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L'opera pittorica di
Vincenzo Camuccini (1771-1844)
Studi - Cartoni - Bozzetti - Tele
Vincenzo
Camuccini, uno dei più grandi pittori dell'800, pittore neoclassico
del periodo romantico che corre tra la fine del secolo XVIII e i primi
del secolo successivo.
Pur essendo nato a Roma il 22 febbraio 1771, è gloria anche Cantalupana
perché suo figlio Giovanni Battista, avendo acquistato il Palazzo
Cesi di Cantalupo, volle istituirvi un museo dove conservare, con altri,
i quadri del suo genitore.
Vincenzo rimasto orfano a sette anni, il fratello maggiore Pietro seguì
le sue innate tendenze artistiche e le incrementò affidandole alla
scuola del celebre pittore David ed a quella di Domenico Corvi. A soli
quattordici anni fu capace di eseguire il suo primo lavoro pittorico: il Sacrificio di Noè.
Per la sua preparazione artistica intraprese lo studio della pittura di
Raffaello in Vaticano, dove si recava ogni mattina, acquistando perfezione
nel disegno e negli effetti del chiaroscuro; ne nacque una ricchissima
raccolta di disegni, copie, schemi e composizioni che in gran parte oggi
possediamo ancora.
I suoi studi, realizzati con copie perfette, sono variamente classificati:
studi degli antichi autori, studi della Colonna Adriana, studi di fisionomia
tratti da Michelangelo, studi esprimenti vari stati d'animo (testa esprimente
il terrore, il sorriso crudele, espressione di un dannato, ritratto di
un insensato, espressione di dura malignità e cosi via), studi
di nudo, studi di pieghe, studi dal vero di soggetti diversi su esempi
tratti dall'antico o da altre fonti.
Per portare a perfezione e ritrarre dal vero questi suoi disegni studiò,
inoltre, la natura; frequentò la gente nelle vie e nei mercati
per avere espressioni certe e veritiere della vita e ritrarla con precisione
di realtà.
Per avere nozioni precise sull'anatomia del corpo umano frequentò
l'Ospedale S. Spirito per l'esame dei cadaveri, onde studiare ossa e muscoli.
In questo periodo iniziale della sua attività dipinse un gran numero
di cartoni, bozzetti e copie dei sommi pittori. Da Raffaello: le Sibille
della Pace, la Trasfigurazione, la Fornarina e il Cristo Morto dipinto
a soli diciotto anni, che riportò l'elogio e l'apprezzamento dei
pittori del tempo. Ancora da Raffaello copiò la Conversione di
S. Paolo e l'Assunta.
Da Michelangelo copiò i più pregevoli lavori, tra l'altro
la Barca di Caronte, disegno tratto dal Giudizio Universale della Cappella
Sistina. Inoltre rifece capolavori di altri maestri come la Galatea ed
altre pitture del Caracci; l'Ossesso di Grottaferrata e la Caccia di Diana
dal Domenichino; la Santa Petronilla dal Guercino.
Ripetè inoltre pitture dell'Albani, di Giulio Romano, di Paolo
Veronese, del Caravaggio, di Rubens, del Giorgione e del Tiziano.
Dopo questo intenso lavoro di imitazione passò ad eseguire stupendi
cartoni e tele: la Morte di Giulio Cesare e la Morte di Virginia tratte
dallo studio delle opere letterarie di Tito Livio e di Plutarco. Queste
sue prime composizioni personali ebbero notevole successo e furono portate
in trionfo dai romani e lodate da personaggi del tempo quali il Visconti,
Vincenzo Monti, Hudsen e Canova.
La sua attività pittorica proseguì con una portentosa produzione
di quadri per i Pontefici, per i Regnanti, Principi, titolati e facoltosi
del tempo.
Oltre la fama ed un discreto guadagno, ottiene intanto quale riconoscimento
dei suoi meriti e del suo valore, i primi incarichi ufficiali: Pio VII
lo nomina Direttore Generale della fabbrica dei Musei in Vaticano.
Intanto ha aperto a Roma il suo studio in via dei Greci, che viene frequentato
assiduamente dal pubblico degli ammiratori e da uno stuolo di allievi,
tra i quali Benvenuti, Landi, Colalelli, Bassi, Polagi, Ariente, Haiez,
Malatesta. Anche all'estero, in special modo dai pittori francesi, fu
seguita la sua Scuola: Vernet, De La Roche, Couture sono solo alcuni degli
artisti transalpini che frequentarono il suo studio.
Altri pittori, che presero parte alla sua scuola furono in seguito Guerra,
De Vivo, Curtazzo, Oliva, Mancinelli, Catalano, Riva, Morelli, i fratelli
Palizzi, Cipolla, Celentano e tanti altri.
Per importanti committenti Re e Principi, per Chiese e Palazzi, aveva
eseguito copie dagli originali: l'Assunta del Caracci, il Lot del Guercino,
Cristo morto del Wandick, la Deposizione di Michelangelo, la Sacra Famiglia
di Giulio Romano; inoltre l'Angelo custode, la Conversione di S. Paolo,
la Concezione, la Pietà, Gesu tra i fanciulli, l'Estrema notte
di Troia, la Galatea, la Morte di Timoleonte.
Per la Corte e il Palazzo reale di Monaco eseguì una copia del
Ritratto di Raffaello, il Ritratto del Principe figlio, la Caccia del
Rubens per la Principessa, sorella del Re di Monaco.
Per la Corte di Napoli eseguì la Morte di Cesare e la Morte di
Virginia. Re Ferdinando di Napoli nel 1819 gli affidò l'incarico
di Direttore Artistico della sua corte. Il Camuccini accettò, e
nei suoi otto mesi di permanenza, ornò la corte di molti suoi dipinti.
