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Il castello fu però rapidamente alienato dall'abate Berardo
II che lo concesse, insieme agli altri donati dai Guidoneschi, ai
conti di Rieti, stingendo un patto con loro che il cronista farfense,
il monaco Gregorio, definì in futurum legaliter damnabile,
con i monaci che ancora nel 1116 ne rivendicavano il possesso. Non
c'è dato di sapere per quanto tempo il castrum restò
in possesso della famiglia comitale reatina. E' probabile che sia
passato ai Mareri nel XIII secolo, al momento della massima espansione
del potere della nobile famiglia cicolana che ne era sicuramente
in possesso nel 1250, al momento in cui papa Innocenzo IV restituì
a Tommaso Mareri i castelli confiscatigli dall'imperatore Federico
II, per averlo tradito. Dopo le molto travagliate vicende dei Mareri,
tornati nel partito degli Staufer, sotto il regno degli angioini,
il castello fu trasmesso tra i vari rami della famiglia, finchè,
il 20 aprile del 1440, fu confermata la donazione di metà
di Castel di Tora compiuta da Giovanni Paolo Mareri a favore dei
fratelli Giovann Antonio e Rinaldo Orsini, i quali in seguito entrarono
in possesso anche dell'altra metà della quota di cosignoria
castrense. Dopo essere stato scambiato tra i vari rami della famiglia
Orsini, il feudo passò, per matrimonio, nel 1558 agli Estouteville,
per tornare nuovamente in possesso degli Orsini nel 1570. La loro
signoria sul castello cessò nel 1634, quando Maherbale Orsini
lo vendette, insieme a Colle di Tora, al principe Marcantonio Borghese
per la somma complessiva di 43 mila scudi. Castel di Tora restò
in possesso dei Borghesi fino al termine dell'ancien régime,
quando il principe don Camillo Borghese, il 12 ottobre del 1816,
pur essendo ancora in vita il cognato Napoleone Buonaparte e la
moglie Paolina, rinunciò ai suoi diritti feudali su Castelvecchio.
Alla metà dell'Ottocento, Castelvecchio era abitato da 992
persone che componevano 198 famiglie che abitavano in 194 case.
La chiesa parrocchiale, intitolata a S.Giovanni, aveva sette cappelle
ed un organo. Feste popolari si celebravano il 27 dicembre ed il
10 luglio, festa di S.Anatolia, martirizzata nella zona secondo
la tradizione, quando si teneva anche l'omonima fiera. Nel paese
c'erano una bottega di merci diverse, dei forni, due pizzicherie,
un macello, un deposito di sali e tabacchi, un'osteria, tre muratori,
due sarti, degli ebanisti, tre canestrati, un sellaio, un imbastaro,
un sediario, tre botteghe di feri lavorati, una mola a grano degli
Orsini, la spezieria Villani, un flebotomo, un maestro di scuola,
un procuratore presso il governo ed un medico, con uno stipendio
annuo di 227 scudi. Le suore della carità assistevano i malati. |