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Cenni storici su Poggio Mirteto

A cura di Marco Cortelli
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Nel nome di questa cittadina della Bassa Sabina sono racchiuse le sue origini e la sua storia.Poggio Mirteto, difatti, sorge sulla sommità di una collina, un poggio per l'appunto, dal quale i fondatori del paese dominavano la vallata ed il territorio circostante. Mirto (Myrtus comunis) La campagna, allora come oggi, era caratterizzata dalla presenza di un arbusto sempreverde modesto e gentile, dalla fioritura bianca non appariscente, che segna precocemente l'arrivo della stagione primaverile: il Mirto.

 



I Sabini e i Romani:

Poggio Mirteto nasce oltre che geograficamente, storicamente alla confluenza della civiltà italica con quella romana.

Roma, la grande e potente Roma, aveva molti motivi per guardare con interesse queste terre ricche e generose, ben popolate ed economicamente autosufficienti. Nel corso degli anni si moltiplicarono gli incontri e gli scontri fra genti romane e genti sabine, come testimoniano le leggende che affiancano la storiografia ufficiale e che narrano di un intreccio profondo tra i due popoli, nel bene e nel male, fecondo e portatore di sviluppo. "Il Ratto delle Sabine" forse tra tutte è la leggenda che meglio simboleggia quanto questi popoli fossero indispensabili e complementari l'uno all'altro.
Roma consolidò nei secoli il proprio ruolo di civiltà egemone e la terra Sabina divenne il naturale approdo, il serbatoio dal quale attingere elementi umani e ricchezze naturali. Numerose ville patrizie furono costruite proprio in queste terre a testimoniare come sia antico il bisogno di fuggire dalla città verso la campagna.

 

Le Ville Romane:
Attorno a Poggio Mirteto numerose ville romane testimoniano questo interessante fenomeno

Nel vicino comune di Montopli si trovano i ruderi detti i "Casoni", appartenenti a quella che un tempo fu una villa romana attribuita a Varrone. Purtroppo quello che è giunto ai giorni dell'antica villa è in uno stato di tale degrado, che non si può risalire al suo valore artistico ed architettonico. La disposizione planimetrica, però, ci fa supporre che si trattasse di un'importante dimora patrizia.
Sembra che la villa fosse collegata da condutture idrauliche ai cosiddetti "Bagni di Lucilla", altra costruzione di epoca romana i cui resti si trovano a poca distanza da Poggio Mirteto, in località San Valentino.
La tradizione vuole che fu l'imperatrice Lucilla, figlia di Marco Aurelio, a volere il restauro dei Bagni, che da lei presero il nome. All'interno della costruzione furono ritrovati una statuetta della Dea Diana Efisina ed un magnifico mosaico pavimentale raffigurante la stessa Dea.

 

L'incastellamento
Fra il 1250 e il 1300, gli abitanti di queste terre conobbero un periodo che fu detto di "incastellamento".
Alcune popolazioni, divenuti angusti i territori abitati, si spinsero verso la valle dei mirti.
Le popolazioni in questione erano divise in cinque Castra :
"Castellum de Luco", l'attuale San Valentino;
"Castellum Marcilianum", presso l'attuale località Galantina;
"Castrum di Limisanum", i cui resti si trovano ancora inglobati nel casale di Rimisciano a circa 1 Km da Poggio Mirteto;
"Casalia Teranianum" e "Castrum Vulpinianum", interessanti esempi di trasformazione di villaggi in fattorie, non frequenti nel Lazio.

Col beneplacito dei monaci dell'Abbazia di Farfa, le nuove genti costruirono sul podio dei mirti un castello, affinché esso garantisse loro una valida difesa. I monaci avevano tutto l'interesse che le terre adiacenti al complesso monastico venissero coltivate, così come del resto la popolazione poteva godere di numerosi vantaggi ponendosi al servizio di un monastero. Grazie al buon senso e al tornaconto reciproco, vennero rispettate nei secoli le regole di una proficua convivenza civile.

