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I primi documenti
che attestano l'esistenza di un "Castrum Belmontis" sono
costituiti da due bolle di Papa Giovanni XXII e si riferiscono alla
controversia sorta per il possesso del castello tra i fratelli Napoleone,
Braccio e Giacomo "De Romangia". |
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E' l'anno 1353 il Registro
contenente la qualità annuale di sale che ogni comunità
del Lazio doveva acquistare dalla Camera Apostolica di Roma. Nell'elenco
Belmonte è tenuto a prelevare "rubra salis 12"
per un totale di 3,533 quintali. Calcolando che la qualità
pro-capite si aggirava intorno ai 7 Kg all'anno si può affermare
con buona approssimazione che il borgo fortificato di allora contasse
all'incirca 250 anime. Questo piccolo nucleo dovette incrementarsi
rapidamente e intorno al 1450 i Brancaleoni di Romagna, Signori
di Belmonte, possedevano territori e case a Stipes, Castelvecchio
Canemorto, Ornaro e Rieti. |
A
questa data all'interno del castello esisteva la Chiesa di
San Salvatore, documentata nel 1398, e appena sotto le mura
quella dedicata alla Madonna di S. Rufina. Nelle vicinanze,
a sud - ovest era impiantata l'antichissima Chiesa di S. Elena
"in Lumbriculo" che sino alla fine del XVIII sec.
conserverà il titolo di parrocchiale, mentre a ovest
si trovava il cenobio di S. Nicola, documentato dal 1153,
abitato nel '200 dai frati minori. Nel 1573 il Territorio
di Belmonte comprendeva ben 13 Chiese e cappelle officiate.
Passato per transazione ai Cesarini, dopo che i Brancaleoni
erano stati inquisiti e prosciolti da Papa Paolo II (1468)
"per fatti contro la Chiesa Romana" il Castello
dovette subire nel 1483 l'assedio cruento dei reatini chiamati
dai massari locali ribellatisi all'autorità di Gabriele
Cesarini. Lo stesso puņ consolidare il possesso della "serra"
ottenendo nel 1501 la protezione dì Papa Alessandro
VI. |
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Nel 1562 Belmonte contava 488 abitanti; pochi anni dopo (1573)
si procedette ai lavori di ampliamento del convento di S. Nicola
con la erezione del Chiostro e il ritorno dei frati conventuali
avvicendati precedentemente dai Carmelitani. Il 18 luglio del
1600 i Cesarini allinearono Belmonte a Roccasinibanda alla famiglia
Mattei che potè insediarsi sino all'anno 1676 quando
i due feudi vennero ceduti per la somma di 82.500 scudi a Ippolito
Lante della Rovere.Pochi anni dopo Belmonte viene eretto a Marchesato
da Innocenzo XI. |
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In questo periodo il paese si ingrandisce, sorgono i fabbricati
fuori dalla cinta muraria (o dal perimetro delle case-torri,
come si evince dalle fonti) in direzione sud, acquisendo l'attuale
fisionomia con il nucleo originario concentrato in alto attorno
ad una ampia corte (l'ordinanza Piazza Roma), e il successivo
sviluppo urbano caratterizzato da una tipologia "a fuso"
lungo l'asse stradale mediano. Gli abitanti, altro indice
di espansione, sono 672 nel censimento del 1709. Nel 1739
Belmonte e Rocca passano alla famiglia Mutiè e,
poco dopo, il Marchese Innocenzo viene autorizzato da Clemente
XIII a reclutare in loco una compagnia stabile di fanti. |
Ancora una vendita nel 1781, Belmonte e Roccasinibalda passano
al Marchese Amanzio Lepri, la transazione è confermata
da un chirografo di Pio VII. Lo stesso Pontefice, con bolla
del 1788, "unisce e aggrega in perpetuo" i titoli
e le proprietà della vetusta Chiesa di S. Elena (che
a quella data era poco più di un rudere custodito da
un povero eremita) a S. Salvatore. In questo periodo si continuano
a celebrare (da tempo immemorabile dicono le fonti contemporanee)
ogni "due feste della S.S. Croce quale principale protettrice
del luogo il 3 Maggio e il 14 Settembre"; tutta la comunità
ne è coinvolta dovendo, per statuto, ciascun nucleo
familiare versare perla sua riuscita "quattro giulii"
oppure beni in natura o incenso e cera per i 5 altari della
Chiesa parrocchiale. La sera della festa di Settembre si procedeva
all'estrazione del bussolo dei nominativi "del Signore,
dei Camerlengo, ossia festarolo per l'anno futuro, e di due
compagni che diconsi Uomini chiamati" ossia gli organizzatori
e i questuanti della solennità: una prassi che si è
conservata sino a pochi anni fa. Nel corso del XIX sec. Belmonte
conosce un forte incremento demografico passando dagli 836
abitanti del 1811. Tuttavia nel 1858 scoppia una epidemia
di tifo che uccide in breve più di cento persone, il
10% della popolazione, infierendo esclusivamente nel centro
abitato senza toccare le frazioni vicine, sintomo di un inquinamento
dell'acquedotto che riforniva solo Belmonte. Le condizioni
igieniche, d'altra parte, erano abbastanza precarie se pochi
anni prima le autorità dovettero far rimuovere dalla
strada principale e dalla piazza numerosi ricoveri in muratura
"per pollami e animali neru" suscitando preteste.
I primi
fenomeni di emigrazione coinvolsero anche il nostro paese
e dopo il 1860 ogni anno circa 70 residenti si assentavano
lungamente per lavorare nella campagna romana, mentre nel
periodo 1901 - '13 si contano 67 espatrii: un trend demografico
passivo che si fa rovinoso nell'immediato dopoguerra quando
nel decennio 1951 - '61 la popolazione scende da 1132 a 864
individui. Solo negli ultimi il flusso deficitario sembra
stabilizzato, e le case dei vecchio borgo murato tornano a
vivere e ad animarsi. |
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Si ringrazia il
Comune di Belmonte in Sabina per la gentile concessione dei testi
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Servizi
Sportivo - culturali - ricreativi:
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