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I Sabini e i Romani:
Poggio Mirteto nasce oltre che geograficamente, storicamente alla confluenza
della civiltà italica con quella romana.
Roma, la grande
e potente Roma, aveva molti motivi per guardare con interesse queste terre
ricche e generose, ben popolate ed economicamente autosufficienti. Nel
corso degli anni si moltiplicarono gli incontri e gli scontri fra genti
romane e genti sabine, come testimoniano le leggende che affiancano la
storiografia ufficiale e che narrano di un intreccio profondo tra i due
popoli, nel bene e nel male, fecondo e portatore di sviluppo. "Il
Ratto delle Sabine" forse tra tutte è la leggenda
che meglio simboleggia quanto questi popoli fossero indispensabili e complementari
l'uno all'altro.
Roma consolidò nei secoli il proprio ruolo di civiltà egemone
e la terra Sabina divenne il naturale approdo, il serbatoio dal quale
attingere elementi umani e ricchezze naturali. Numerose ville patrizie
furono costruite proprio in queste terre a testimoniare come sia antico
il bisogno di fuggire dalla città verso la campagna.
Le
Ville Romane:
Attorno a Poggio Mirteto numerose ville romane testimoniano questo interessante
fenomeno
Nel vicino
comune di Montopli si trovano i ruderi detti i "Casoni",
appartenenti a quella che un tempo fu una villa romana attribuita a Varrone.
Purtroppo quello che è giunto ai giorni dell'antica villa è
in uno stato di tale degrado, che non si può risalire al suo valore
artistico ed architettonico. La disposizione planimetrica, però,
ci fa supporre che si trattasse di un'importante dimora patrizia.
Sembra che la villa fosse collegata da condutture idrauliche ai cosiddetti
"Bagni di Lucilla", altra costruzione di epoca
romana i cui resti si trovano a poca distanza da Poggio Mirteto, in località
San Valentino.
La tradizione vuole che fu l'imperatrice Lucilla, figlia di Marco Aurelio,
a volere il restauro dei Bagni, che da lei presero il nome. All'interno
della costruzione furono ritrovati una statuetta della Dea Diana Efisina
ed un magnifico mosaico pavimentale raffigurante la stessa Dea.
L'incastellamento
Fra il 1250 e il 1300, gli abitanti di queste terre conobbero un periodo
che fu detto di "incastellamento".
Alcune popolazioni, divenuti angusti i territori abitati, si spinsero
verso la valle dei mirti.
Le popolazioni in questione erano divise in cinque Castra :
"Castellum de Luco", l'attuale San Valentino;
"Castellum Marcilianum", presso l'attuale località
Galantina;
"Castrum di Limisanum", i cui resti si trovano ancora
inglobati nel casale di Rimisciano a circa 1 Km da Poggio Mirteto;
"Casalia Teranianum" e "Castrum Vulpinianum",
interessanti esempi di trasformazione di villaggi in fattorie, non frequenti
nel Lazio.
Col beneplacito
dei monaci dell'Abbazia di Farfa,
le nuove genti costruirono sul podio dei mirti un castello, affinché
esso garantisse loro una valida difesa. I monaci avevano tutto l'interesse
che le terre adiacenti al complesso monastico venissero coltivate, così
come del resto la popolazione poteva godere di numerosi vantaggi ponendosi
al servizio di un monastero. Grazie al buon senso e al tornaconto reciproco,
vennero rispettate nei secoli le regole di una proficua convivenza civile.
L'assetto
urbanistico di Poggio Mirteto
La fine dell'era feudale e la perdita del valore strategico ed economico
del Castrum determinarono l'attuale assetto urbanistico di Poggio Mirteto.
A quell'epoca difatti si verifica una netta divisione in due parti : la
parte antica, abbarbicata al colle, che tuttora conserva il suo autentico
aspetto medievale; la parte moderna che si andò sviluppando oltre
la Porta Farnese verso la valle, alla ricerca di nuovi equilibri politici
e sbocchi economici.