L'assetto urbanistico di Poggio Mirteto
La fine dell'era feudale e la perdita del valore strategico ed economico del Castrum determinarono l'attuale assetto urbanistico di Poggio Mirteto. A quell'epoca difatti si verifica una netta divisione in due parti : la parte antica, abbarbicata al colle, che tuttora conserva il suo autentico aspetto medievale; la parte moderna che si andò sviluppando oltre la Porta Farnese verso la valle, alla ricerca di nuovi equilibri politici e sbocchi economici.

Il paese antico, il vecchio cuore pulsante del paese, si apre oltre Porta Giannetta e resta fisicamente racchiuso all'interno delle mura trecentesche. I vicoletti caratteristici conducono all'attuale Palazzo Vescovile, un edificio che nel tempo ha subito numerosi rimaneggiamenti.
In epoca più remota vi sorgeva l'antica rocca che fu poi trasformata in palazzo abbaziale e successivamente per l'appunto in Palazzo Vescovile.

Porta FarnesePorta Farnese, il più importante monumento rinascimentale di Poggio Mirteto, immette nei cosiddetti quartieri nuovi della città. Questo accesso materiale e simbolico fu voluto nel 1573 dal cardinale Alessandro Farnese allora abate di Farfa. Il nome del cardinale, grande mecenate ed amante delle belle arti, è scolpito ad eterna memoria nell'architrave della porta. La porta è sovrastata da una loggia costruita nel XVIII secolo.

Oltrepassando Porta Farnese si accede alla Piazza di Poggio Mirteto, dalla caratteristica forma oblunga.

Fra la fine del XIV sec. e l'inizio del XV, a Poggio Mirteto si ebbe una esplosione demografica.
La popolazione fu costretta a spingersi al di fuori della ristretta cinta muraria medievale e ad insediarsi nelle terre attorno al paese. Si verificò, così, una vera e propria corsa alla lottizzazione, tant'è che gli amministratori dovettero regolamentare le concessioni edilizie e stabilire norme ben precise per evitare abusi ed illegalità. Nelle cronache si legge che i cittadini erano invitati a non occupare spazio davanti alla chiesa con alcuna costruzione, li si invitava, inoltre, a non erigere abitazioni superiori ai tre piani di altezza, ed ancora, particolare degno della migliore e più moderna pianificazione edilizia, evitare scale visibili dalla strada.

Nel 1683 il paese rischiò di essere irrimediabilmente deturpato da un progetto di lottizzazione dell'area antistante la chiesa. Fortunatamente la proposta fu respinta dal governo centrale di Roma. Nel carteggio riguardante questa questione urbanistica, è inserita una pianta, dalla quale è stato possibile capire quale fosse a quell'epoca la struttura della piazza di Poggio Mirteto.
Nel corso degli anni subì molte modificazioni soprattutto per quel che riguarda gli edifici che la circondano.

Da una pianta del 1711 si nota che tutte le abitazioni sono a due piani e che negli edifici a tre finestre venne aperto un secondo portone. Dal 1726 in poi i proprietari degli appartamenti che sorgevano sulla piazza, vennero autorizzati a costruire altre due stanze da aggiungere all'edificio esistente. Queste modifiche influirono negativamente sull'aspetto della piazza, che perse molta della sua originale armonia.
Si potrebbe affermare che quest'ultima concessione ebbe effetti dirompenti sull'intero paese : alcune costruzioni rimasero fedeli al progetto iniziale, ma ad altre vennero forzatamente aggiunte una o due stanze, senza seguire nessun criterio unificatore.

La piazza ogni anno fa da cornice al Carnevalone Poggiano.
Il carattere trasgressivo ed irriverente del carnevale, a Poggio gode di solida tradizione.
La prima testimonianza scritta, relativa all'organizzazione del carnevale, risale al febbraio del 1579, anno in cui un comitato di cittadini si riunisce per i festeggiamenti carnevaleschi.
Il Carnevalone come veniva chiamato dai poggiani, a partire dal 1861 viene festeggiato con carri allegorici, sfilate mascherate, danze.
Il momento culminante viene raggiunto col falò di un fantoccio di cartapesta, il Carnevalone per l'appunto, che prima di essere bruciato al centro della piazza, fa un testamento simbolico.