Nel 1826 fu chiamato dal nuovo re di Napoli, Francesco I, ed egli arricchì
i palazzi di altri quadri.
Il suo studio in Roma fu meta di Re, Pontefici e Principi che divennero
suoi ammiratori ed acquirenti delle sue tele. Per il pontefice pio VII
eseguì il grande dipinto San Tommaso e un San Simone e Giuda per
la basilica di S. Pietro.
Napoleone fu un suo ammiratore e gli ordinò dei quadri per il Quirinale,
tra i quali il meraviglioso Carlo Magno e un Tommaso Filadelfo. Per tali
opere lo insignì del titolo di Cavaliere dell'Ordine del Merito
delle due Sicilie.
Sue opere sono pure le tele: Cornelia dei Gracchi e l'Attilio Regolo di
cui eseguì due copie per committenti diversi.
Per il Re di Spagna Carlo V, per la Regina e sua figlia duchessa di Lucca
realizzò diverse tele: una Cornelia dei Gracchi e la Deposizione
del Cristo; quest'ultimo un "cartone grandissimo, giudicato dai maggiori
artisti un capolavoro inarrivabile".
Da committenti russi ebbe diversi ordini: dipinse per essi un Dio Padre,
la Vergine col Bambino, il Salvatore, Gesù Cristo che ora nell'orto.
Il Granduca Alessandro di Russia, recatosi nel suo studio, acquistò
il cartone Amore e Psiche e per lui dipinse Virgilio legge l'Eneide a
Ottavia, pagato 8000 scudi romani.
Pio VIII si recò a visitarlo nel suo studio e gli ordinò
un Gregorio Magno per il Tempio di S. Nicola in Arena. Eseguì poi
un suo Ritratto, ed il papa ne fu talmente soddisfatto che lo nominò
barone con Breve del 28 agosto 1830, titolo trasmissibile a tutti gli
eredi di ambo i sessi.
Di quegli anni sono le tele Madonna col Bambino per la Chiesa parrocchiale
di Torri in Sabina, un'altra Angelica e Medoro e Faustolo.
Suoi sono pure alcuni bozzetti, come i dieci eseguiti per Monsignor Floget
e i sette per l'Abate Barié; da ricordare pure i bozzetti la Continenza
di Scipione, la Discesa di Gesù al Limbo, Lucrezia fra le sue dame.
Tra i molti ritratti eseguiti a varie personalità cardinali, principi
ed altri, ricorderemo quello di Thorwaldsen, quello di Tommaso Garpella,
poeta siciliano, dello scultore Fabris che ricambiò Camuccini facendogli
un busto in marmo che si può ammirare nel Palazzo di Cantalupo
in Sabina.
Di alcuni suoi quadri fece più di una copia come quello di Amore
e Psiche e Gesù benedice i fanciulli.
Per il futuro Re d'Italia, Carlo Alberto, dipinse (1840) la tela Furio
Camillo scaccia i Galli dal Campidoglio, pagato 1000 scudi, che si trova
nel Palazzo reale di Genova.
Papa Gregorio XVI gli ordinò l'illustrazione del Vangelo, composto
di 84 quadri, pubblicati dal 1830 al 1833.
Per Canova dipinse la Messalina; per altri committenti Bruto che condanna
i suoi figli; S. Tommaso e S. Orso per Monsignor Codrorresi di Ravenna.
Per la famiglia Baglioni dipinse due grandi quadri: l'Ingresso di Malatesta
Baglioni a Perugia e Ludovico Baglioni che riceve il vicariato di Perugia
da Federico Barbarossa.
È sua una copia dell'affresco Deposizione dalla Croce di Daniele
da Volterra, esistente a Trinità dei Monti.
Per l'affidamento di Gregorio XVI sistemò molte opere in varie
chiese di Roma. Successivamente su comando del papa creò nuovi
musei: il Lateranense, il vaticano, quello dei monumenti Etruschi ed Egizi,
detti Musei Gregoriani.
Eseguì i disegni dell'esumazione della salma di Raffaello al Pantheon:
scena dello scavo e lo scheletro.
Fu anche membro e presidente dell'Accademia di S. Luca a Roma.
Vincenzo Camuccini, colpito da ictus nel 1842, morì in Roma l'11
settembre 1844; fu sepolto nella Chiesa di S. Lorenzo in Lucina, dove
era stato battezzato. Lasciò la sua preziosa galleria al figlio
Giovanni Battista che la vendette al Duca di Nottuberland per 800 scudi,
dopo averla offerta invano alle autorità pontificie romane.
Le sue opere sono sparse in tutta l'Europa ma nel Palazzo-Museo di Cantalupo
in Sabina se ne conservano alcune: l'Autoritratto, la Madonna della Pietà,
una replica, studio della testa del Ritratto di Pio VII, studio della
testa del Ritratto di Pio VIII, studio della testa del Ritratto di Ferdinando
I, giudicati tutti dei capolavori.
Inoltre la testa di Maria Luisa regina d'Etruria, il ritratto della moglie
del pittore Sneiders copiata da quella del Rubens; i bozzetti dell'Entrata
a Milano di Francesco Sforza, della Concezione, della Madonna col Bambino,
del Salvatore e del Cristo nell'orto.
Ancora in Cantalupo si trova il ritratto della prima moglie Teresa Devoti,
quello della madre e di sua sorella Lucia, della seconda moglie Emilia
Allier, un ritratto in disegno di Cecilia Boccabella con data 1625.
Di tutte queste opere del Camuccini, ordinate e gelosamente custodite
dal figlio Giovanni Battista, non sappiamo oggi quali sono ancora nel
Palazzo-Museo dopo i noti avvenimenti degli ultimi decenni, dalla seconda
guerra mondiale ad oggi.
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