Collevecchio - Monumenti

I monumenti in virtù della sua storia sorsero nel tempo in Collevecchio chiese, strutture amministrative, palazzi gentilizi e opere pie. Tutte realizzazioni da porre in relazione ad un tipo di organizzazione sociale comunque soggetto a regole e principi ecclesiali. Come testimonia la più antica delle iscrizioni marmoree di Collevecchio posta su una porta dell'edificio antistante il palazzo apostolico, nella quale si legge: "VANITAS VANITATU(M) OMNIA VANITAS 1598".

Fra gli edifici sacri segnaliamo:

La Collegiata dell'Annunziata (fine XII sec.), sita sulla piazza principale del borgo, con un bel portale del XV secolo. All'interno la chiesa ha assunto una configurazione barocca dovuta ai rimaneggiamenti avvenuti nel XVIII secolo. In essa sono conservate alcune opere di notevole interesse, fra cui un crocefisso ligneo policromo (VIII-IX sec.) di stile bizantino, proveniente dall'antica cappella di San Valentino e anteriormente dalla chiesa del castello di Mozzano, e una deposizione eseguita nel 1435 da un pittore fiammingo, copia di un originale di Roger Van der Weyden, attualmente conservato. Ai fianchi dell'abside due iscrizioni ricordano due illustri cittadini collevecchiani: sulla destra dell'altare c'è il busto marmoreo di Marcantonio Cerbelli, attribuito al Bernini dal Piazza, e sulla sinistra un medaglione ottocentesco con il profilo di don Vincenzo Petrarca. Notevole il campanile romanico con doppio ordine di bifore. Distrutto parzialmente da un fulmine verso il 1780, fu immediatamente ricostruito secondo il modello originario. Con lo stesso intervento furono anche posti un nuovo orologio e una nuova campana. Su quest'ultima si legge il nome di Felice Filippi, allora priore di Collevecchio, e il nome del fonditore Riccardi.

L'antica cappella di S. Pietro, della quale è ancora visibile su via Menichini il portale d'ingresso con due scritte sovrapposte aventi il medesimo significato. Sulla prima, la più antica, si legge: "DIVO PETRO DICATAM". Sulla più recente, che la ricopre, è invece scritto: "S. PETRO APOSTOLORUM PRINCIPI AD MDCCII".

La chiesa della Madonna del Rifugio, subito fuori di porta romana, edificata nel 1586. L'edificio è ad unica navata con due cappelle, una per lato. Nel piccolo campanile è inserita la campana, realizzata dal fonditore locale Orazio Pioli nel 1613. All'interno si trova il sepolcro di Ortenzio De Rossi, commissario generale della Camera Apostolica sotto Paolo V.

La chiesa di S. Andrea (1614), sulla collina a nord del paese, con al suo interno interessanti dipinti di scuola veneta del tardo '500. Dipinti, purtroppo non più in loco.

Il limitrofo convento cappuccino di S. Maria (XVI sec.), ora sede della comunità "Il Cammino", che conserva al suo interno un'Adorazione dei Magi di scuola bolognese della seconda metà del '500, dipinto recentemente restaurato.

La chiesa di S. Maria del Piano, (edificata intorno al XIV sec e più volte restaurata.) sulla statale sabina adiacente ad una fonte d'acqua benedetta. All'interno preziosi affreschi raffiguranti la Vergine e il Redentore. Sul lato sinistro entrando è dipinto lo stemma dei conti Coperchi. Vicino alla chiesa un'antica torretta di epoca romana testimonia l'esistenza nel luogo dell'antico insediamento di Piedimonte.

La chiesa di S. Prospero, sorta in zona rurale a fianco dell'omonima via.

La chiesa di S. Maria d'Isciano (XVI sec.), sopra un colle che si erge sulla statale sabina, costruita sulle vestigia di una chiesa più antica, secondo la leggenda a sua volta edificata sulle rovine di un antico tempio di Giano, già patronato di Blosio Palladio, poi proprietà Floridi, ora Filippi, con interessanti affreschi del XVI - XVII secolo raffiguranti al centro l'Annunciazione; sul lato sinistro il martirio di santo Stefano e su quello destro san Francesco che riceve le stimmate con in basso Frate Leone; sulla lunetta superiore al centro San Giuseppe con il bambino, sulla destra Blosio Palladio, decuius del committente, e sulla sinistra un'altra figura, forse Francesco Florido Sabino, purtroppo andata persa. Sull'angolo destro in alto è raffigurato lo stemma dei cappuccini. Al centro dell'arco che incornicia l'Annunciazione è visibile lo stemma del Palladio con l'emblema dell'egida di Pallade: la Medusa.

Fra i palazzi gentilizi si segnalano:

Il palazzo Coperchi (XVI sec.), in via Roma, realizzato su disegno di Antonio da Sangallo il giovane, passň nel tempo a diverse famiglie, fra cui i Ferrari e i Piacentini. Ora, completamente restaurato, è divenuto sede della beauty-farm Palazzo Ben Essere. Sul portale d'ingresso sulla via senatore Piacentini è posto lo stemma Coperchi, mentre sulla facciata, sotto la loggia spicca lo stemma di papa Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini) (1592 - 1605) e l'iscrizione: "BENEFACTORIBUS PAULUS COPERCHIUS SACRE AULE CONCISTORIALES ADVOCATUS ET CAMERE APOSTOLICE COMMISSARIUS GENERALIS".