Le Chiese di Poggio Mirteto:
La Cattedrale dell'Assunta
, che si affaccia sulla piazza, fu edificata tra il 1641 ed il 1725 e consacrata nell'anno 1779. La chiesa presenta forme monumentali settecentesche, all'interno vi sono tre navate di notevole pregio artistico, nelle cappelle laterali sono notevoli un Transito di San Giuseppe, un Battesimo di Cristo, una Madonna in trono. Inoltre vi è custodita una croce processionale del '500.
Ciò che si narra in merito a questa croce ha tutto il sapore della leggenda. Si racconta, infatti, che la croce fosse appartenuta precedentemente alla Basilica di San Giovanni in Laterano. Dopo il "Sacco di Roma", gruppi di militari riuscirono a trafugare dalla Basilica alcuni oggetti di culto, rinvenuti poi nelle campagne di Poggio Mirteto. I sacerdoti dell'allora Collegiata di Poggio Mirteto, venuti a conoscenza del fatto, intuirono la provenienza degli oggetti e si affrettarono a restituirli a chi di dovere. Per premiare un tale atto di correttezza, il Capitolo di San Giovanni volle donare alla Cattedrale la croce professionale, capolavoro di oreficeria di inestimabile valore artistico e religioso.

La Piazza di Poggio MirtetoLa Chiesa di San Rocco che dall'alto della sua scalinata domina la sottostante Piazza, nasce come Cappella dedicata a San Rocco. Intorno alla metà del XVI sec., la cappella venne demolita e, per opera della Confraternita del Gonfalone, fu edificata una nuova e più ampia chiesa.
La chiesa di San Rocco ultimata nell'anno 1779 venne volutamente costruita in asse con Porta Farnese. Le sue linee architettoniche baroccheggianti le offrono una struttura quasi circolare.
La sua scalinata, più che monumentale, costituisce quasi una tribuna naturale.

Percorrendo Via San Paolo, al centro di una piazzetta vi è una Vetreria che ha il primato di essere stata la prima ad essere costruita in Italia. Fu eretta nel 1825 da un belga e dall'allora svetta su tutti i tetti con un parafulmine che raggiunge i 35 m. d'altezza.

Poggio Mirteto è ricca di chiese. Poco distante dalla vetreria ci si imbatte in un altro luogo di culto caro ai poggiani: la Chiesa di San Paolo, risalente al XIII sec. e decorata da affreschi, tra cui il trionfo della morte. Si ritiene che essa fu eretta nello stesso periodo delle prime abitazioni di Poggio Mirteto. La fama della chiesa è data dalla sua antichità e soprattutto dalla sua austera bellezza. Inoltre ciò che l'ha legata indissolubilmente al cuore dei fedeli è la convinzione generale che grazie al ripristino della tradizionale messa del venerdì a suffragio delle anime morte, nel 1654, si pose fine ad una terribile invasione di cavallette. Di fronte allo spettacolo delle campagne devastate da questi temibili insetti, i poggiani pretesero che la chiesa riprendesse le sue tradizioni e che vi tornassero i Padri Missionari per celebrarvi la liturgia del venerdì, sortendo l'effetto desiderato!

Colle San Cosimo è stato nell'antichità un' importante luogo di culto ed antro strategico.
I monaci di Farfa edificarono in questo luogo una chiesa con osservatorio annesso che svolgeva funzione di controllo su tutto il territorio circostante. Quel che resta della chiesa versa in uno stato di assoluto abbandono. Un restauro restituirebbe l'antico splendore all'edificio.
La quiete e la bellezza serena del paesaggio immergono il visitatore in un'atmosfera rarefatta e magica.