Il paese antico,
il vecchio cuore pulsante del paese, si apre oltre Porta Giannetta e resta
fisicamente racchiuso all'interno delle mura trecentesche. I vicoletti
caratteristici conducono all'attuale Palazzo Vescovile, un edificio
che nel tempo ha subito numerosi rimaneggiamenti.
In epoca più remota vi sorgeva l'antica rocca che fu poi trasformata
in palazzo abbaziale e successivamente per l'appunto in Palazzo Vescovile.
Porta
Farnese, il più importante monumento rinascimentale di Poggio
Mirteto, immette nei cosiddetti quartieri nuovi della città. Questo
accesso materiale e simbolico fu voluto nel 1573 dal cardinale Alessandro
Farnese allora abate di Farfa. Il nome del cardinale, grande mecenate
ed amante delle belle arti, è scolpito ad eterna memoria nell'architrave
della porta. La porta è sovrastata da una loggia costruita nel
XVIII secolo.
Oltrepassando
Porta Farnese si accede alla Piazza di Poggio Mirteto,
dalla caratteristica forma oblunga.
Fra la fine del XIV sec. e l'inizio del XV, a Poggio Mirteto si ebbe una
esplosione demografica.
La popolazione fu costretta a spingersi al di fuori della ristretta cinta
muraria medievale e ad insediarsi nelle terre attorno al paese. Si verificò,
così, una vera e propria corsa alla lottizzazione, tant'è
che gli amministratori dovettero regolamentare le concessioni edilizie
e stabilire norme ben precise per evitare abusi ed illegalità.
Nelle cronache si legge che i cittadini erano invitati a non occupare
spazio davanti alla chiesa con alcuna costruzione, li si invitava, inoltre,
a non erigere abitazioni superiori ai tre piani di altezza, ed ancora,
particolare degno della migliore e più moderna pianificazione edilizia,
evitare scale visibili dalla strada.
Nel 1683 il
paese rischiò di essere irrimediabilmente deturpato da un progetto
di lottizzazione dell'area antistante la chiesa. Fortunatamente la proposta
fu respinta dal governo centrale di Roma. Nel carteggio riguardante questa
questione urbanistica, è inserita una pianta, dalla quale è
stato possibile capire quale fosse a quell'epoca la struttura della piazza
di Poggio Mirteto.
Nel corso degli anni subì molte modificazioni soprattutto per quel
che riguarda gli edifici che la circondano.
Da una pianta
del 1711 si nota che tutte le abitazioni sono a due piani e che negli
edifici a tre finestre venne aperto un secondo portone. Dal 1726 in poi
i proprietari degli appartamenti che sorgevano sulla piazza, vennero autorizzati
a costruire altre due stanze da aggiungere all'edificio esistente. Queste
modifiche influirono negativamente sull'aspetto della piazza, che perse
molta della sua originale armonia.
Si potrebbe affermare che quest'ultima concessione ebbe effetti dirompenti
sull'intero paese : alcune costruzioni rimasero fedeli al progetto iniziale,
ma ad altre vennero forzatamente aggiunte una o due stanze, senza seguire
nessun criterio unificatore.
La
piazza ogni anno fa da cornice al Carnevalone Poggiano.
Il carattere trasgressivo ed irriverente del carnevale, a Poggio gode
di solida tradizione.
La prima testimonianza scritta, relativa all'organizzazione del carnevale,
risale al febbraio del 1579, anno in cui un comitato di cittadini si riunisce
per i festeggiamenti carnevaleschi.
Il Carnevalone come veniva chiamato dai poggiani, a partire dal 1861 viene
festeggiato con carri allegorici, sfilate mascherate, danze.
Il momento culminante viene raggiunto col falò di un fantoccio
di cartapesta, il Carnevalone per l'appunto, che prima di essere bruciato
al centro della piazza, fa un testamento simbolico.
