. L'attuale chiesa fu
costruita ex novo. Al suo interno è possibile ammirare il
monumentale altare maggiore, riccamente ornato di pregevoli marmi,
affiancato dalle statue di S. Giacomo e di S. Filippo e sormontato
da una tela seicentesca rappresentante "l'Apparizione del Santissimo
Sacramento e due frati Francescani".
Nell'unica navata
sono presenti sei cappelle, concesse in patronato alle nobili famiglie
del luogo, i cui stemmi gentilizi sono tutt'ora visibili negli archi.
Nella terza cappella di sinistra sono presenti due affreschi risalenti
al 1560, raffiguranti San Biagio e San Giovanni Battista e nella
terza cappella di destra è conservata una tela ovale con
la Madonna in trono con Bambino e tre Angeli. Il convento, ricostruito
nel '400, è stato ripetutamente rimaneggiato: l'ampio chiostro
è decorato da lunette rappresentanti episodi della vita di
San Francesco. Il portale della vecchia chiesa, utilizzato per la
nuova costruzione, conserva ai lati delle pitture murali rappresentanti
la decollazione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro. Nei
primi anni del '900 fu per caso trovato un trittico dipinto dal
pittore Antoniazzo Romano attualmente esposto alla Galleria Nazionale
di Roma (Palazzo Barberini).
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