 

L'ottocento ed il Risorgimento:
Fra la fine del '700 e durante tutto il secolo successivo, Poggio Mirteto visse un periodo favorevole dal punto di vista economico e gratificante per i tributi ufficiali che ricevette.
Una delle prime innovazioni positive fu il trasferimento del prelato governatore da Collevecchio a Poggio Mirteto. Qui il Prelato oltre a poter usufruire del Palazzo Abbaziale, godeva dell'ottima posizione del paese dal punto di vista geografico e delle vie di comunicazione. Nel 1837 a coronamento di un periodo di espansione e benessere giunge un importante riconoscimento da parte del Papa Gregorio XVI che decide di elevare il paese a "città" e di renderla sede di diocesi.

Durante il risorgimento Poggio Mirteto conobbe gli entusiasmi, le lotte e l'eroismo dei moti rivoluzionari. I poggiani repubblicani non rinnegarono la loro fede neppure quando nel 1849 ebbe fine la breve parentesi repubblicana a Roma. Si racconta che incoraggiati dallo stesso G. Garibaldi, i rivoluzionari di Poggio Mirteto trascorsero un'intera notte a cantare incessantemente canzoni repubblicane intercalate da imprecazioni contro Pio IX.

Attorno alla figura del celebre eroe dei due mondi, vengono intessuti racconti e storie al limite del fiabesco. E' vero senz'altro che Garibaldi passò per queste terre il 6 luglio 1849, guidando un manipolo di 4.000 uomini e in compagnia di Anita, sua moglie. Come era suo costume preferì accamparsi fuori del paese assieme ai soldati, senza però rifiutare i numerosi segni di amicizia e di ospitalità che gli furono offerti da Francesco Corazza a nome dei concittadini poggiani.
"Cittadino Gonfaloniere - scriveva Garibaldi all'amministrazione di Poggio - compiacetevi mandarmi i vostri due cavalli con selle e ve ne passerò ricevuta".
E' evidente che il generale sapeva di poter contare sulla collaborazione delle cariche ufficiali del paese.
A perenne ricordo del passaggio di Garibaldi, nel 1932 venne posta un'erma con un busto di bronzo che lo raffigura, nel luogo in cui si era accampato.

Legata al passaggio di Garibaldi nella terra sabina è la Banda Comunale di Poggio Mirteto, è infatti chiamata Banda Garibaldina, i musicisti indossano la caratteristica uniforme portata dai "mille" perché non si spenga il ricordo dei maestri poggiani che nel novembre del 1867 seguirono Garibaldi perdendo la vita nella battaglia di Mentana.

Poggio Mirteto oggi
Ciò che caratterizza questa cittadina della bassa sabina e la distingue dagli altri centri del reatino è la vivacità culturale di cui le scuole sono un interessante segnale. Raramente un centro, conta tanti istituti scolastici e così qualificati.
Già nel 1860 veniva fondato per decreto governativo un ginnasio che colmava il vuoto createsi con la chiusura di un istituto religioso. In seguito grazie all'opera del canonico Don Ricci, venne dato ulteriore impulso alla scolarizzazione dei giovani, dapprima con l'apertura di istituti privati e poi lentamente di scuole pubbliche di ogni ordine e grado.
Nel 1943 Don Ricci istituì il Liceo Classico, l'istituto magistrale, quello tecnico-commerciale e per ragionieri. Questi ultimi hanno connotato il paese come centro di formazione professionale oltre che culturale dei giovani dell'intera Sabina, i quali vi compiono i loro studi per poi avviarsi nel mondo del lavoro. Questo continuo alternarsi di giovani che studiano, si muovono, a volte si sposano e restano nel paese per il resto della vita, ha favorito lo sviluppo commerciale ed economico di Poggio Mirteto,

Anche il turismo ne ha avuto notevole impulso, facilitato inoltre dalle ricchezze naturali, come la dolcezza del clima e la spettacolarità del panorama.
Chiunque sia alla ricerca di un ambiente salubre e di bellezze naturali, a Poggio Mirteto troverà sicuramente piena soddisfazione ai propri desideri.
Dall'alto del poggio che domina la vallata del Tevere, immersi nei colori ora infuocati ora dorati del tramonto, si trova quell'indefinibile sensazione che gli antichi romani sentirono nel loro animo attraversando queste terre: pace, serenità, armonia... desiderio di non partire più.


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