Le
Chiese di Poggio Mirteto:
La Cattedrale dell'Assunta, che si affaccia sulla piazza, fu edificata
tra il 1641 ed il 1725 e consacrata nell'anno 1779. La chiesa presenta
forme monumentali settecentesche, all'interno vi sono tre navate di notevole
pregio artistico, nelle cappelle laterali sono notevoli un Transito di
San Giuseppe, un Battesimo di Cristo, una Madonna in trono. Inoltre vi
è custodita una croce processionale del '500.
Ciò che si narra in merito a questa croce ha tutto il sapore della
leggenda. Si racconta, infatti, che la croce fosse appartenuta precedentemente
alla Basilica di San Giovanni in Laterano. Dopo il "Sacco di Roma",
gruppi di militari riuscirono a trafugare dalla Basilica alcuni oggetti
di culto, rinvenuti poi nelle campagne di Poggio Mirteto. I sacerdoti
dell'allora Collegiata di Poggio Mirteto, venuti a conoscenza del fatto,
intuirono la provenienza degli oggetti e si affrettarono a restituirli
a chi di dovere. Per premiare un tale atto di correttezza, il Capitolo
di San Giovanni volle donare alla Cattedrale la croce professionale, capolavoro
di oreficeria di inestimabile valore artistico e religioso.
La
Chiesa di San Rocco che dall'alto della sua scalinata domina la sottostante
Piazza, nasce come Cappella dedicata a San Rocco. Intorno alla metà
del XVI sec., la cappella venne demolita e, per opera della Confraternita
del Gonfalone, fu edificata una nuova e più ampia chiesa.
La chiesa di San Rocco ultimata nell'anno 1779 venne volutamente costruita
in asse con Porta Farnese. Le sue linee architettoniche baroccheggianti
le offrono una struttura quasi circolare.
La sua scalinata, più che monumentale, costituisce quasi una tribuna
naturale.
Percorrendo
Via San Paolo, al centro di una piazzetta vi è una Vetreria
che ha il primato di essere stata la prima ad essere costruita in Italia.
Fu eretta nel 1825 da un belga e dall'allora svetta su tutti i tetti con
un parafulmine che raggiunge i 35 m. d'altezza.
Poggio Mirteto
è ricca di chiese. Poco distante dalla vetreria ci si imbatte in
un altro luogo di culto caro ai poggiani: la Chiesa di San Paolo,
risalente al XIII sec. e decorata da affreschi, tra cui il trionfo della
morte. Si ritiene che essa fu eretta nello stesso periodo delle prime
abitazioni di Poggio Mirteto. La fama della chiesa è data dalla
sua antichità e soprattutto dalla sua austera bellezza. Inoltre
ciò che l'ha legata indissolubilmente al cuore dei fedeli è
la convinzione generale che grazie al ripristino della tradizionale messa
del venerdì a suffragio delle anime morte, nel 1654, si pose fine
ad una terribile invasione di cavallette. Di fronte allo spettacolo delle
campagne devastate da questi temibili insetti, i poggiani pretesero che
la chiesa riprendesse le sue tradizioni e che vi tornassero i Padri Missionari
per celebrarvi la liturgia del venerdì, sortendo l'effetto desiderato!
Colle
San Cosimo è stato nell'antichità un' importante
luogo di culto ed antro strategico.
I monaci di Farfa edificarono in questo luogo una chiesa con osservatorio
annesso che svolgeva funzione di controllo su tutto il territorio circostante.
Quel che resta della chiesa versa in uno stato di assoluto abbandono.
Un restauro restituirebbe l'antico splendore all'edificio.
La quiete e la bellezza serena del paesaggio immergono il visitatore in
un'atmosfera rarefatta e magica.
L'ottocento
ed il Risorgimento:
Fra la fine del '700 e durante tutto il secolo successivo, Poggio Mirteto
visse un periodo favorevole dal punto di vista economico e gratificante
per i tributi ufficiali che ricevette.
