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Dov'è
- Nella Sabina, la terra di un popolo italico fra i più antichi.
Fiero e generoso, guerriero e contadino contribuì alla nascita
di Roma e all'affermazione della sua civiltà nel mondo. Sulla
riva sinistra del Tevere, una terra fertile che si modula in piccole
valli con vigneti, casolari sparsi, dovunque olivi e tanti Paesi in
cima alle colline. Poi il primo contrafforte appenninico dei Monti Sabini.
Poggio Catino e Catino sono due centri urbani poco distanti tra loro,
a circa 385 metri di altitudine e costituenti lo stesso Comune. |
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Alle spalle,
un territorio interamente coperto da boschi nel quale s'inerpica
la strada che conduce a Rieti attraversando il torrente Calantino
che scorre dentro una gola profonda tra i resti di due antichi castelli:
Tancia sul lato settentrionale e Fatucchio su quello meridionale.
Due vette sul crinale: Monte
Pizzuto (1288 mt.) e il Tancia (1292 mt.). Un panorama ampio
e luminoso che si estende da sud-est a nord-ovest e su cui giocano
i colori forti del crepuscolo e le ombre lunghe dei colli.
I Paesi di oggi sono gli stessi di mille anni fa, ciascuno di loro
conserva gelosamente qualcosa che ne testimonia l'antica origine
castellana: chiese, torri, mura, porte, le piccole strade, fonti,
molini. Ovunque, tracce di un tempo ancor più remoto: resti
di antiche ville romane così numerose in questo territorio
vicino a Roma. Una terra dove esiste il passato.
Cenni
Storici
L'Italia, dopo le invasioni barbariche del V° secolo
e la fine dell'Impero Romano (476) fu dominata dai Longobardi, un
popolo d'origine germanica, per poco più di due secoli dal
568 al 774. I Longobardi del Ducato di Spoleto costruirono Catino
verso la fine del secolo VII° e vi insediarono una loro Fara
(gruppo di guerrieri legati da vincoli parentali) con l'intento
di progettare terre fertili e una posizione strategicamente importante. |
| La strada di
collegamento (via alternativa alla Salaria) tra la Sabina e Rieti
era quella del Tancia che affrontava il contrafforte appenninico nei
pressi di Catino. Vi costruirono una fortezza (Rocca con Torre) appunto
per presidiare l'accesso a questa via. Il Tevere, poco distante, costituiva
il confine tra il Ducato Romano e i territori longobardi. Intorno
a Catino, dopo le devastanti incursioni barbariche, si ricostituì
e sviluppo un tessuto economico e sociale e questo Castello fu sede
di un potere forte con ampia giurisdizione territoriale. Si mantenne
indipendente dal vicino monastero
di Farfa (uno dei più potenti feudi ecclesiastici allora
esistenti) fino al secolo XI° quando venne acquisito insieme al
suo vasto e ricco patrimonio di terre, case, chiese, selve, molini.
Governato da una ristretta oligarchia (Boni Homines), possedeva altri
piccoli castelli come Luco (in zona S. Valentino di Poggio Mirteto),
Poggio Ciciliano, Rocca Forcelle, le Rocche di Tancia e Fatucchio.
Poggio Catino (Podi um de Catino) fu costruito sul Monte Moricone
ed è citato per la prima volta nel 1072 in un documento farfense. |
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Venne
realizzato per far fronte ad un incremento demografico considerevole
(Catino, data la peculiarità del sito non poteva sopportare
un ampliamento urbanistico) oltreché per motivi di controllo
signorile dell'espansione economica in atto.
Sulla collina di Moricone, in posizione eminente, è situata
la Rocca (detta "La Terra"), un bastione cilindrico molto
ampio e senza copertura e, intorno ad esso, la chiesa e le case protette
da una cinta muraria raccordata a possenti torrioni con porte e posterle.
Verso la metà del secolo XII° il Castello di Catino e il
suo Poggio si costruirono in libero Comune acquisendo una qualche
autonomia ma fu sempre presente un Signore che ne possedeva il patrimonio
ed esercitava il potere. |
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Questo assetto
rimase in vigore fino al XIX° secolo. Si succedettero i Conti
di Sant'Eustachio, gli Orsini, i Savelli, i Capizucchi, e gli Olgiati
(1614-1816). In particolare gli Olgiati hanno lasciato significative
tracce della loro presenza realizzando l'acquedotto della Canale (16161),
ricostruendo la Chiesa di San Nicola (1621) e restaurando il Palazzo
Baronale con il giardino, oggi sede del Comune e Centro Congressi.
Il Papa Paolo VII° il 6 Luglio 1816 abolì i diritti feudali. |
| Il 19 Ottobre
1816 Giovan Battista Olgiati rinunciò in forma legale alla
giurisdizione baronale di Poggio Catino e Catino. Nel 1817 Poggio
Catino aveva 368 abitanti, era "appodiato" (frazione) di
Poggio Mirteto insieme a Catino che ne aveva 255. Divenne Comune autonomo
con Catino "frazione" nel 1853. I due insediamenti avevano
751 abitanti, 143 dei quali residenti in campagna, suddivisi in 157
famiglie che vivevano in 149 case. |
Si ringrazia il Sig. Rodolfo
Cortesi per la gentile concessione dei testi |