Il palazzo Menichini (XVI sec.), ora Pistolini, nella omonima via, realizzato su disegno del Vignola, con all'interno uno splendido camino seicentesco. Su un lato si erge una torre che termina con una cuspide che domina l'intero fabbricato e alla quale si accede dal piano terreno con una lunga scala elicoidale costruita con monoblocchi di pietra. Si apre nel palazzo, con un portico che parte dalla corte d'ingresso, la Porta Umbra, una delle storiche vie d'accesso al paese. Sotto il portico è posta un'iscrizione che ricorda un vecchio giudizio di condanna. In essa si legge: "FRANCESCO CECCANI DETTO MOSCANTE/ DA STIMIGLIANO/ PERE/ OMICIDIO IN PERSONA DEL VICEPODESTÀ/ E FERITE AL BALIVO DI DA TERRA/ IN ODIO DI GIUSTIZIA ANO 1753". Sopra il portale d'ingresso e su quello della cantina sono apposti due stemmi dei conti Menichini, mentre sugli stipiti di marmo che fiancheggiano il portone d’ingresso si leggono le iniziali F e M (Fabio Menichini).

Il palazzo Rosati (XVII sec.), in via Antonio Segoni, ora sede municipale, in passato fu anche proprietà della famiglia Segoni e in parte adibito a scuola gestita dalle sorelle della carità (fondazione Costanza Americi). In seguito fu completamente utilizzato come scuola prima dalle stesse suore (Lascito Antonio Segoni e donazione Torello Abati), poi dal comune. Recentemente l'amministrazione comunale ha provveduto alla sua sistemazione e al suo restauro, restituendolo all'uso pubblico.

Il palazzo Floridi (XVI sec.), sull'angolo superiore della piazza, proprietà della omonima famiglia, successivamente diviso in linea di discendenza ereditaria fra Filippi e Pezzi, ed infine divenuto esclusiva proprietà Pezzi. Il palazzo, abitato dai proprietari, pur essendo stato completamente restaurato, ha mantenuto pressoché intatto lo stile originario. Più anticamente il palazzo fu di proprietà Cerbelli e poi lasciato al servizio delle cappellanie della stessa famiglia.

Il palazzo Soderini, (XVI sec.) che prima fu degli Antamoro, dei Floridi, dei Colangeli e, probabilmente, di Blosio Palladio. Ora condominio.

Il palazzo Filippi, (XVII sec.) sulla piazza principale, ristrutturato in epoca neoclassica. Col restauro sono stati riuniti due edifici: il primo, posto fra la piazza principale e il corso; l'altro sito fra la via fuori le mura e il corso e con accesso dalla corte interna attraverso il vicolo delle monache, fu in passato sede di un convento di suore. Al suo interno una bella scala con basamenti a colonna, tipici dell'architettura dell'epoca della ristrutturazione. Sulle lunette delle porte che si aprono sulla scala dell'antico convento sono ancora visibili affreschi seicenteschi. Le due facciate che danno sul centro del paese sono state recentemente restaurate secondo la loro conformazione originale.

Il palazzo Oliva, sulla destra del corso prima del vicolo, prende il nome dal blasone di Patrizio Oliva, medico di fine '700, posto sopra il portone d'ingresso. Il palazzo poi passò ai Gualdo, ai Piacentini, ai Filippi, ora è proprietà dei D'Agostino-Orsini di Camarota.

Il palazzo Jacobelli, (XVI sec) sulla destra del corso all'angolo col vicolo. Sul portale spicca lo stemma cardinalizio della casata. Il palazzo è stato poi proprità dei Colangeli e recentemente dei Buccellato.

Il palazzo Cappellini - Cornacchioni, sull'omonimo vicolo, poi Petrarca, quindi Abati, ora Pistolini. Costruzione seicentesca completamente ristrutturata in epoca neoclassica e successivamente in epoca liberty. All'interno un'interessante scala con colonne testimonia il restauro neoclassico, mentre gli stucchi del primo salone risalgono al primo '900.

Il palazzo De Rossi, poi Rosati, ai piedi del paese sovrasta la Porta Romana, formando con la sua corte il primo contrafforte difensivo dell'antico castello. Da notare alle finestre interessanti fregi settecenteschi. Al suo interno, recenti restauri eseguiti sulla porzione attualmente di proprietà Silvestri, hanno messo in luce pareti e soffitti adornati di preziosi decori.

Il palazzo Clavelli, sulla via Senatore Piacentini, già via vecchia, patrimonio della famiglia che ha dato al paese il maggior numero di notai. Passato poi ai Piccarozzi e quindi ai Mondi.