Una delle prime innovazioni positive fu il trasferimento del prelato governatore
da Collevecchio a Poggio Mirteto. Qui il Prelato oltre a poter usufruire
del Palazzo Abbaziale, godeva dell'ottima posizione del paese dal punto
di vista geografico e delle vie di comunicazione. Nel 1837 a coronamento
di un periodo di espansione e benessere giunge un importante riconoscimento
da parte del Papa Gregorio XVI che decide di elevare il paese a "città"
e di renderla sede di diocesi.
Durante il
risorgimento Poggio Mirteto conobbe gli entusiasmi, le lotte e l'eroismo
dei moti rivoluzionari. I poggiani repubblicani non rinnegarono la loro
fede neppure quando nel 1849 ebbe fine la breve parentesi repubblicana
a Roma. Si racconta che incoraggiati dallo stesso G. Garibaldi, i rivoluzionari
di Poggio Mirteto trascorsero un'intera notte a cantare incessantemente
canzoni repubblicane intercalate da imprecazioni contro Pio IX.
Attorno alla
figura del celebre eroe dei due mondi, vengono intessuti racconti e storie
al limite del fiabesco. E' vero senz'altro che Garibaldi passò
per queste terre il 6 luglio 1849, guidando un manipolo di 4.000 uomini
e in compagnia di Anita, sua moglie. Come era suo costume preferì
accamparsi fuori del paese assieme ai soldati, senza però rifiutare
i numerosi segni di amicizia e di ospitalità che gli furono offerti
da Francesco Corazza a nome dei concittadini poggiani.
"Cittadino Gonfaloniere - scriveva Garibaldi all'amministrazione
di Poggio - compiacetevi mandarmi i vostri due cavalli con selle e ve
ne passerò ricevuta".
E' evidente che il generale sapeva di poter contare sulla collaborazione
delle cariche ufficiali del paese.
A perenne ricordo del passaggio di Garibaldi, nel 1932 venne posta un'erma
con un busto di bronzo che lo raffigura, nel luogo in cui si era accampato.
Legata
al passaggio di Garibaldi nella terra sabina è la Banda Comunale
di Poggio Mirteto, è infatti chiamata Banda Garibaldina, i
musicisti indossano la caratteristica uniforme portata dai "mille"
perché non si spenga il ricordo dei maestri poggiani che nel novembre
del 1867 seguirono Garibaldi perdendo la vita nella battaglia di Mentana.
Poggio
Mirteto oggi
Ciò che caratterizza questa cittadina della bassa sabina e la distingue
dagli altri centri del reatino è la vivacità culturale di
cui le scuole sono un interessante segnale. Raramente un centro,
conta tanti istituti scolastici e così qualificati.
Già nel 1860 veniva fondato per decreto governativo un ginnasio
che colmava il vuoto createsi con la chiusura di un istituto religioso.
In seguito grazie all'opera del canonico Don Ricci, venne dato ulteriore
impulso alla scolarizzazione dei giovani, dapprima con l'apertura di istituti
privati e poi lentamente di scuole pubbliche di ogni ordine e grado.
Nel 1943 Don Ricci istituì il Liceo Classico, l'istituto magistrale,
quello tecnico-commerciale e per ragionieri. Questi ultimi hanno connotato
il paese come centro di formazione professionale oltre che culturale dei
giovani dell'intera Sabina, i quali vi compiono i loro studi per poi avviarsi
nel mondo del lavoro. Questo continuo alternarsi di giovani che studiano,
si muovono, a volte si sposano e restano nel paese per il resto della
vita, ha favorito lo sviluppo commerciale ed economico di Poggio Mirteto,
Anche
il turismo ne ha avuto notevole impulso, facilitato inoltre dalle
ricchezze naturali, come la dolcezza del clima e la spettacolarità
del panorama.
Chiunque sia alla ricerca di un ambiente salubre e di bellezze naturali,
a Poggio Mirteto troverà sicuramente piena soddisfazione ai propri
desideri.
Dall'alto del poggio che domina la vallata del Tevere, immersi nei colori
ora infuocati ora dorati del tramonto, si trova quell'indefinibile sensazione
che gli antichi romani sentirono nel loro animo attraversando queste terre:
pace, serenità, armonia... desiderio di non partire più.
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