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COLLEVECCHIO
La storia: è l'insediamento più recente,
ma, certamente, il più ricco di documenti e di monumenti.
La tradizione vuole che Collevecchio abbia origine nel 1253 a seguito
di un breve di papa Innocenzo IV (1243 - 1254) [Sinibaldo Fieschi]
che autorizzava gli abitanti di Colle o Castel Muziano (o Mozzano)
- luogo paludoso e malarico del quale non è certa l'ubicazione,
anche se alcuni ricercatori recentemente hanno individuato tale
area in località Torretta - a trasferirsi verso le più
salubri alture. Ma certamente al momento del breve la località,
allora chiamata Colavetus, era già abitata, visto che già
nel 1198 essa pagava alla curia papale la stessa tassa che pagavano
altri centri come Torri, Tarano o Cottanello.
Il castello di Collevecchio dal 1283 fu per qualche tempo tributario
di Narni, poi, dal 1368, con alcune interruzioni, fu feudo degli
Orsini fino alla morte di Valerio Orsini, abate di Fossanova ed
ultimo signore di Collevecchio, avvenuta nel 1594. La presenza degli
Orsini è sottolineata dal loro stemma, posto sia sul Palazzo
Apostolico, prospiciente la piazza principale, sia sulla facciata
della chiesa. Passato sotto la competenza della Camera Apostolica
in base ad un decreto di papa Gregorio XIII (1572 - 1585) [Ugo Boncompagni]
emesso nel 1580, Collevecchio nel 1605 per disposizione di papa
Paolo V (1605 - 1621) [Camillo Borghese] divenne sede del governo
generale della Sabina. Anche questo cambiamento d’identità
non fu così repentino come si potrebbe pensare. Infatti,
già dai primi anni del secolo XVI, grazie ai buoni uffici
di suoi illustri cittadini, fra i quali Blosio Palladio (1470? -
1550), insigne umanista, letterato e architetto, oltre che alto
prelato, che dal 1500 al 1550 fu segretario di cinque papi (Giulio
II [Giuliano della Rovere 1503 - 1513], Leone X [Giovanni dei Medici
1513 - 1521], Clemente VII [Giulio dei Medici 1523 - 1534], Paolo
III [Pietro Alessandro Farnese 1534 - 1550] e Giulio III [Giovanni
Maria Ciocchi del Monte 1550 - 1555]), e uno stretto rapporto con
la Firenze dei Medici - il duca Alessandro (1510 - 1537) era stato
generato da una cittadina collevecchiana -, il paese aveva iniziato
quel processo d'arricchimento culturale e urbanistico che lo doveva
far divenire nel secolo successivo il centro di potere della regione
sabina.
Il governo pontificio
restò a Collevecchio per circa due secoli, durante i quali
la carica di governatore fu rivestita per lo più da illustri
prelati, fra i quali il cardinale Giovan Francesco Albani (Urbino
1649 - Roma 1721) che sarebbe poi divenuto papa Clemente XI (1700
- 1721). Durante questo periodo gli stretti rapporti che intercorrevano
fra Collevecchio e la Santa Sede promossero l'ascesa di cittadini
collevecchiani verso alte cariche pontificie, come pure l'arrivo
e l'insediamento nel paese di personaggi di alto rilievo, specialmente
nella gestione della Camera apostolica. Così Collevecchio
si andò progressivamente ad arricchire di sempre nuovi palazzi
e all'antica configurazione medievale si sostituì quella
rinascimentale e seicentesca che ancor oggi caratterizza il suo
particolare centro storico. Fra le famiglie di questo periodo ricordiamo
fra le tante I conti Coperchi, i conti Menichini, i marchesi De
Rubeis, i marchesi Floridi, i conti Cerbelli e i marchesi Colangeli.
Il governatorato cessò con l'avvento di Napoleone in Italia,
e la sua sede non ritornò più in Collevecchio. Infatti,
dopo la Restaurazione post-napoleonica, un motu proprio di Pio VII
(1800 - 1823) [Gregorio Luigi Barnaba Chiaromonti] del 1816 trasferì
l'ufficio di governatore generale a Poggio Mirteto. La ragione del
trasferimento, ufficialmente attribuita alle cattive condizioni
del Palazzo Apostolico, sarebbe in realtà da assegnare alla
vivace esuberanza manifestata dalla popolazione collevecchiana durante
il regime napoleonico. Esuberanza festaiola che Collevecchio non
abbandonò più e che ancora oggi appare come una delle
sue più peculiari caratteristiche. Fra queste, va anche sottolineata
la sua radicata abitudine all'autonomia nei confronti del territorio
circostante, derivata dal fatto che per oltre due secoli il paese
aveva dialogato direttamente con Roma. Tale circostanza condizionò
fortemente anche in seguito i comportamenti dei suoi cittadini,
che hanno sempre continuato, per tutte le loro necessità,
a far diretto riferimento a Roma. In questo in ogni epoca favoriti
dalla vicinanza delle vie di comunicazione, che nel tempo sono state:
il Tevere, la rete viaria (Flaminia, Salaria, Tiberina), la ferrovia
e, da ultimo, la rete autostradale. Nel 1860, a seguito del plebiscito
della regione umbro-sabina, Collevecchio divenne parte del Regno
d'Italia ed inserito nella regione Umbria, provincia di Perugia.
Dal 1923 Collevecchio con tutta la Sabina entrò a far parte
della regione Lazio, e, dopo un breve periodo di permanenza nella
provincia di Roma, nel 1927 fu infine inserita nella nuova provincia
di Rieti. Negli anni '50, grazie all'opera di promozione svolta
dal parroco di allora don Aldo Troscia, Collevecchio movimentò
la propria economia con la costruzione in forma cooperativa di una
fornace laterizi, che è stata attiva per circa 25 anni.