La casina di caccia e il parco Orsini (XVIII sec.), con accesso da via Roma. Attualmente di proprietà Filippi. Il parco è organizzato nei modi classici del giardino all'italiana con siepi di bosso e chioschi di alloro sotto i quali campeggiano ampie panchine ricavate da materiali marmorei da scavo archeologico. Sulla facciata della casina che da sul parco sono poste tre meridiane, delle quali due indicano le ore diurne secondo il moto solare e l'altra le ore notturne secondo il cammino lunare. All'interno l'ingresso con soffitto a volta e decorazioni affrescate.

La villa San Giovanni, sulla strada per Cicignano, in passato appartenuta ai Cruciani, ai De Rossi, poi ai Rosati, ora di proprietà Maggiorani, è situata lungo la strada che da Collevecchio porta alla frazione di Cicignano Al suo interno una cappella gentilizia ed un'altana dalla quale con lo sguardo si domina su tutte le colline circonvicine. Nel parco si erge un leccio ultracentenario il cui diametro alla base misura oltre quattro metri. Non c'è più traccia, se non quanche frammento di colonne e capitelli, dell'antica chiesa consacrata a San Giovanni dai De Rossi su una cappella più antica, probabilmente edificata dai Cruciani.

Fra le strutture amministrative e di servizio ricordiamo:

Il Palazzo Apostolico (XVII sec.) sulla piazza principale, sede del Governatore Generale della Sabina, ora condominio, e, più anticamente, palazzo della Signoria. Sull'architrave del portale d'ingresso spicca lo stemma degli Orsini. Sulla facciata, sopra le finestre del primo piano, si alternano fregi posti successivamente che richiamano il drago alato dei Borghese (Paolo V) e la stella ad otto punte degli Albani (Clemente XI). Sulla stessa facciata si legge l'iscrizione: "PAULUS V P. MAX./ PROVINC. SAB. IN GUBERN. ERECTA/ IO. ANT. MAXIMO V. S. R. PRAEFEC./ FORUM APTAN. CARCERES/ CONSTRUEN. MANDAVIT/ AD MDCV". Secondo quanto risulta dai documenti dell’archivio storico, sulle pareti del salone delle riunioni, probabilmente sito al primo piano, erano dipinti i nomi dei governatori.

Il Palazzo del tribunale pontificio (XVII sec.), con le annesse carceri, che fa angolo fra la piazza principale e il corso. Immobile costruito su esplicita indicazione di papa Paolo V, per offrire al governatorato una sede per l'amministrazione della giustizia. Nella facciata che si affaccia sulla piazza č posta l'iscrizione: "PIUS VI P. M./ INDULGENTISSIMUS PRINCEPS/ NE QUID HUMANITAS VEL IN IPSOS/ SONTES DE JURE SUO DECEDERET/ CARCERES/ SQUALLORE VETERUM DETERSO/ ANGUSTISQUE LAXATIS/ A SOLO REFECIT/ ANN. SAL. MDCCLXXVII/ PONTIFIC. SUI IV";  il Teatro, posto sulla piazza dello Statuto, già intitolata a Blosio Palladio, fu costruito in stile neoclassico nel 1810, cioè in piena epoca napoleonica. Restaurato, nel rispetto dello stile originario, durante la stagione liberty, è stato adornato al di sopra del proscenio con un dipinto del pittore reatino Antonino Calcagnadoro (Rieti 1876 – Roma 1935), raffigurante lo stemma del paese sostenuto da due muse alate.

La Porta Romana, situata ai piedi del paese, da essa partiva la via che anticamente conduceva a Roma (il c.d. Passo di Roma). La porta antica attualmente è murata e inglobata nel palazzo De Rubeis. Essa era stata realizzata per funzione difensiva con grosse pietre legate fra loro da un sistema di incastri e un ponte levatoio del quale rimangono i fori di uscita delle catene. Adiacente alla porta era l'alloggiamento del corpo di guardia. L'attuale porta, con chiusura a cardini, è tarda opera seicentesca con funzione più che altro decorativa. Si ricordano anche le altre due porte del paese:

- La Porta Umbra, sull'angolo di Nord-ovest, inserita nel contesto del palazzo Menichini. essa conduceva verso la via flaminia.

- La Porta Cappuccina, non più esistente. Essa conduceva verso il convento e il borgo di Cicignano. Vicino alla porta si legge ancora un iscrizione seicentesca.

Il Monumento ai caduti della Grande Guerra, di fronte alla porta romana, opera dello scultore senese Gino Mazzini. Il monumento, costruito dal comune sul terreno appositamente donato da Giulio Cesare Filippi, fu inaugurato nel 1920. Le targhe apposte ai lati del monumento riportano i nomi di tutti i cittadini collevecchiani deceduti nelle guerre del secolo appena trascorso.

La Buchetta è il piccolo portico posto sulla rampa che da via Roma conduce verso il corso. Essa fu costruita nel 1930 su progetto dell'ing. Augusto Maggiorani proprio al di sopra della stazione autobus per offrire riparo ai passeggeri che attendevano l'arrivo della corriera.