Successivamente
il paese ha visto via via degradare la sua immagine di piccolo grande
centro culturale, ma da qualche tempo sta dando significativi segni
di risveglio. E', infatti, iniziata l'esecuzione di un complessivo
piano di recupero dell'identità storico-culturale del paese,
che è stato avviato con lo spostamento della sede municipale
nell'antico palazzo Rosati con la pubblicazione annuale del calendario
storico ad iniziare da "Collevecchio 2000", con la promozione
del mensile di informazioni ed approfondimenti "La Buchetta"
ed, infine, con la redazione di questa Guida e che nell'immediato
futuro si ripromette di promuovere il completo risanamento dei tre
centri storici del comune e di trovare una giusta utilizzazione
all'enorme area della vecchia fornace, ormai abbandonata.
Le istituzioni
del passato: fra le istituzioni di servizio, di beneficenza
e a carattere religioso ricordiamo:
Il Monte del Grano o Monte Fabio, istituzione finanziaria
creata nel XVII sec. dal conte Fabio Menichini. I produttori agricoli
versavano grano e altri beni fungibili al Monte, che poi anticipava
tali prodotti a chi ne aveva bisogno per la semina o per altri motivi,
dietro impegno di restituzione con una modica maggiorazione entro
il 15 di agosto.
L'ufficio
notarile di Collevecchio è stato in funzione ininterrottamente
dal XIV al XIX secolo. Attualmente l'intero archivio notarile di
Collevecchio è conservato presso l'Archivio storico di Rieti.
Gli atti archiviati vanno dal 1397 al 1856.
La società
filarmonica (1839), diretta progenitrice della banda musicale
cittadina. Essa nasce come società privata ma con la diretta
partecipazione del comune. Fino al 1900, infatti, la banda è
stata direttamente rappresentata dal sindaco e ogni provvedimento
assunto nei suoi confronti doveva essere ratificato dal consiglio
comunale.
La Congregazione
di carità che, grazie ai cospicui fondi ottenuti
a titolo di donazione o di eredità dai cittadini più
facoltosi, gestiva in via generale tutta l'attività di assistenza
e di beneficenza del comune.
L'opera
Pia Cruciani, costituita a scopo dotalizio. Le giovani
popolane da dotare venivano sorteggiate a date fisse. Alle ragazze
era assegnata una somma di danaro depositata presso una Cassa di
risparmio, che veniva poi loro consegnata in occasione del matrimonio.
La fondazione
Costanza Americi, costituita nel 1884 con un lascito di
lire 10.000 destinate all'impianto e al mantenimento di un asilo
infantile e di una scuola femminile. Le istituzioni furono impiantate
presso una parte del palazzo Rosati presa in affitto e la gestione
fu affidata alle sorelle della carità. Poi nel 1896, con
il lascito di Antonio Segoni, le scuole potettero espandersi su
tutto l'edificio. Completò l'impianto Torello Abati negli
anni '30, acquistando e donando alla fondazione la parte dell'edificio
ancora di proprietà Rosati.
Le strutture
associative attuali:
L'Associazione di volontariato e di protezione civile "Marcello
Migliorati", fondata nel associata all'AVIS, all'ADMO,
all'AIDO e alla Croce Verde, che svolge servizio di assistenza e
di pronto intervento con servizio ambulanze anche in collaborazione
col servizio pubblico 119 (tel. 0765/578195).
La banda musicale.
Diretta erede della società filarmonica, fornisce al paese
servizi musicali per ogni occasione. Gstisce anche la formazione
musicale dei giovani che chiedono di farvi parte. La sua attività
è patrocinata dal comune.
La
Comunità "Il Cammino" offre accoglienza
e opportunità di dialogo a tutti coloro che sono alla ricerca
di approfondimenti spirituali, con possibilità di confrontare
culture, tradizioni e religioni diverse. Essa partecipa al Progetto
Continenti, comunità di volontariato e cooperazione internazionale
volta a promuovere in tutto il mondo la pace e la solidarietà.
Le confraternite
di S. Antonio, di S. Anna, di S. Bernardino e di S. Prospero,
la nascita delle quali si perde nel tempo e che tuttora svolgono
una lodevole funzione di traino collettivo e di impegno sociale.
L'associazione
Pro-Loco, che, in correlazione con l'Ente Provinciale
del Turismo di Rieti e il comune di Collevecchio, svolge attività
di promozione del turismo e delle attività ricreative e culturali
locali, fra cui la redazione del mensile La Buchetta.
Il circolo
degli anziani, che ha il compito di agevolare e sostenere
le attività sociali per la terza età, integrandole
a quelle dell'intero contesto cittadino.
La società
calcistica, che organizza e sostiene l'approccio e l'esercizio
dello sport calcistico, promuovendo a più livelli (allievi,
juniores, agonisti, amatori, seniores) la partecipazione delle diverse
squadre ai rispettivi campionati.
Le organizzazioni
contradaiole che intervengono e collaborano in occasione
delle feste comunali.
Le organizzazioni
contradaiole che intervengono e collaborano in occasione
delle feste comunali. Foto tratta dal Libro "Itinerari Sabini"
Testi e ricerche storiche e iconografiche: G.C.Filippi
Fotografie: A,Tomasello, G.C.Filippi, S. Tacchini.
Con la collaborazione di:
- Comune di Collevecchio, Assessorato alla cultura; - Provincia
di Rieti, Assessorato alla cultura; - Ente Provinciale per il Turismo
di Rieti; - Regione Lazio, Assessorato alla cultura; - Presidenza
del Consiglio, dipartimento per il turismo; - Ministero dei beni
culturali, Soprintendenza per il Lazio.
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